Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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BY Thorgad
#2760
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Il vento ululava gelido sull’isola di Helcaraxe. Le onde si infrangevano sulle aspre coste dell’isola.
All’Ombra della Rocca Stridente dei ghiacci, in uno degli stretti fiordi si ergeva il Villaggio di Kaek Valdar.
Oltre le sicure mura e lo sguardo vigile delle guardie la calma regnava.
Solo il suono del vento e dei tuoni lontani si sentiva.
La sala grande, maestosa e imponente sovrasta le piccole e semplici case.
Al suo interno le memorie di eroi passati e i trofei di valorosi Nordici sono esposti con Orgoglio.


Thorgad si accingeva ad affilare con cura la sua ascia runica. Lo scuro Orialkon brillava alla luce del grande fuoco mentre gli intarsi e le incisioni finemente lavorate, risplendevano debolmente di una strana luce mistica.Le sacre rune di Aengus ornavano l’ascia del vecchio guerriero. Pronte per essere bagnate nel sangue di chi osava compromettere con le sue arti il delicato equilibrio del Livmor.

La porta si spalancò di colpo un gelido vento smosse la barba del Nordico intento a curare la sua arma.
Con passi pesanti si fece avanti una figura, un enorme ascia venne scagliata su una panca, conficcasoli solida nel legno Artico delle panche.
Herger lo Jarl del Clan Valdar si imponeva davanti a Thorgad.


“Kveda Syskar, ti stavo cercando”
Disse con voce rauca.

Alzando la testa dall’arma seguì i movimenti del capo Clan siano a quando non si lasciò cadere pesantemente su quello che sembrava grezzo trono.



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“Ho delle faccende del branco da farti sbrigare.”
Disse con voce sicura e decisa.

A quelle parole il viso di Thorgad cambiò, i suoi occhi scuri fissarono il Nordico intensamente lasciando riflettere nei suoi occhi di pece le fiamme vive del bracere.

“ Ti ascolto…”

Sistemandosi meglio sul suo Trono, Herger sospirò pesantemente fissando il fuoco prima di proferire parola…
“ Avrai sentito le voci del mago che crea scompiglio nelle valli verdi…
Voglio che scenda nella grandi città del continente e prenda quante più informazioni possibili. Se abbiamo anche la minima possibilità di uccidere quel mago dobbiamo farlo.”


Ascoltando le parole del suo Jarl, il nordico smise di affilare la sua ascia e la soppesò, poi prese parola.

“Ho sentito alcune voci...pare stia creando scompiglio ovunque tranne che qui.
I folli uomini delle valli abusano della magia, stanno pagando caro l’enorme squilibrio delle loro terre.”


Per alcuni attimi fissò lo jarl i suoi occhi erano accessi di rabbia, riprese parola.

“Non ho ancora nessun buon motivo di visitare quelle terre. Ma capisco che i confini sono vicini e la minaccia è grande...Farò quello che chiedi Jarl.”

Herger con tono scontroso e furibondo prese parola.
“ Devi averlo sentito pure tu Thorgad. L’ho percepito tempo fa, lo squilibrio si propaga sino alle nostre isole. Dobbiamo ricercare e distruggere la fonte.”

Brandendo la sua ascia a due mani socchiuse gli occhi e disse con tono pacato.

“Non percepisco ancora i turbamenti del Livmor come te. Gli allenamenti per entrare in comunione con gli spiriti che abbiamo fatto sull’isola mi hanno aperto gli occhi, certo....ma i miei sensi devono ancora svilupparsi.”

Herger prese parola.

“Allora parti e affina la tua abilità, hai tutto quello che ti serve per partire...E ora non perdere altro tempo Syskar.”

Alla fine delle sue parole Thorgad si alzò dirigendosi verso lo Jarl. Posò una mano sulla sua spalla e disse…

“Ha det bra Syskar...avrai mie notizie presto.”
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BY Thorgad
#3088
La luna era alta in cielo, la strada era libera. le mura del Monastero dei cavalieri scintillanti ormai erano alle sue spalle. Tutto quello che aveva di fronte era una lunga cavalcata verso Amon.


