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Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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By Kendra Aishtar
#1813
⚓ Ace Tavington, 9 Forense 282

Tortuga stava passando uno strano periodo. Erano finiti i tempi in cui quell’isola, rocciosa ed ostile, rimaneva un mistero per gran parte di Ardania. A nessuno sano di mente sarebbe venuta l’idea di spingersi fino a quel covo di mercenari e selvaggi, che avrebbero ucciso pur di preservare la propria casa.
Ma ci si era abituati anche a questo, all’apertura voluta dal Governatore. Non destava più clamore l’arrivo di un volto nuovo sulle coste della Tortuga. Non era difficile trovare visitatori, mercanti o semplici curiosi.

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Ciò che aveva scombussolato l’isola, di recente, erano stati i nuovi equilibri venutisi a creare in quella zona di Tortuga dove tagliagole e reietti trovano rifugio. I selvaggi, infatti, erano rimasti estranei a quegli avvenimenti che avevano portato la Ciurma Scarlatta a porre il Marchio Nero a due dei suoi membri e a vedere allontanarsi un gran numero dei suoi uomini.
Eppure, la storia non è così semplice come sembra, né così scontata. Molti avevano lasciato gli Scarlatti, ma perché lasciare anche la propria casa? Perché abbandonare la Tortuga? Nessuno, in quel nutrito gruppo di persone, aveva intenzione di lasciare l’unico luogo in cui si erano finalmente sentiti liberi di fare ciò che desideravano.
Il Governatore aveva concesso a chiunque volesse di stabilirsi sull’isola, aveva dato addirittura la possibilità di creare nuove ciurme.

E allora perché non cogliere l’occasione?
Perché non creare una nuova ciurma, con una flotta propria, con regole del tutto nuove?
Perché non creare un ambiente che rispecchiasse in tutto e per tutto le aspirazioni e i desideri di quella gente che non aveva trovato nei Corsari Scarlatti ciò che voleva?
Perché non creare una ciurma che potesse mettere d’accordo tutti?


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Non fu difficile mettere insieme le volontà e le intenzioni di tutti. C’era compattezza, unità di vedute. Una vera e propria fratellanza si stava creando, sulla base di quello che era già un forte legame. Nuove persone furono accolte, giovani e vecchi, donne e uomini. Nuove persone sarebbero giunte a scoprire e ad unirsi al progetto.
A nulla valevano le minacce e gli insulti di coloro che cercavano di ostacolarli.
“Testa alta e tirate dritto. Sorridete e assecondate. Siamo gente sveglia, facciamoci furbi. Siamo già numerosi e, quando saremo forti abbastanza, tremeranno a sentire il nostro nome.”

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By Kendra Aishtar
#1943
⚓ Kendra Aishtar, 7 Madrigale 282

“Tortuga accoglie tutti… ma non è per tutti.”

La tesa del cappello celava lo sguardo dell’uomo, rendendo visibile solo la parte inferiore del viso. Un fugace sorriso incurvò le sue labbra, svanendo poi velocemente.

“Aye. È per questo che dovete imparare a sopravvivere, sia per mare che per terra.”

Pochi passi davanti all’individuo dal volto seminascosto, un altro uomo, vestito di abiti scuri e dall’aria severa, fissava il gruppo di persone che aveva di fronte. Fra queste, c’era chi si guardava intorno con aria spaesata e chi invece, forte della propria esperienza, ghignava sotto ai baffi, lanciando occhiate beffarde ai giovani marinai.

“Ci siamo visti, ci siamo conosciuti, abbiamo stretto un legame. Ora però basta fare gli imbecilli, si parla di cose serie.”

L’addestramento dell’equipaggio era un passo fondamentale per la crescita della nuova ciurma. Era necessario che tutti, su di un legno, fossero in grado di adempiere ai propri compiti senza errori e senza distrazioni.

Mentre l’Ufficiale d’Artiglieria spiegava col suo solito fare rigido come muoversi su di una nave e come comportarsi in caso di arrembaggio, il Capitano osservava la scena in silenzio, a breve distanza dal gruppo di uomini. Mentre scrutava con occhio critico i marinai, come a studiarli, dietro di lei il Sicario stava in piedi come un’ombra, a controllare che nulla potesse recare disturbo alla lezione e soprattutto a lei. Gli occhi erano celati ma vigili.

Solo quando l’Ufficiale d’Artiglieria ebbe finito di dare spiegazioni ai marinai, il Capitano prese parola.

“Non siamo fratelli per nascita, ma per scelta. Tenetelo sempre bene a mente quando siamo per mare, quando affidiamo la nostra vita a quella dell’altro. Siamo Teschi, non dimenticate mai che cosa vuol dire far parte di questa Ciurma. Ricordate sempre che chi vi sta a fianco non vi tradirà… e se proprio dovesse venirgli l’insana idea di farlo, gli toccherà la fine peggiore che possa immaginarsi.”

