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Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

Moderators: ModeratoreTM, TmStaffMod

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By Elanor Gwileth
#8892
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3000 c.i.
Seduti attorno ad un focolare, una giovane ragazza di appena vent’anni racconta ad un gruppo di bambini una storia,
tutti la fissano con occhi sognanti, alcuni a bocca aperta e con il mento appoggiato alle mani.
I suoi occhi sono bianchi, ciechi, ed il suo volto è segnato da una impercettibile tela di cicatrici quasi invisibili da lontano.


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Avevo 10 anni la prima volta che lo vidi, la mia piccola Harahis viveva in tende fatte di stracci prima di riuscire a darmi in moglie a vostro padre.
Ma ero felice: con mia madre, i miei due fratelli, e mio padre, vivevamo principalmente di caccia.
La mia piccola pecora, che mungevo ogni mattina, si chiamava Ulla, e lo sciacallo che viveva con noi Beo.
Viaggiavamo nomadi nel Sahra, seguendo le direzioni che i venti ci imponevano.
Mio Padre, fin da bambino, aveva studiato da suo padre e suo zio tutti i venti del Sahra e così, nonostante fosse un uomo di umili origini,
proteggeva la sua famiglia dalle più violente tempeste di sabbia.
Sapete, piccoli miei, non avevamo nemmeno uno schiavo, così quando dovevamo spostarci da una regione all’altra del Sahra eravamo noi bambini a lavorare per smontare tutto e caricare gli unici due lama di nostro padre.
Un giorno Yamud, mio fratello maggiore, svegliatosi all’alba, vide molto lontano una fitta nube di sabbia, muoversi verso di noi.
Non dovevamo spostarci da quella regione prima di due cicli di nut, nessuno di noi era preparato. Terrorizzato ci svegliò tutti di soprassalto, più la tempesta si avvicinava e più sentivo il cuore scoppiarmi in petto.
L’immensa nube correva verso di noi ad una velocità mai vista, turbini di sabbia dorata vorticavano sferzando con violenza tutto ciò che incontrava.
Fummo travolti, ma non morimmo quel giorno, non so nemmeno dirvi perchè.
Eppure, in quel momento che credevo l’ultimo della mia esistenza, riuscii a farmi forza per osservare la vastità di ciò che ci stava travolgendo.
In quell’eterno istante li vidi...un gruppo di scintillanti saette, poi ancor più vicine mi sembrarono fatte esse stesse di sabbia, ma quando mi superarono li vidi bene:
Un gruppo di destrieri color dell’oro.


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Corre e corre ancora
Il vento sulle dune
corre, fluttua
Selvaggio
Indomabile
Fiero
Io l’ho visto!
Il Dono del volo senz’ali!
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By Elanor Gwileth
#9028
2500 c.i.

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Attorno ad un lago, che pare un miraggio immerso nel Sahra’Kbar, miriadi di coccodrilli dalle squame dorate bivaccano al sole.
Un minuscolo gruppo di beduini ha appena piantato le prime tende vicino a quella unica fonte di speranza.
Sembrano stanchi, ma i loro cuori sono gonfi di orgoglio.
Una giovane donna siede di fianco al marito, la lercia tunica di lui è sporca di sangue ma in lui non v’è traccia di ferite.
Lui accarezza un docile destriero ammantato di stelle.


Sai marito mio, cosa verrà ricordato di oggi nei millenni a venire?
Tutti parleranno di te e tuo fratello, della vostra lotta e della tua scoperta.
Tutti parleranno di Yasir e Muniz, i tuoi martiri.
Tutti ricorderanno del momento in cui sei riuscito, per primo, a domare il selvaggio destriero.
Ma chi si ricorderà di me? La donna che ti ha sostenuto anche quando nessuno voleva crederti?
Eppure la tua stirpe sopravviverà grazie ai nostri figli, ma io sarò una donna senza nome.


Sai donna? “Le risponde lui”
Mi stupisce che tu sia qui a blaterare e non a lavarmi queste sporche vesti che indosso.
Stai zitta, come fanno le altre due mogli e vai a fare il tuo dovere.