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Le voci arrivate fino alle fredde isole del mago pazzo erano vere. Thorgad doveva sapere di più, le rivelazioni del monastero non potevano bastare come prova da portare al suo Jarl.
Deciso nel suo intento, tirò quasi allo stremo il purosangue nordico. Il rombo degli zoccoli del suo destriero erano l’unica cosa che poteva udire durante il tragitto.

Tirando le briglie imputò il cavallo davanti alle maestose mura di Eracles.
Osservò l’alta barriera con un senso di disprezzo. Non amava la fredda pietra messa in difesa della cittadella. Gli enormi massi intagliati oscuravano la città , lasciavano un senso di freddezza, che mai aveva provato al Nord. La natura aveva ceduto il passo all’uomo, dove si imponeva in tutta la sua arroganza. Helcaraxe era diversa, la natura germogliava a stretto contatto con i suoi abitanti, Il Livmor aveva il suo equilibrio. Le palizzate servivano a delimitare più i confini che a difendere, la vera forza di Helcaraxe erano i suoi abitanti.

Oltrepassando le mura il Nordico vide un popolo quasi in festa. La gente del posto continuava a giocare e danzare come se non avvertissero il pericolo della magia. Gli enormi padiglioni con colori di ogni tipo si stagliavano davanti a lui. Osservando turbato le tende pensò: “ Queste enormi affari sono fatti di stoffa malconcia, si strapperebbero alla prima folata di vento del Nord. Inutili e sfarzosi.”
Decretando duramente il popolo di Eracles continuò la cavalcata.


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L’aria si faceva sempre più pesante per lui, l’odore della manipolazione del Flux era forte.
Un fetore proveniva dalle grandi mura di Amon, come la selvaggina dilaniata da giorni e lasciate per cacciare prede più grosse.
Entrano nella città di fronte a lui trovò una insolita torre in mezzo alla strada.
La mania degli amoniani di mettere tutto in ordine non poteva di certo lasciare che un costruttore ubriaco potesse edificare una torre in mezzo alle loro amate strade.
Doveva essere la torre delle voci, e poi il fetore pareva proprio condurlo in quella direzione. Scuro in volto Thorgad imbracciò la sua Ascia Runica e avanzò verso lo strano edificio. La torre si stagliava di fronte a lui silente, riusciva a intravedere strani simboli in alto. Nessuna luce o rumore, quindi si avvicinò. Un inaspettato un forte dolore al petto lo colpì come se un pugno invisibile lo avesse colpito. Stupito dall’accaduto non si perse d’animo e avanzò ma le fitte si fecero sempre più terribili.
Doveva essere un sortilegio creato dal mago, finalmente davanti ai suoi occhi aveva trovato la torre delle voci. Il dolore era ancora forte ma un sorriso comparve sul suo volto. Finalmente la sua preda era davanti a lui.



Lasciandosi la torre alle spalle iniziò a cercare più informazioni, vagando per la città arrivò fino al mercato.

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Chiedendo ai passanti informazioni sulla torre quando a un certo punto la sua attenzione venne catturata. In uno dei banchi veniva esposto in bella vista un infuso come una comune pozione. Il commerciante vendeva quella pozione come acqua. L’espressione di Thorgad si trasformò , le sue vene si ingrossarono e sul suo volto si dipinse l’ira più funesta.
Sbattendo il pugno sul bagno iniziò a Urlare…

“DI CHI E’ QUESTO BANCO!?! NON POTETE VENDERE QUESTA POZIONE DANNATI!!!”

Sbraitando e iniziando a maledire in dialetto nordico il povero mercante attirò l’attenzione di tutti, alcuni coraggiosi commercianti lo spinsero via dal bancone. Spintonato dai mercanti la sua attenzione si volse verso un manto rosso, aveva riconosciuto la cappa di un aspirante.

“HEY TU!!! Ja proprio tu orecchie a punta!”

L’aspirante volse lo sguardo colmo di stupore, sembra fosse incredulo delle parole udite.
Appena realizzato quello che era successo si fece avanti allontanando i mercanti per redarguire il nordico sul suo linguaggio.
Thorgad non comprendeva tale accanimento, lo aveva solo chiamato con il suo tratto distintivo. Il diverbio si accese, le parole dell’aspirante andavano avanti come una cantilena e la rabbia del Nordico era sul punto d’esplodere, quando di fronte a lui.