L’ombra di un sorriso increspò le pallide labbra del Capitano. Bastò un cenno del capo e tutti la seguirono al molo del Teschio, da cui di lì a poco avrebbero preso il largo, alla ricerca di avventure e immense ricchezze.
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By Kendra Aishtar
#2023
⚓ Morgan Rothgad, 28 Madrigale 282

"Stramaledetto ratto di sentina! Se ti prendo ti lego i testicoli con la tua dannatissima coda!"

La luna illuminava tenuamente Tortuga mentre i venti da Oriente rinfrescavano la sera. Morgan si alzò paonazzo dalla sua brandina raccogliendo in fretta e furia le mappe del tesoro lorde di sterco di topo.

"Odio questo stramaledetto buco tropicale!"


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Prontamente si ricompose addentando delicatamente la sua pipa in legno selvaggio, abbottonò la pregiata camicia sistemandone meticolosamente il colletto e prese posto alla scrivania della piccola stanza al Cannocchiale rotto.


"Oh non dire cose che non pensi tesorino, sai bene che quest'isola è tutto ciò che cercavi!"

Tina, la santa donna che vendeva un po' di compagnia alla sera per qualche doblone, osservava Morgan che prendeva appunti su una carta inumidita mentre armeggiava sapientemente con un sestante.

"Beh amica mia, se non fosse per la puzza di legni marci, le zanzare, gli ubriaconi rumorosi, le malatt.."
"Oh ma ci sono io però a Tortuga!"
"Oh per Danu, Tina! Ti mollo duecento dobloni a sera e neanche ti tocco!"


Morgan era giunto da più di un mese alla Tortuga: un damerino ben educato amante delle arti, del buon cibo e della buona compagnia. Aveva sempre desiderato di partire all'avventura e quando fu preso dalla Ciurma del Teschio si diede da fare a si ambientò con discrezione. Il clima tortughese lo aveva molto cambiato, ma alla sera non rinunciava mai alla compagnia di una donna per scambiare quattro chiacchiere disinteressate come si usava fare ad Hammerheim. Era disposto anche a pagare per quel retaggio che faticava a lavar via. Tina aveva la saggezza del popolo, tanti, troppi uomini e donne eran passati per la sua porta; era una di quelle persone che poco conoson di sé ma hanno l'intuito e l'occhio pronto per capire gli altri. E su Morgan aveva pienamente ragione. Amava quell'Isola, la sua Ciurma ed il suo mestiere. Era arrivato con stracci di seconda mano ed un liuto, ma in poco tempo si arricchì nelle più mirabolanti avventure. Dedicava il suo tempo al mare che ben sapeva ricompensarlo, imparò a conoscere gli angoli sperduti di Ardania per decifrare le mappe del tesoro che sottraeva ai Pirati caduti in malora e non disdegnava arrembaggi e furti per accrescere la Flotta del Teschio. C'era un qualcosa di mistico e profano in piazza della Misericordia, teatro di grandi Storie e grandi Uomini, quella sobria e decadente piazza che aveva assistito negli anni alle grandi imprese degli Scarlatti, che aveva dato rifugio a reietti ladroni e poveracci; ora accarezzava seducente l'animo di Morgan corrompendolo ai vizi della bella vita e del denaro.

"Forse hai ragione Tina, dopotutto non c'è buco migliore in tutta Ardania."

L'erbapipa crepitava mentre ardeva nella pipa che Morgan lasciava dondolare lentamente tra i denti. Un sorriso gli si dipinse all'angolo della bocca, sotto i favoriti arricciati all'insù, mentre preparava la rotta che portava a tesori perduti.


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By Kendra Aishtar
#2044
⚓ Kendra Aishtar, 26 Adulain 282

Era arrivato il momento di dare un segnale al Governatore e a tutti gli abitanti della Tortuga.
Non che fosse mancata la presenza dei Teschi sull’isola o la loro attività dentro e fuori Tortuga, ma era necessario dare una base più stabile alla Ciurma.
Non bastava più quella piccola sede provvisoria né il Molo del Teschio, era fondamentale prendere un pezzo di isola. Un’intera zampa, magari.