Così, lentamente, Tremec si alza in piedi: è un uomo piuttosto alto, fiero, ed osserva con orgoglio quei beduini che lo hanno seguito.
Quella fierezza ritrovata lo rende possente, agli occhi di chi lo guarda.
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By Elanor Gwileth
#9460
1000 c.i
La Morte di Un Sultano - Raheem il Villoso
In mille anni il piccolo gruppo di tende si è evoluto in una vera e propria città. I Sultani si susseguono da allora, governando quella che è la civiltà umana più antica di Ardahan.
Alte mura di pietra dorata si innalzano attorno al lago che è stato chiamato Raya, Speranza in lingua antica. Da una settimana, su quelle stesse rive, un feretro viene controllato giorno e notte da un gruppo di imponenti guardie.
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Tutti i fedeli sudditi dell’Oasi, come in una processione, lasciano nel carro poco distante i monili che il Sultano porterà con sè nella tomba,
Il carro è pieno di ogni genere di oggetto: sontuosi abiti impreziositi da pizzi d’oro, oro e gioielli ma la cosa più curiosa è un bauletto, al suo interno una collezione di cento spazzole di ogni genere di fattura e materiale, impreziosite da diamanti e gioielli di ogni tipo, ma anche grezze e in legno.
Poco lontano, in una tenda addobbata a lutto, tre donne piangono.


Urla, canti, pianti strazianti provengono da quella piccola tenda
Ha scelto me sorelle, non temete sono pronta.
Per tutta la vita ho atteso questo momento, è la mia strada morire con Lui.
Badate ai miei figli vi prego, Eliat è grande e sarà un buon Sultano.

La donna che parla ha poco più di quarant’anni, il suo fisico è in carne ed il suo viso più bello che mai.
Gli occhi truccati di nero e azzurro, le sottili treccine adornate di piccoli anelli d’oro, la sua pelle color dell’ebano splende d’olio e profuma di cocco.
Per tutta la sua vita ha conosciuto il suo destino.
Nata in una Tenda Nobile molto ricca, fin da bambina è stata istruita per esser moglie di un Sultano, a dargli eredi forti, a saper scegliere per lui degne seconde e terze mogli, a governare il suo Palazzo, a morire con lui.

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Così è giunto il mio momento, sorelle mie.
Non piangete, poichè io onoro l’Oasi con il mio gesto, onoro mio marito ed onoro il Perfetto Architetto seguendo il destino che ha disegnato per me.


Dopo una settimana di rituali è tutto pronto.
Sul carro il feretro circondato da tutte le ricchezze accumulate.
I Due più fidati Feddhayn montano i loro destrieri adornati a festa,
tre servitori conducono il carro trainato da lama dorati.
La Moglie monta, orgogliosa, l’imponente Sauro Dorato.
Così lasciano l’Oasi per l’ultima volta, Raheem il Villoso ed i suoi fidati sudditi,
per raggiungere la tomba segreta che li accoglierà come fedeli devoti all’Unico.
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By Elanor Gwileth
#11131
105 c.i

Il Contratto di Matrimonio - Tende Kamal e Xò
All’ombra di un sontuoso tendalino, vicino alle rive del Raya, due giovani stanno celebrando il loro matrimonio. Sono i rampolli di due tende, coperti di gioielli e pietre preziose di ogni genere. Il padre della sposa la conduce per mano, vestito di viola e agghindato di tutto punto, la consegna allo sposo...Ramhal Xò Hlar, figlio di Hassan.
Anche il Sultano è presente: Abdelrahim il Protettore, concede un breve discorso alla fine del rito di Matrimonio.
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Tende Xò e Kamal, siano forti i vostri eredi, come forte è stata la tempra dei loro padri, a cui va il merito per la sopravvivenza della stirpe dei Sauri del Deserto.