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In un baliore di magia squarciò il velo della realtà e di fronte agli occhi di Thorgad si palesò un vecchio dalla barba grigia e i capelli lunghi.

Senza pensarci neanche due volte l’enorme Nordico estrasse la sua ascia e si lanciò contro il mago. Alatariel keldor si mise davanti spingendolo con tutta la sua forza gridando..
“FERMO FOLLE! E’ un amoniano.”
Le sue parole sembravano non essere colte dal nordico infuriato che gridava minacce di morte verso il vecchio stolto manipolatore.
Sentendosi minacciato il mago sentenziò
“Adesso vado a chiamare i miei superiori...così vedremo se farai ancora il gradasso.”
Così dicendo corse via.

Il mezzelfo tentò di portarlo alla ragione, tentando di fargli capire che quel vecchio non era il pericoloso stragone ma un amoniano, aveva intuito che il Nordico non notava la differenza.
l’ira di Thorgad si placò ma con forza gridò contro il mezzelfo tutto il suo disappunto.

“Voi dannati stolti avete una torre in mezzo alla vostra città! Un mago che porta disastri in ogni dove e vivete insieme a quegli stessi manipolatori del Flux.”

prendendo fiato continuò

“Siete forse ciechi ? vivete nel fetore della corruzione della magia, non la rinnegate ma la incoraggiate! Quanti maghi volete vedere impazzire prima di capire ? quanti disastri ? quante morti ? I maghi sono il male di queste terre, di questo mondo. Devono essere eliminati.”

Sputando fuori tutta la sua rabbia e il suo disappunto un cavallo giunse con il vecchio mago al seguito.
In sella al destriero un umano si ergeva, era Sten.
Con sguardo severo guardò la scena che si palesava davanti a lui e gridò…

“Che cosa sta succedendo qui ?!?”

Senza proferire una parola, come se fossero intimoriti da Sten, i due amoniani indicarono in silenzio il Nordico. Scendendo da cavallo il Console riconobbe il il viso davanti a lui e con tono confidente disse.

“Thorgad...posa quell’arma e seguimi.”

Il Vecchio orso guardandosi intorno sbuffò per un attimo e ripose l’arma iniziando a seguire l’amoniano. Passando davanti al mago per andare via lo fulminò con lo sguardo.Il console militare e l’Yggdrasil camminarono verso la torre del mago placando gli animi dell’irascibile uomo del nord e riportando l’ordine.
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BY Thorgad
#3419
Sten e Thorgad camminarono fino alla nefasta torre che svettava sulla piazza, immobile silente.
Il nordico, con il suo solito modo di fare , cercò di far comprendere al Console quali gravi implicazioni avesse la magia. Il turbamento dell’equilibrio del Livmor non poteva portare a nulla di buono.
Il vecchio orso incalzava l’amoniano facendo notare cosa poteva succedere quando un mago assetato di potere impazziva; presto o tardi tutti i maghi avrebbero fatto la sua fine.
Sten stanco della paternale tagliò corto il discorso facendoli notare che nella città guerriera le cose si facevano diversamente che al Nord e che tutto era sotto controllo.

I due erano di fronte alla torre ormai, camminarono poco più lontano dove un costruttore si stava dando da fare con pergamene, schermi, matite e attrezzi di ogni tipo. Il mastro indaffarato senza neanche dire una parole mise nella mani di Thorgad alcuni attrezzi e progetti e ordinò di lavorare invece che stare a guardare. Con aria colta dallo stupore il nordico rimase a guardare per alcuni attimi gli attrezzi e poi si voltò verso il Console. Di tutta risposta l’uomo alzò le spalle non proferendo una parola.
Preso dalla curiosità aprì il progetto e iniziò a eseguirlo. Le sue abilità alla forgia si erano rivelati utili. Sten incoraggiò il Nordico, dicendo che stava dando una grossa mano per una giusta causa. La realizzazione della macchina da guerra che avrebbe permesso di abbattere quella torre era vitale per la città. Thorgad lasciò da parte il suo orgoglio e mise tutto il suo impegno nella realizzazione dell’opera militare.

Dopo aver finito di realizzare il primo pezzo di quel macchina da guerra, Sten si congratulò con lui...