Lavorarono due intere giornate per piazzare quei pali alti e appuntiti e finirono a notte fonda, quando solo la luce di Nut rischiarava quella zona silenziosa e, fino a quel momento, quasi dimenticata. L’intera area era delimitata dal perimetro ligneo e nessuno avrebbe potuto metterci piede senza invito. L’intento era chiaro: rivendicare un territorio che fosse sotto il totale controllo della Ciurma del Teschio, all’interno del quale nessuno avrebbe potuto spadroneggiare e avanzare pretese. Intorno al Covo del Teschio furono montate ampie tende per offrire riparo ai Pirati, stanchi di dover dormire sottocoperta o in luoghi di fortuna, dal momento che non erano state concesse loro case e un sufficiente numero di letti al Cannocchiale Rotto.

Eppure, qualcuno venne a ficcare il naso dove non avrebbe dovuto. Sprovveduti, questo era palese, che parevano essere completamente privi dell’istinto di sopravvivenza. Non si rendevano conto che gli equilibri di potere erano cambiati e che era tutt’altro che una buona idea andare a provocare gli animi turbolenti dei Teschi.
Non fu facile mantenere calma la Ciurma. La zona era stata invasa e gli sgraditi ospiti non accennavano ad allontanarsi, continuando a lanciare battute e provocazioni.
Solo dopo diverse minacce, non troppo velate, fu chiaro anche agli intrusi che si trovavano in un’area dove non erano i benvenuti e se ne andarono vivi e sulle loro gambe.

Non era il caso di sporcare col loro sangue quella terra e rovinare l’opera da poco conclusa.
A sugellare il sodalizio, però, ci fu altro sangue. Sangue puro, versato per dimostrare fedeltà, per creare un legame che non avrebbe mai potuto essere scisso. La fratellanza fra i Teschi non era più fondata su parole o scartoffie. Un’unione più profonda era stata siglata ed era divenuta ormai solida e duratura.
Tortuga aveva visto, in pochi mesi, cambiamenti radicali ed era destinata a subire altri mutamenti. Gli osservatori più acuti avevano già individuato alla perfezione la strada che l’isola stava intraprendendo, ma anche ai più distratti non sfuggiva che il Teschio aveva smesso di accontentarsi.
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By Kendra Aishtar
#2238
⚓ Ruthen, 1 Madrigale 282

“Tortuga accoglie tutti…. I moli del Teschio no.”

“Ruthen, Marinaio, devo parlarti!”
La voce del Capitano che lo chiamava per grado era un’ottima ragione per riporre la penna ed il suo diario, ed egli non attese una seconda chiamata per presentarsi al suo cospetto.
Subito sotto la tesa del cappello gli occhi del capitano lo soppesarono per un attimo ed un guizzo li attraversò. Dubbio? Incertezza? Oppure semplice curiosità?
“Voglio che ti occupi di una faccenda della massima importanza!” Tagliò corto l’istante successivo…

…….

La settimana seguente il messaggero fu visto scolarsi dozzine di bicchierini alla locanda, bofonchiando brindisi sconclusionati a Ruthen che gli stava indirettamente pagando da bere.
Una fittissima corrispondenza infatti sembrava confluire presso il marinaio dall’indomani della conversazione con il capitano, e proseguì così per tutta la settimana. La motivazione era nota ai più, in quel di Tortuga, o per lo meno a tutti coloro in grado di leggere…

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Qualche giorno dopo, la fitta rete di missive si spense come era cominciata e tutto tornava a tacere.
Il rumore delle imbarcazioni che placidamente picchiettavano contro il legno del molo del teschio facendolo scricchiolare era l’unica cosa che rompeva il silenzio nella lingua di terra a nord ovest dell’isola, lontano dal villaggio di Tortuga. Le dita del marinaio annerite dallo scribacchiare dell’ultima settimana scivolarono sulla superficie del manoscritto.
“Ahoy Ruthen, volevi vedermi?”
Intento a rifocillare con mele fresche il suo fidato Mulatto, il giovane marinaio dovette ripulirsi le mani dalla bava dell’animale sfregandole contro la propria maglia prima di poter estrarre dalle sacche del mulo un opuscolo nuovo ma già sbavato di inchiostro e leggermente spiegazzato qua e là dal ripetuto sobbalzare dell’incedere di Mulatto.
Diede un paio di colpi al libricino per ripulirlo della segatura e delle schegge di legno incastrate fra una pagina e l’altra, e poi con aria vagamente solenne lo porse al capitano, il petto in fuori.
Sulla copertina una scritta ordinata recitante: “Censimento della Flotta del Teschio” fece inarcare un sorriso soddisfatto sulle labbra del capitano e, quando guardò Ruthen, nel suo sguardo non vi era più dubbio o incertezza, ma qualcosa di nuovo per il ragazzo. Per la prima volta fu guardato da qualcuno che era fiero di lui…
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By Kendra Aishtar
#2394
⚓ Kendra Aishtar, 25 Madrigale 282

Il cielo sereno sopra la Tortuga faceva da contrasto a quella che era stata una serata animata e ricca di eventi, più o meno piacevoli.
Gli sgraditi ospiti erano stati in malo modo allontanati dalla zona delimitata dalle palizzate appena issate, ma rimaneva dell'amaro.
I Teschi erano stati provocati, il loro territorio invaso. Non vi era euforia in quell'allontanamento, solo rancore. Ed il rancore, si sa, può portare a compiere gesti insani. Come quello di disobbedire agli ordini del Capitano.