Un boato di applausi anima l’Oasi, il padre di lei conclude lo sposalizio leggendo il contratto di Matrimonio:

25 Forense
2395° anno dalla venuta del Profeta Tremec

Io, Massud Kamal, concedo in sposa mia figlia Yasmeen al figlio della Tenda Xò:
Ramhal, figlio di Hassan.

La tenda Xò pagherà una dote di 10 lama dorati e 15 mila sicli
Il primo figlio maschio prenderà il mio nome, Massud
Se Ramhal dovesse morire prematuramente Yasmeen andrà in moglie al suo diretto erede.
Sarà compito di Yasmeen, come prima moglie, amministrare i beni della tenda
ed occuparsi della selezione delle altre mogli.


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Inizia così la festa
Uno spettacolo di dervisci danzanti
Odalische e musici suonano i loro tamburi fino all’alba
Cantano le gesta delle due tende
Cantano del Sauro dorato
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By Elanor Gwileth
#13575
282 A.I.
2782° Anno dalla venuta del Profeta Tremec


Il Dono inaspettato
Nel mese di Macinale tutta l’Oasi è in fermento, le giornate si allungano ed il caldo non è ancora così torrido da impedire il lavoro durante le ore diurne.
E’ il tramonto:
Le Vestali, al gineceo, si esercitano leggiadre nelle danze tradizionali.
La Gran Sacerdotessa Maebe della Tenda Udeen recita la preghiera del tramonto.
Il Bazaar è caotico, molte merci giunte dalle terre elfiche riempiono i banchi.
Improvvisamente un ragazzino, addobbato come un minareto nei giorni di festa, corre pazzo in groppa al suo lama dal manto fiammante.
E’ il Gran Visir, Setiawan della Tenda Udeen.
Lo fa inchiodare al centro della piazza, gli zoccoli fumanti stridono, salta giù e freneticamente inizia a parlare:


Correte fratelli! Correte alla Porta Sud! Armatevi, preparatevi, avvisate tutti!
Qualcosa accade nel Sahra’Kbar! Dobbiamo controllare.

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I Fratelli della Stirpe Nera si armano in fretta e, una volta nel Sahra’Kbar, assistono ad una delle scene più fantastiche della loro vita.
Una saetta dorata solca le dune con una leggiadria senza pari.
Un Sauro dorato, fugge da un piccolo manipolo di Assid che tentano di domarlo.
Ma i figli della Stirpe Nera non possono lasciare nelle loro mani quello splendido esemplare, ne hanno visto soltanto uno nella loro vita: il Sauro del Sultano.
In poco tempo riescono a sgominare il piccolo manipolo di Assid, i più esperti allevatori dell’Oasi riescono a tranquillizzarlo e domarlo, viene così condotto all’Oasi dove si celebrerà un importante rituale al Tempio di Akkron.


Madre mia, racconta una giovane vestale alla madre,
Oggi i miei occhi si sono illuminati di un dono incredibile
Ho visto due Sauri nella mia vita
Non lo credevo possibile!


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By Naja
#13653
Quelle due anfore erano maledettamente pesanti anche montate sul carretto, e il pulcioso lama di Whaziz aveva iniziato a dare segni di fatica già all'uscita dal Porto di Temec. Lì il giovane aveva caricato la merce contrattata sulla banchina commerciale, granchi e anguille sotto sale stipati per bene nelle due anfore, ed era partito di buon passo per tornare all'Oasi.

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"Voglio tutto prima di sera, ragazzo, o avrai metà della paga" gli era stato detto dalla matrona del Bordello dell'Oasi
"i clienti vanno matti per queste cose tra un servizio e l'altro, per cui sii celere e non pagarle più del dovuto".