Qualcosa però cambiò, il vento iniziò a soffiare forte per le strade di Amon.
Il cielo si fece nero come in tempesta. Un vortice innaturale di nuvole e lampi torreggiò amon.
Il pazzo mago comparve sulla cima della sua torre, e con le braccia al cielo iniziò a formulare parole incomprensibili.

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L'aria era carica di magia, fulmini e saette cadevano sulle strade di Amon.
le guardie della città iniziavano a gridare ordini allontanando i cittadini per cercare di metterli a sicuro.Il cielo scuro sopra le testa, con le folate di vento magico e i tuoni rendevano l'atmosfera terrificante.

Thorgad colmo di rabbia stava impazzendo, i suoi sensi non avevano mai provato una sensazione del genere. Era la prima volta nella sua vita che respirava così a pieno un tanfo di corruzione magica tale da farlo cadere in delirio.
Estraendo la sua Ascia iniziò ad agitarla, urlando con tutta la sua forza con il manipolare del Flux.

Il vento iniziò a vorticare di fronte a tutti i presenti, uno spettacolo assurdo era in atto.
dalle spire magiche comparve un globo. il vento cambiò di colpo, tutto sembra essere risucchiato dalla sfera bluastra.

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Una forza assurda richiamò il nordico alla sfera subito dopo essere entrato in contatto con essa venne sbalzato lontano.

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l’impatto fu tremendo, sputando sangue il vecchio orso si contorceva dal dolore. doveva avere due costole rotte. Sten vedendo la scena accorse in suo aiuto, aiutandolo a rialzarsi.
Guardandolo dritto negli occhi disse...


" Tutto sotto controllo dicevi..."

Ancora stordito dalla tremenda botta guardò verso la torre, il mago ancora pronunciava i suoi diabolici versi. la malevola palla magica era sparita ma la tempesta intorno a loro ancora continuava. come il mago che vide poco tempo fa comparve davanti a lui delle figure immonde. Diversi abomini si mostravano davanti ai loro occhi, le loro fattezze erano di dubbia provenienza. Tutto quello che poteva capire Thorgad era che un altra magia stava strappando l’equilibrio dei Livmor.
Ebbro di sangue si dimenticò della ferita e preso dalla furia si lanciò contro i mostri.

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Alla fine della battaglia il mago scomparve insieme al mal tempo. I Feriti vennero portati in salvo e il vecchio nordico salutando Sten riprese il suo viaggio.

Finalmente aveva qualcosa da riferire al suo Jarl.
Last edited by Thorgad on Sun Nov 10, 2019 8:23 pm, edited 3 times in total.
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BY Thorgad
#7637
Il tempo del Mago Blu era finito. Alcuni dei Mastri Djaredin mi avevo informato tramite missive del loro arduo scontro. In cuor mio la battaglia mancata mi turbava ma allo stesso tempo l’eliminazione di una corruzione tale del Livmor mi rallegrava.


Il mio compito non era ancora finito. Dal turbamento del Livmor che era forte in quelle terre avevo ancora molto da apprendere, la violenza con il quale veniva dilaniato l’equilibrio mi richiamava. Come la preda ferita richiama i suoi predatori, così i maghi attirano l’attenzione di chi vuole difendere il Livmor.


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Amon era una città curiosa, suscitava molto il mio interesse. Abili guerrieri, Uomini di fede ma soprattutto persone speciali. I maghi forse per la mia presenza cercavano di non vantarsi delle loro sacrileghe abilità per quanto possibile e questo lo apprezzavo.

I miei allenamenti continuavano in tranquillità sino a quando fui richiamato dallo Jarl Bianco in persona tramite una missiva scritta da qualcuno, richiedeva la mia presenza al villaggio di Kaek Valdar con urgenza.


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Herger seduto sul suo trono mi aspettava. Al suo fianco una figura conosciuta.
Grande e profonda voce disse: “ Finalmente sei tornato Syskar...viene a sedere al fuoco...abbiamo molti di cui parlare con questo nuovo Vargoso.