Ma la tempra dei Teschi e la loro cieca fedeltà alla Ciurma li rendeva capaci di azioni inaspettate... un Teschio sa quando sbaglia e, soprattutto, sa rimediare.

Il kryss trapassò la mano da parte a parte, provocando un foro che andava dal dorso al palmo e bloccandola contro il tavolo. Il Teschio cadde in ginocchio mentre il sangue sgorgava copioso dalla ferita.


"C'è sempre un prezzo da pagare per la fedeltà."

"Ti ho promesso che avremmo avuto vendetta. E sai che io la desidero più di tutti voi."

La pena autoinflitta, tuttavia, si tramutò presto in altro. Quel sangue non doveva essere sprecato, ma doveva diventare il simbolo di un legame più profondo.
Il Capitano, con la cotta schizzata di sangue, si alzò lentamente in piedi e si avvicinò all'uomo che soffriva in silenzio, il viso paonazzo e gli occhi gonfi di lacrime di dolore. Uno dei suoi uomini più fedeli. Con gesti delicati liberò la sua mano e, dopo un attimo di attesa, avvicinò la lama al proprio palmo.

Strinse la mano dell'uomo nella sua e, dopo di lei, anche gli altri imitarono il suo gesto. La chiazza di sangue sul pavimento si allargava lentamente, ma gli uomini non mollavano la presa.
Avevano siglato un patto e nessuno dei presenti sarebbe mai tornato indietro. Era questa la loro volontà, quella di esprimere in un gesto estremo la loro totale fiducia e devozione alla Ciurma e al Capitano.

Quegli uomini avevano seguito l'esempio del Capitano, che aveva voluto trasformare una punizione in una dimostrazione di fratellanza, in un atto di devozione della Ciurma nei confronti della loro guida. E il Capitano aveva allo stesso modo giurato fedeltà ai propri uomini, ai quali avrebbe affidato da quel momento la propria vita.


"Voi siete i miei Teschi, la Ciurma migliore che possa esistere. Anche per me il vostro gesto vuol dire tanto."
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By Kendra Aishtar
#2729
Il fondale basso era perfettamente visibile in tutti i suoi dettagli.

La luce che filtrava tra i flutti creava un bellissimo gioco di colori sulla sabbia.

L'acqua era tiepida, quasi piacevole al tatto.

Bloccata in quella posizione, tenuta ferma con la testa sott'acqua dalle mani di due uomini, il Capitano non poteva far altro che osservare ad occhi sbarrati il fondale, nel tentativo di far durare il più a lungo possibile l'aria che aveva nei polmoni.

Un secondo, due secondi... dieci secondi... trenta secondi... quaranta secondi... quaracinq...

Buio.




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L'idea del Quartiermastro era quella di lasciare che la Dea giudicasse gli uomini, che a lei spettasse l'ultima parola sul loro ingresso ufficiale nella Ciurma. Per diventare un Teschio, dunque, sarebbe stata necessaria una prova, una prova che metteva in serio pericolo l'incolumità di colui che vi si sottoponeva.





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"Vi era un cantore che si guadagnava da vivere truffando e affabulando... Un giorno, mentre navigava nel suo guscio di noce, una tremenda tempesta lo colse e il suo legno si ribaltò. L'uomo cadde in mare, sprofondando sempre più in basso, e fu accolto nell'abbraccio della Dea degli Abissi.
Tuttavia, la Signora delle Stelle decise di non chiamarlo a sé. Il suo tempo non era ancora venuto, così il cantore finì naufrago sulle coste più vicine... naufrago, ma vivo.
Immagino abbiate capito chi sia, in realtà, questo cantore."


Finito il suo racconto, il Quartiermastro sorrise, scorrendo lo sguardo sui Marinai che avevano risposto all'adunata.

"E' necessario che anche voi proviate la stessa sensazione, che anche voi viviate questa esperienza..."




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"Sarò io la prima a sostenere questa prova. Sono pronta."




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Quarantacinque secondi...

Tutto lentamente diventava nero, mentre le ultime bollicine d'aria raggiungevano la superficie dell'acqua.

Sgomento e preoccupazione serpeggiavano fra gli uomini, che osservavano la scena con gli occhi strabuzzati, nella speranza che il Capitano riprendesse i sensi in fretta.