C'era ancora tempo per completare l'incarico prima che il sole calasse dietro di lui, ma già i colori del Deserto stavano mutando lasciando spazio ad un rossore che tingeva le dune di toni ancor più caldi.
Già scorgeva le Porte Sublimi che lo avrebbero accolto a Tremec, con le alte mura e le torri, ma tra lui e l'Oasi c'era ancora da marciare....e da imprecare, a giudicare dal passo del vecchio lama. Whaziz si fermò nuovamente e tirò con fare deciso le briglie, tentando di smuovere l'animale da quel passo stentato e lento.
"Maledetta carcassa! Ci rimetterò il salario a causa tua..." Sbuffò, e il lama sbuffò con lui senza dar segno di voler accellerare, il carretto che cigolava ondeggiando sulla strada.
Scoraggiato il ragazzo continuò a camminare all'indietro, fissando storto il lama, e spaziando con lo sguardo verso la strada da cui era venuto, che andava perdendosi all'orizzonte tra le dune dorate del Sahra' kbar.
E là, dove il sinuoso profilo di una duna incontrava il cielo, un granello di sabbia pareva essersi staccato, lucente e piccolo, dal Deserto stesso.
Si muoveva rapido e rifulgeva dei riflessi del sole, e ora scendeva e ora saliva le dune che incontrava; appresso gli si muovevano altri tre puntini che a quella distanza parevano più delle zecche o addirittura dei nei sulla sabbia.


La mano sopra le sopracciglia lo aiutò a osservare meglio contro sole, e quando il bagliore non lo disturbò più Whaziz si accorse che il granello di sabbia lucente aveva cambiato direzione e aveva deviato sulla stessa strada che aveva percorso lui stesso, quella che dal Porto conduceva all'Oasi.

Via via che si avvicinava, a passo sostenuto, notò che più che un granello quel puntino assomigliava ad una Moneta, un siclo dorato ben levigato e lustro.

Alla Moneta, dopo diverse lunghezze nella sua direzione, spuntarono due gambe, poi altre due, poi un corpo sinuoso e un crine d'oro dietro un muso allungato.
Si muoveva libero e snello, agile, fendendo la sabbia senza sforzo.


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Come un liquido: Oro liquido colato sulla forma di un destriero.
Il pelo corto lucente, d'oro come i sicli dei più ricchi mercanti, la criniera di un pallido giallo che pareva luce di stella, tenuta corta e ben curata. Le zampe forti ma snelle e la muscolatura che si intravedeva fluida sotto la pelle. Era la regalità fatta animale, e Whaziz pensò che non potesse esserci creatura più bella voluta dall' Unico. Doveva essere il cavallo stesso di Tremec, per il Kamshin!



I tre puntinti in breve tempo si delinearono essere tre uomini: un primo appiedato che correva reggendo le briglie, l'andatura affaticata dallo sprofondare dei piedi nella sabbia ad una certa velocità. Assieme a lui due pesanti guerrieri rivestiti di lucenti armature di piastre e brandenti armi lunghe e minacciose, correvano a fianco dell'animale e fissavano il giovane Whaziz da lontano. Notò il manto scarlatto: Feddhayn. Gli Immortali soldati del Sultano stesso. Gli bastò a decidersi che non voleva chiedere niente, fece un passo indietro per creare spazio e si inchinò leggermente: lasciò passare lo strano quartetto tenendo fermo lama e carro.

Cavallo e paggio passarono rapidi senza degnarlo di uno sguardo.
Solo i due Immortali rallentarono appena passandogli accanto, assicurandosi che fosse innocuo, poi proseguirono nella loro affrettata scorta in direzione delle Porte Sublimi. Sbigottito, incredulo ma più tranquillo, Whaziz si ricompose osservando il quartetto allontanarsi. Si guardò per un attimo, cenci e sandali, turbante sgualcito e pugnale arrugginito nella cintura: non doveva rappresentare una gran minaccia agli occhi dei grossi soldati.

Poi guardò il lama, che pareva essersi immobilizzato anch'esso di fronte alla magnifica creatura sfilatagli davanti.
" hai visto, vecchia carcassa? " tirò le briglie per riprendere la marcia
" quello è un animale come si deve! Ma che dico animale, quello è oro! oro liquido del deserto...e tu invece del Deserto sei solo la m..."

Un viscoso sputo lo inondò dalla fronte al mento, soffocando l'ultima parola prima che uscisse, e ponendo fine alla conversazione.
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