Con passo deciso raggiunsi il focolare e con sguardo d’intesa capii che quel Vargos poteva essere quello che cercavamo da tempo…
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BY Thorgad
#7862
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Il vento soffiava freddo sull’isola di Helcaraxe. Un manipolo di Nordici si riparava dai venti gelidi ai piedi della Rocca dei ghiacci intorno ad un piccolo focolare. I guerrieri erano intenti a raccontarsi le avventure della giornata quando un rombo di cavallo irruppe davanti a loro.
Liah la Valchiria. Fissò per alcuni attimi i presenti con i suoi occhi rossi e spiritati ed urlò:

Syskar! Aengus mi ha concesso una visione. FIAMME E MORTE. Fra i flutti incandescenti della sua Forgia il nostro signore mi ha fatto vedere il suo desiderio. Brama sangue e armi.
Unitevi a me! se Aengus chiama noi rispondiamo. Se il Dio della guerra chiede delle armi per la sua forgia noi gliele porteremo


I nordici si guardarono perplessi, vociferando fra di loro per alcuni attimi ma al grido di guerra della Valchiria scattarono tutti in piedi e imbracciarono le loro armi.

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Fieri e convinti della loro missione i Valdar si incamminarono verso la Baronia, navigarono senza troppi problemi sino al loro molo celato per poi percorrere le gallerie verso Hullborg. Cormak, baluardo del Clan Valdar fece prendere uno degli infimi tragitti che portava dritto a Zallhomen, il villaggio del Clan ribelle Bergtatt.

Famelici e assetati di battaglia i Nordici di addentrarono fra le foreste adiacenti al villaggio cogliendo di sorpresa le sentinelle che controllavano il perimetro.
Poco prima dello spiazzo ebbri di sangue e guidati dallo Jarl Herger si lanciarono fra le genti del Clan ribelle al grido di : “ Vittoria o Valhalla”

La battaglia infuriò. Il clan Bergtatt ebbe pochi attimi per capire cosa stava succedendo, i loro campioni e cavalieri furono i più reattivi ma nulla potevano contro il gruppo agguerrito dei Valdar.


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Diverse frecce mortali scoccarono dall’arco di Bartas dei Van Duvel mentre l’immonda bestia al suo seguito dilaniava le carni dei suoi nemici Ruggendo fiamme roventi sui corpi inermi e spaventati.
Liah la devota richiamava a lei i doni del Dio mentre il Golem creato dal soffio vitale della Forgia di Aengus schiacciava sotto i suoi pugni con impassibile mostruosità i nemici.
Cormak solido come la roccia e dalla sua volontà di ferro non lasciava oltrepassare nessuno dalla sua linea. Jarl Herger e l’Yggdrasil Thorgad mietevano vittime in una danza di morte. Tranciati dall’enorme ascia e frantumati dal pesante Martello.

Raccolsero le armi dei caduti sul campo di battaglia. Guidati da Liah si diressero alla Forgia del Dio.
Ai piedi del vulcano l’aria si faceva già pesante, il solo respirare mandava a fuoco il petto.Ma il volere di Aengus doveva essere compiuto. Iniziarono così l’insidiosa e rovente scalata verso la bocca incandescente.
Davanti a loro Immenso e silente si stagliava il Sacro Menhir portato con l’aiuto dei mastri Djaredin.
Una pila immensa venne fatta con le armi dei loro avversari caduti.
I Valdar guardarono per alcuni attimi in silenzio il Menhir con i doni raccolti. L’aria rovente e la lava incandescente Gorgogliava sempre più forte intorno a loro.
Liah prese la parole e disse :
Aengus i tuoi figli hanno dato morte ai loro nemici e portato in dono le armi dei caduti come richiesto! IL TUO VOLERE E’ STATO COMPIUTO!!! HUAAAA!!!

I Nordici estasiati dalle sue parole iniziarono ad urlare anche loro agitando le armi quando di colpo Liah si ammutolì indicando con occhi di gelo di fronte a lei.

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Una danza di lava incandescente si alzava i fumi lavici divampavano ed una figura di un uomo di fronte a loro si mostrava.
un incandescente figura umana li fissava con occhi severi e compiaciuti guardava il manipolo di uomini annuendo.

Lo scompiglio si creò fra di loro, il tempo di capacitarsi dell’accaduto e guardarsi increduli l’uno con l’altro che la visione dell’uomo di fuoco scomparve. Lasciando solo un trionfo d’orgoglio fra i Valdar.


Fieri di aver compiuto l’impresa tornarono a Helcaraxe, finalmente i Nordici stavano riacquistando l’attenzione degli Dei.
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