Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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By Drakard
#3893
- Solfeggiante dell'Anno Imperiale 281

Illuminato solo dalla fioca luce di una piccola candela, il nordico era seduto in solitaria ad uno dei sudici tavoli della Locanda del Troll Ubriaco.
Intorno a lui solo poche persone e l'odore acre del legno bagnato di birra, l'ora era ormai tarda e in molti si erano già ritirati nei loro giacigli per riposare.
I suoi verdi occhi, nascosti sotto al grigio copricapo di Lupo, fissavano fronte e se dove, oltre alla candela ed un boccale di birra quasi terminato, vi era un libro aperto dalle pagine ancora immacolate.

Erano ormai trascorsi più di quattro mesi da quando lui e suo fratello Solvulf avevano messo piede sulla bianca isola, e finalmente dopo aver compiuto il suo dovere era divenuto un Turas, sfoggiando ora con orgoglio il manto vermiglio di Helcaraxe sulle proprie spalle.

Il primo passo era compiuto, ma il cammino era ancora lungo e tortuoso. Il sentiero che gli si estendeva davanti era pronto per essere percorso a testa alta, ora la sua storia e quella dei suoi antenati andava narrata e divulgata, affinché il proprio onore divenisse quelli dei suoi padri.

Impugnò con decisione la penna con la mano sinistra, quasi con la stessa veemenza con cui si impugna una spada, la tinse accuratamente nell'inchiostro ed iniziò di getto a scrivere, riempiendo di parole quelle pagine che fino a poco prima erano bianche e pure come la neve.


ANTICO CLAN ISVARGR

- Stemma: Testa di Lupo Nera in Campo Grigio

- Colore Kilt: Grigio

- Storia:
Il Clan Isvargr era un antico e piccolo clan che abitava nelle impervie terre a Nord dalla Baronia Centrale composto da uomini forti, cacciatori abili ed esploratori esperti, fedeli ai culti ed alle tradizioni nordiche, legati dall’amore per la propria terra nonostante le dure e impervie avversità in cui erano costretti a vivere. Secondo le leggende il capostipite fu un poderoso guerriero nordico di nome Wulfgrar Isvargr, che nei tempi antichi insediò il clan tra i confini di quelle che ancora oggi vengono chiamate “Lande Corrotte”.
Il gelido clima della Baronia li ha temprati tenaci e feroci, come ogni buon guerriero del nord dovrebbe essere. Non sono mai stati grandi navigatori, da sempre hanno preferito spostarsi sulla terra ferma attraversando le fitte ed innevate foreste della Baronia piuttosto che avventurarsi per mare su delle Drakkar. Ciò li ha dotati di un grande istinto di sopravvivenza e di una resistenza fisica fuori dal comune, rendendoli capaci di coprire grandi tragitti senza far soste. L'abitudine a cacciare tra le nevi sfidando tempeste e condizioni climatiche avverse li ha resi ottimi cacciatori ed abili segugi, capaci di battere ogni tipo di sentiero e scovare tracce del passaggio di uomini e animali anche a diverse miglia di distanza.
Il loro animale simbolico è il Lupo, poiché come i Lupi gli esponenti di questo clan sono soliti cacciare, ovvero in branco, lavorando di squadra e affidando la loro vita nelle mani dei propri fratelli nella più totale fiducia e consapevolezza, legati da una profonda fratellanza. Onorano i Lupi come loro pari e per questo motivo non li cacciano e non li uccidono, a meno che non vengano a loro volta attaccati, ma li rispettano e ammirano, così come rispettano e non attaccano l'Orso Bianco, in onore del più antico clan nordico narrato nelle leggende, il Clan Valdar.
Da sempre si sono abituati a discendere in lungo e in largo la Baronia, affrontando o evitando abilmente i pericoli che in essa si insidiano per intrattenere rapporti commerciali presso il Picco dell'Aquila, Hulborg, Nuran Kar e con i popoli ai confini delle terre innevate, in modo da condividere e barattare pelli, cibo, armi e qualsiasi cosa potesse tornare loro utile per sopravvivere, ma anche per reperire informazioni importanti atte a difendersi preventivamente da ciò che avrebbe potuto minacciare il loro popolo e le loro terre.
Questo clan prosperò sino alla fine dell'anno Imperiale 269, proprio quando l'inverno era nella stretta della sua morsa più gelida, dal villaggio di Zalhomen discesero le terribili orde di Jorn Bergtatt che rasero al suolo tutto ciò che incontrarono sul loro cammino, trucidando senza alcuna pietà uomini, donne e bambini, razziando e bruciando ogni cosa.
All'epoca a guidare il clan vi era un lontano discendente di Wulfgrar Isvargr il cui nome era Ulfadyr Isvargr, che insieme alla sua compagna, Ylgrid Isvargr, ed ai guerrieri più forti del clan morirono gloriosamente nel tentativo di arginare le forze Bergtatt e permettere ai loro figli e fratelli di salvarsi, garantendo un possibile futuro per il clan, così che non venisse completamente estinto e la sua storia dimenticata.
Il villaggio fu interamente raso al suolo ed il clan quasi del tutto sterminato, i pochi sopravvissuti che scamparono a quel giorno si dispersero rifugiandosi nei diversi angoli della Baronia o recandosi sull'isola di Helcaraxe, come fecero i diretti discendenti del Capoclan Ulfadyr Isvargr, i cui nomi sono Ulfryl e Solvulf, desiderosi, un giorno, di vendicarsi e lavare nel sangue l'affronto subito dal Clan Bergtatt, onorando così l'antico nome dei loro avi.