"Ace, se l'hai uccisa... sei nei guai."

"Lasciatela respirare... e pregate."

Passò solo qualche secondo, ma sembrò un tempo infinito, poi...




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La Dea l'aveva accolta fra le sue braccia ma, proprio com'era successo al cantore, il Capitano era stato rispedito nel regno dei vivi.

Dopo di lei, anche gli altri uomini si sottoposero alla stessa prova, chi con maggior coraggio, chi con una buona dose di preoccupazione, ma nessuno di loro si tirò indietro e tutti, dal primo all'ultimo, ebbero la sensazione di aver intravisto, prima di perdere i sensi, i dolci lineamenti della Signora delle Maree.


"Che tu possa scendere fra le braccia di Danu
Che tu possa sprofondare negli Abissi e tornare in vita
Che tu possa riaprire gli occhi e rinascere
Per combattere per la Dea e per la Ciurma
Finché di te rimarrà soltanto il Teschio."
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By SaeroSos
#12101
Ivengar era in locanda con i suo compagni, ad un tratto entro un ragazzo esclamando:

"Ehy voi, avete saputo le novità da Hammerheim?"


I pirati si guardarono tra loro e chiesero al giovane di cosa si trattasse.
Il giovane brevemente riportà l'ultima baggianata affissa nelle bacheche Hammin.
Tutti i pirati scoppiarono in una fragorosa risata.
A quel punto il vecchio ubriacone si alzo e con voce fiera cominciò a recitare.




Questo che vi canto è il sonetto dorato
è per te caro hammin dal viso truccato

per noi è importante col grog sedare la sete
per te cordinare la gonna con le calze a rete

la vostra marina è una vera vergogna
son stati reclutati in fondo alla fogna

Le westland erano un grande impero
adesso sono cadute in basso davvero

Il generale chiama i suoi uomini Martelli
ma tutti su ardania li considerano pivelli

Con ultima rima è finito il sonetto dorato
grazie a voi tutti che mi avete ascoltato.




Tutti cominciarono a ridere di gusto, Ivengar aveva avuto il piu gradito dei ringraziamenti dagli altri pirati.
Un barilotto di grog e un giro pagato con le ragazze di Blanche.
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By SaeroSos
#14361
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2 Macinale, 283 AI, 3 Anno del Teschio

Come ogni sera i Teschi si radunarono in piazza al calar delle tenebre, la ciurma era in fermento in attesa di ordini dagli Ufficiali che poco dopo ordinarono di prepararsi a salpare.
Sotto gli ordini di Sam Hagan al covo tutto era pronto gli ormeggi mollati, gli uomini in posizione e le vele pronte per essere spiegate.
La Ciurma cannocchiali alla mano veleggiò alla ricerca di navi e di carichi da far propri, ma dopo una lunga navigazione senza vele all’orizzonte si decise di far rotta verso l’Isola dei Draghi alla ricerca di avventurieri.
Guidati dalla benevolenza della Popputa che con un forte vento da Ponente gonfiava le vele della Kolinkar giunsero all’isola in men che non si dica.
Li trovarono una nave ormeggiata che portava le vele raffiguranti i gemelli simbolo di Rotiniel.
La ciurma calò l’ancora e ormeggiò li vicino, una volta a terra dopo qualche centinaio di metri incontro un gruppo di Rotinrim alle prese con dei Draghi.
Considerata la pericolosità del luogo i due gruppi decisero di unire le forze contro quelle creature immonde e non senza difficoltà riuscirono a sconfiggere un gran numero di rettili alati e dopo alcune ore fecero ritorno alla Tortuga arricchiti da un buon bottino e dall’aver ancora una volta dimostrato che a terra come in mare nessuno è paragonabile ai Teschi.


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4 Macinale, 283 AI, 3 Anno del Teschio

