[HLX] Circolo dell’Yggdrasil - L' Ogham
Scritto da : Claus Von Kessel in data : 23/10/2016 14:21:58

Undicesimo giorno di Orifoglia,
il vento portava con se quella gelida aria che preannunciava l’immediato arrivo dell’inverno.
Il Rumenal si era appena incontrato con le due gael per discutere degli ultimi dettagli prima dell’inizio del rito, nei giorni precedenti ogni cosa era stata accuratamente preparata per quel momento tanto atteso.
Quella sera, assieme ai fratelli, avrebbero celebrato l' Ogham, con l’intento di risvegliare nei figli del Nord quel legame primordiale con la natura che sembrava ormai sopito e quasi dimenticato.
Un’ora prima dello scoccare della mezzanotte, i figli del Nord avvolti nei loro manti cremisi, lasciarono la Rocca per recarsi nelle terre dei Giganti, fu quando vi giunsero che il saggio Rumenal diede inizio alla cerimonia.

“Questa sera celebreremo il ventesimo Ogham, il cui insegnamento deve spronare per destarci dal torpore. Un Ogham il cui significato e messaggio ci spinge ad essere tenaci.”



Con solennità il Rumenal parlava ai fratelli del significato, dei simboli e dell’importanza dell’Ogham che stavano celebrando e di come esso fosse legato non solo alla natura ma anche a loro stessi.

“Non a caso la pianta che lo guida e viene celebrata è l’Edera.
Essa nasce di solito vicino alle rocce, ma possiamo trovarla ovunque, nei campi coltivati, tra le rocce e in ogni condizione atmosferica. L’Edera ci dice che bisogna essere tenaci senza mai dimenticare” Siate Edera”


Era un messaggio forte, volto a far ridestare nei fratelli un ardore che sembrava si stesse spegnendo lentamente, portando con se staticità e desolazione.
Poi il Rumenal proseguì la celebrazione, l’attenzione di tutti venne portata all’animale che simboleggia il decimo ogham.

“L’animale che assume rilevanza è anch’esso ostinato e caparbio e non è facile da trovare.
Qui sotto scorre un fiume, basta saper toccare le parti giuste”



E in quel momento la druida bianca, Skadhi, mise una mano sulla fredda e umida terra e la tolse una piccola fonte si rilevò agli occhi increduli dei fratelli, la druida immerse le mani nella sorgente e, con gesto scattante, tirò fuori un pesce.

“La trota sa sempre trovare la strada a costo di andare contro corrente, per poi morire alla fonte da dove è venuta.
Anch’essa è simbolo di tenacia e perseveranza.”



Infine il Rumenal dedicò un momento al terzo elemento che simboleggiava l’ogham: l’Ametista.

“In ultimo…la pietra…l’Ametista, le cui rocce qui in Baronia sono piene.
Simbolo di temperanza, rafforza l’animo di chi la indossa, noi Gael le attribuiamo poteri soprannaturali e spesso ci accompagna nei lunghi viaggi”


E mentre egli pronunciava quelle parole, Skadhi si avvicinò alla roccia, diede una forte picconata ed estrasse una gemma purpurea.
Tenendo in mano la pietra preziosa e mostrandola ai fratelli, la druida si avvicinò alla trota che giaceva ormai morta a terra, con fermezza recise una parte sotto l’occhio dell’animale e vi ripose l’ametista.

“Il ramo d’edera, la pianta che con i suoi rami tenaci cresce rigogliosa sulle rocce, la trota, l’animale che sempre torna alla sua fonte e infine l’ametista, la gemma che simboleggia la temperanza…
Che questi simboli vengano esposti fuori dalla Rocca, per far sì che i fratelli abbiano sempre in mente il messaggio dell’Ogham, la tenacia, anche in un momento difficile per la nostra terra.
Tornare alla fonte, tornare alla famiglia.”


Il rituale stava giungendo al termine, ma prima che tutti loro facessero ritorno ad Helcaraxe, il Rumenal si soffermò a far riflettere i fratelli sull’importanza del gregge e del pastore.

“Questo luogo ha una forte rilevanza in quest’occasione.
Qui, vedete gli arieti giganti, un branco forte e caparbio, ma senza una guida, senza i loro pastori, queste creature vagherebbero, andrebbero ovunque senza una meta.
Ecco… i Gael sono pastori.
Pastori per i fratelli ed il Nord, guide che non vogliono l’ardire di guidare i fratelli in battaglia ne di prendere decisioni politiche per loro, per queste cose ci sono uomini nati per farlo.
I Gael sono coloro che guidano i fratelli verso la piena comunione con la natura, verso il pieno equilibrio verso il Livmor.
Ma i pastori hanno compiti ed obblighi che devono assolvere affinchè il gregge stia bene, ma per farlo devono procurarsi il nutrimento.”



A tali parole la gael Yalae si avvicinò al gregge di arieti, non appena ne individuò un esemplare femmina entrò in comunione con essa e poi prese a mungere la bestia facendo fluire il latte in una ciotola.
Come ringraziamento, la gael nutrì la creatura, per poi tornare dai fratelli e cominciare a lavorare il latto fino a renderlo denso e cremoso.
Allora tutti furono invitati ad assaporare il latte dato dall’ariete.

“Un pastore spesso passa fredde nottate a vegliare sul suo gregge ed al Nord ciò che uccide non è la neve, ma il vento gelido.
Il nostro gregge ha tutto ciò che noi possiamo aver bisogno, da essi ne ricaviamo il nutrimento necessario, ma anche soffici e calde pellicce.”



E bianche cappe, soffici e calde, vennero distribuite a tutti i fratelli dalla gael Yalae, che dagli arieti aveva ricavato il pellame e lei stessa aveva poi cucito amorevolmente e pazientemente.
La cerimonia fu quindi conclusa, quella sera i figli del Nord fecero ritorno ad Helcaraxe con una nuova consapevolezza che, grazie al rito tenuto dal Circolo dell’Yggdrasil, avevano appreso

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