Quest’oggi appena sveglio nel primo pomeriggio sull’isola nevicava ma com’è possibile che nevichi alla Tortuga porco Akkron. Gli ufficiali ci hanno richiamato al servizio e tra chi era ancora sbronzo dalla sera prima e chi come il Cerusico ero occuppato in un’ammucchiata al Cannocchiale Rotto monopolizzando tutte le meretrici di Blanche generando l’astio dei viziosi pomeridiani ci volle almeno un’ora per radunarci tutti.
Una volta che tutti gli uomini erano a bordo del Galeone abbiamo salpato in direzione Rotiniel per ritirare il carico, una volta effettuato lo scambio abbiamo solcati i mari ma non abbiamo incontrato nessuna vela all’orizzonte e abbiamo fatto ritorno al covo con la ferma intenzione di andare alla caccia di Hammin in serata.
Poche ore dopo eravamo tutti nuovamente radunati al covo ma tra noi c’era un viso nuovo peraltro molto brutto, ma dannazione mai una donna, si chiama Daryl è un tipo strano , mi sembra un ricco damerino alla ricerca di qualcosa piu grande di lui, speriamo che il mare se lo prenda al più presto.
Poco dopo sono arrivati gli ufficiali che una volta saliti a bordo della fregata ci hanno detto di chiudere la bocca e fare attenzione che il Capitano nella sua immensa saggezza doveva fare un annuncio, una volta ottenuto silenzio ed attenzione presa la parola per comunicare alla ciurma che il cerusico da oggi era Medico di Bordo e che l’amatissimo e leggiadro Golkarg era il nuovo Cartografo del Teschio.
Il silenzio si trasformò in una bolgia, applausi, urla, bottiglie rotte l’entusiasmo era al suo apice.Come festeggiare una promozione? Tutti eravamo daccordo, derubare ed affondare una nave della Marina Hammin. Così poco dopo eravamo nei mari per cercare la preda, ma come per un coniglio in periodo di caccia è piu sicuro restare nella tana per i manti dorati è piu sicuro non uscire in mare. Non trovando nessuno abbiamo presa la rotta verso l’Isola dei Minotauri e dopo aver sterminato quei mostri deformi abbiamo fatto ritorno a casa pieni di dobloni.
Tornati al covo i membri della ciurma sono stati chiamati uno ad uno in ordine gerarchico per il rituale piu sacro e apprezzato da tutti. La preghiera settimanale a Danu? Ma no dannatissimo cosa stai pensando che siamo una banda di preti? LA PAGA!LA MIA PRIMA PAGA!
L’entusiasmo era per tutti all’apice e come festeggiare se non al CANNOCHIALE ROTTO?



6 Macinale, 283 AI, 3° Anno del Teschio

Al tramonto eravamo tutti sul Galeone del Teschio, ognuno preso dalle sue mansioni preparandoci a salpare, l’unico con le mani in mano era quello scansafatiche di Daryl. Si vede che è un pivello che ha la stessa attinenza con la vita di mare di quanto io ne abbia con la vita astemio, spero davvero torni quanto prima ad Hammerheim a smaltarsi le unghie.
Si sentì scricchiolare il ponte a cui seguì il cigolio della porta della Cabina del Capitano. Da li uscirono con passo lento ma deciso gli ufficiali che poco qualche istante diedoro ordine di issare l’ancora e cominciare a remare per prendere il largo e spiegare le vele.
Iniziammo con una ronda nei mari ardani per poi proseguire la nostra ricerca di legni e di bottino ad Ankor Drekk.
Alla fine il Quartiermastro diedo ordine di ormeggiare vicino alla giungla ed andare ad esplorare in quanto c’era una grotta abitata da Deva che meritava di essere visitata in quanto celeva grandi ricchezze.
Alla sue parole la ciurma si animò ed accellero le operazioni. In poco tempo eravamo in mezzo alla giungla combattendo ogni genere di creature per farci spazio e raggiungere l’entrata.
Una volta entrati avanzammo senza sosta guidati dal Quartiermastro spalleggiato da Goran e Dakatral, ripulendo una ad una ognuna delle stanze.Fino a raggiungere l’ultima e piu pericolosa infestata da moloch che proteggevano il tesoro che ci aveva spinti fino a li,
Dopo averli sconfitti non senza fatica entrammo in possesso del forziere e tornati al galeone con la benedizione di Danu facemmo rotta verso Tortuga.
Un’altra giornata era finita e la ciurma aveva mostrato al Capitano e agli ufficiali il proprio valore.



15 Macinale, 283 AI, 3° Anno del Teschio

Con la ciurma eravamo in mare da varie ore nell’oscura notte ardana, la luna che si rifletteva sul mare piatto e il tintinnare delle stelle erano l’unica luce mentre navigavamo.
All’improvviso davanti a noi lontani luci si palesarono e poco dopo vele e i vessilli di Helcaraxe sventolavano mossi da un forte vento.La campane sul ponte cominciò a suonare , tutti corsero ai propri post.
L’Artigliere senza indugiare diede l’ordine di virare a tribordo e sfruttando il vento in poppa dopo pochi minuti ci trovammo ad inseguire il galeone nordico, noi nonostante fossimo su una fregata li raggiungemmo e dopo aver scagliato le frecce incendiare e pronti ad ammainare le vele aspettandoci il Parlè da parte dei nordici ma i dannati mangia ghiaccio ebbero l’ardire di attaccare, alchè la furia della ciurma non poteva più essere sedata se non col sangue.
Tutta la ciurma si scagliò contro il galeone dei nordici che tentavano la fuga, ma come può un pesce rosso a fuggire ad uno squalo. In pochi istanti iniziò lo scontro e durò molto poco, gli inesperti mungicapre vennero spazzati via dal Teschio, la nave fece ritorno ad Helcaraxe portata dalle onde e nei mari del nord quella notte riecheggiava una voce che urlava al vento
Vahlalla o Fuga.


25 Macinale, 283 AI, 3° Anno del Teschio

La rivalità con gli Hammin non era stata mai così accesa, ormai erano giorni che la ciurma perlustrava ogni rotta e ogni luogo cercando lo scontro con la Marina, ma questi sembravano essere spariti. Non solcavano più il mare neanche per raggiungere l’isola dei pescatori per il terrore instillato dal Capitano nell’animo di un intero regno, di un intero popolo.
Quella notte il Quartiermastro diede ordine di attraccare sulle coste Hammin ed andarli a cercare, la sua sete di vendetta ci spinse a perlustrare i territori delle Westlands ma come sempre accade della Milizia nessuna traccia, solo qualche boscaiolo che al palesarsi della figura del Capitano Aishtar impallidiva e tremando chiedeva la grazia, ma il nostro obiettivo era l’esercito, la marina sicuramente non uccidere e depredare povere anime asservite ad una tirannia macchiata dall’inganno e dalle menzogne.
Arrivammo fino a Deaned e i perlustratori avvistarono un folto gruppo all’interno della cittadella caduta.
Ci avvicinammo con la speranza di aver finalmente trovato la tana della nostra preda, del resto in un cimitero in mezzo a non morti e scheletri era il luogo più idoneo per dei condannati a morte, forse erano lì con l’intenzione di scavarsi personalmente la propria fossa. Con la volontà di aiutarli e di sbarazzarsi definitivamente di quei codardi entrammo nella cittadella ma con stupore quello che ci trovammo davanti era un folto contingente dei manti arancioni e di druidi.
Vedendoci si spaventarono, il mantello arancione diventò a chiazze marroni ma quella notte non era la notte di portare sangue e morte per gli adulatori della dittatura teocratica del monastero, il nostro obiettivo era un’altro.
Cosi dopo qualche screzio continuammo la nostra ricerca, ma degli Hammin nessuna traccia, chiusi tra le mura come un animale in gabbia in attesa di essere macellato.
Cosi facemmo ritorno alla Tortuga sapendo che il terrore che aleggiava nella Capitale era sempre più forte e logorante per la borghesia Hammin.



29 Macinale, 283 AI, 3° anno del Teschio


La notte a tortuga era come al solito umida, i Teschi e gli altri abitanti dell’Isola erano come sempre affaccendati. C’erano le urla di due bucanieri che discutevano animatamente sull’esito di una scommessa, alcuni che si organizzavano e decidevano che rotta depredare il giorno successivo ed i soliti ubriaconi che uscivano barcollando dal cannocchiale rotto inveendo contro le istituzioni dei regni continentali per i torti subiti.
Dal governatorato il cigolio di una finestra e una voce forte e severa vibrò nell’aria era Morgan. Tutti si ammutolirono e anche dalla zone limitrofe al mercato la gente si radunò sotto il palazzo per ascoltare.le parole del protettore dell’isola.
Questo cominciò mettendo in guardia tutti spiegando di come una grossa minaccia stesse per minacciare Tortuga.
Secondo le sue parole il villaggio di Samsara era caduto enormi gruppi di demoni si erano radunati sull’isola, un vero esercito e di come tutti fossero in pericolo.
Lo sgomento e la preoccupazione si disegnò sul volto di tutti i presenti ma si accentuarono quando i tortughesi udirono di come stesse per partire verso il continente con l’intenzione di riscattare vecchi debiti ed aver supporto nella protezione dell’isola.
A fianco a lui c’era una bellissima mezzelfa che con sguardo vitreo guardava la folla sottostante, il governatore presentò alle ciurme e alla tribù la sua sostituta rispondente al nome di Sileia descrivendola come temibile donna tanto bella quanto autoritaria.
Finito di parlare il Governatore accompagnato da un drappello di mercenari a scorta veleggiò a nord in direzione del Continente.
Un gran mormorio e preoccupazione si respirava in quei momenti ma il Capitano Aishtar, il Capitano Mandarino e la capo tribù Spire Nere presero parola zittendo irruentamente tutti i presenti palesando all’unisono l’intenzione di voler far rotta congiuntamente verso Samsara e debellare la minaccia.


31 Macinale, 283 AI, 3° anno del Teschio

La notte era giunta, gli infiltrati del Teschio ad Hammerheim avevano portato notizia che quella notte la Marina avrebbe fatto rotta verso i Mari del Nord.
Il Capitano e gli ufficiali senza esitare diedero ordine di prepararsi e salpare quanto prima, quella notte non avrebbero avuto modo di scappare ulteriormente e di pagare per quanto fatto.
Dopo poche ore al tramonto il Galeone salpò, le vele erano spiegate e sull’albero Maestro sventolava mossa dal vento della vendetta la nera bandiera pirata.
Il Capitano, Il Quartiermastro e l’Artigliere davano istruzioni precise su come ci si sarebbe comportati durante lo scontro ovvero non sarebbero stati prigionieri e il mare tra Hammerheim e Rotiniel all’alba sarebbe stato intriso di sangue.
Dopo un lungo veleggiare raggiungemmo il mare dinanzi ad Hammerheim ed il silenzio calò sul ponte e sottocoperto, lo sguardo del capitano era attento e calmo,l’artigliere si muoveva senza sosta impartendo ordini individuali ad ogni membro della ciurma, mentre il Quartiermastro aveva radunato vicino a sé i migliori arrembatori e solo con lo sguardo colmo di ira dava loro forza e coraggio.
Il sordo silenzio venne interrotto da Vegard che dalla coffa urlo la parola che tutti attendevano, vele all’orizzonte il Galeone Hammin era finalmente a portata. Immediamente Iulian diede direttive a Herrarld che era al timone dopo un paio di manovre elusive da manuale con l’intento di aver il vento favorevole ci scagliammo contro il gli Hammin, i cannonieri di babordo alzarono i portelloni e in un istante al comando del Capitano una colonna di fuoco divampò sul ponte del galeone della marina e la furia della ciurma si scatenò contro i marinai, magie frecce sangue corpi smembrati che cadevano mare. Il Quartiermastro seguito da Goran, il Corvo e Dakatral comandò l’arrembaggio. La sua bardica era una sentenza, nessuno poteva resistere ai suoi colpi il Generale Bjorn fu tra i primi a cadere e dopo di lui tutti gli altri.
Gli hammin vennero travolti senza poter quasi reagire e caddero senza colpo ferire. La più grande sconfitta di quello che fu un grande impero e la grande vendetta del Teschio era compiuta. I Pirati saccheggiarono tutto fino ad arrivare alla stiva dove era nascosto un grande tesoro con piu di un Milione di monete.
La nave in fiamme venne abbandonata dalla Ciurma che tra urla di di gioia canti fece ritorno alla Tortuga.

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Una volta a terraferma il Quartiermastro radunò tutti al covo ed elogiò tutti.
Spiegò come quella notte e quella vittoria fosse importante per lui, il capitano e per la ciurma.
Una grande rivincita, una grande vittoria contro l’opulenza dittatoriale del regime borghese di Hammerheim era stata ottenuta ed aggiunse che quello era solo l’inizio.
Il teschio non si sarebbe fermato, ancora c’erano tanto guerre da combattere e navi da affondare.
La bandiera pirata non avrebbe smesso di garrire al vento del Sud..
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By Kendra Aishtar
#54060
⚓ Ciurma del Teschio, 31 Lithe 286

Andiam a consegnare il grog di Blanche
Ci affidiamo alla brezza marina,
Cullati dall'onda vicina
Al di là delle maree, anche il sole del tramonto fa baldoria...
Mentre gli uccelli nel cielo ci raccontano un'altra storia!

Addio, mio bel porto adorato
Addio, villaggio natale
Intoniamo una canzone e siam pronti a salpare
Bagnati da onde d'oro, bagnati da onde d'argento,
Ecco che partiam, verso i limiti del mare e del vento!

Andiam a consegnare il grog di Blanche
Noi siamo pirati e attraversiamo il mare...
Le onde sono i nostri cuscini, la nave il nostro giaciglio,
La vela con il Teschio il nostro cipiglio!

Arriva la tempesta, il cielo scuro per miglia e miglia...
Il tamburo rimbomba mentre l'onda ci scompiglia
Tu, vento codardo, non soffiarci con quel vocione
O l'alba di domani la vedremo dal Paravone!

Andiam a consegnare il grog di Blanche
Un bel sogno per stasera e uno per domani
La mia ombra mi saluta agitando le sue mani
Su con la vita, di che ti lamenti?
Finché c'è Nut non battere i denti!

Andiam a consegnare il grog di Blanche
Intoniamo una canzone e siam pronti per il mare
Tanto presto o tardi saremo Teschi e nulla più...
Senza fine e senza meta, una storiella e tutti giù!

Non piangere, amico mio, su col morale!
Non sarà l'ultima volta che usciremo a pescare
Abbiamo il sale nelle ossa e il grog nelle vene
La Ciurma è casa nostra, spiegate quelle vele!



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