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Finì di scrivere e ripose la penna nel calamaio, terminò tutto d'un sorso il boccale di birra e dopo essersi pulito la bocca con l'avambraccio sorrise leggermente, portandosi una mano sul lato destro del petto, a toccare la testa di lupo marchiata a fuoco su di esso. Infine chiuse il libro e uscì dalla locanda, compiendo nuovi passi sulla neve di Helcaraxe.
Last edited by Drakard on Fri Nov 15, 2019 7:08 pm, edited 1 time in total.
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By Skardrail
#3894
- Nembonume dell'Anno Imperiale 281

Era stata una serata carica di cattive notizie e l’espressione sul volto di tutti i guerrieri presenti sulla nave rivelava chiaramente quanto fosse grave la situazione di quei giorni, le domande di Bjolf arrivarono inaspettate a rompere il silenzio che aleggiava ormai da un po'. Il suo sguardo vagava incerto sull’acqua scura e spumosa mentre gli rispondeva, non capendo dove volesse andare a parare fino a quando non comparvero le coste dell’sola di Helcaraxe.. la parte però più impervia e meno controllata dell’isola.
Il tono era serio mentre gli veniva posta l’ultima domanda:


- “Sai dove ci troviamo?”

Come poteva non saperlo.. era forse la parte più importante dell’intera isola..

- “Al villaggio dei Teschi Rossi”

Non passò nemmeno un istante che l’ordine arrivò secco:

- “Molto bene, sterminali e che nessuno lo aiuti!”

Era li che cominciava la vera prova, i troll avvisati dal rumore della larga compagnia di nordici e dalla luce delle loro torce non mancarono certo di farsi avanti. Il combattimento cominciò non appena iniziata la scalata sul costone roccioso, prima uno, poi due, anche tre alla volta e la grossa ascia che fino a quel momento era stata a riposo nel fodero sulla sua schiena ora si agitava da un nemico all’altro con colpi ben precisi in cui veniva impressa ogni goccia della forza delle sue braccia. Il fiato corto non mancò certo di arrivare e i colpi delle asce nemiche, che prima riusciva ad evitare o ad attutire sulle parti rinforzate dell’armatura, ora si aprivano sempre più spazio per arrivare alle parti più vulnerabili del corpo.
Mentre bloccava con il manico il fendente dall’alto del troll, dietro di lui una voce tuonava imperativa:


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Non poteva perdere altro tempo, non sarebbe mai tornato alla solitudine delle profondità della Baronia..
Dopo aver serrato i denti un ringhio gutturale usci dalla profondità della sua gola e lo stile cauto e ponderato utilizzato fino a quel momento venne sostituito da una posa di attacco completamente diversa e molto più scoperta. Il suo colpo arrivò diretto nella parte posteriore del ginocchio arrivando a schiantare ossa e tendini del povero troll, che dopo un forte urlo di dolore crollò a terra inclinando la testa in avanti, lasciandola completamente esposta al colpo mortale.
Molti nemici dopo il suo respiro era corto e affannato, l’intero spiazzo al centro del villaggio era circondato dai corpi dei troll e lo sguardo dei presenti si alternava da lui alle mosse di Drazyl.


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Con gesti lenti il coltello di lui andava ad aprire ed ampliare la ferita sul collo di uno dei corpi a terra, lasciando che il sangue ancora caldo colasse nell’immenso calice tenuto nell’altra mano.
Come nella leggenda di Kurdan anche lui avrebbe intinto il proprio manto bianco nel sangue dei Teschi Rossi, a testimonianza che avrebbe protetto Helcaraxe e il resto del clan con le sue azioni future davanti al possente Yggdrasil come eterno testimone della sua promessa.

Il giuramento venne poi pronunciato con voce perentoria e solenne alla Rocca dei ghiacci di fronte ai suoi nuovi fratelli e sorelle mentre Ulfryl, suo fratello di sangue, poneva con gesti lenti ma decisi il proprio manto rosso sulle sue spalle. Negli occhi di lui poteva quasi leggere la stessa espressione di orgoglio che avrebbe immaginato sui volti dei loro genitori se fossero stati ancora vivi, con questo gesto però poteva ancora sentire il peso della loro promessa..


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By Drakard
#3897
- Nembonume dell'Anno Imperiale 281

Il freddo vento del nord che soffiava fra imperiose cime delle montagne ed il rumore delle onde che si infrangevano sulla costa facevano da cornice alla luna piena di quella splendida notte.

Col favore dell'oscurità solo tre guerrieri calcavano le gelide nevi sino all'Altare del Circolo di Pietre, a nord dell'Isola di Helcaraxe, con l'intento di compiere un'antica cerimonia che ormai da molti... troppi anni non veniva celebrata.

Ulfryl, Solvulf ed Helis giunsero solerti al centro del cerchio, dove gli Dei dal cielo avrebbero potuto assistere al rito che quella notte si sarebbe compiuto, dove la fratellanza dei Lupi si sarebbe sancita attraverso l'unione del loro sangue.


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La giovane Turas, il cui passato era molto simile a quello patito dal Clan Isvargr, diversi giorni prima aveva appreso la loro storia e fatto richiesta ai due fratelli di poter entrare a far parte del Sept dei Lupi Grigi, richiesta che fu felicemente accolta. Con il favore di quella notte, la giovane nordica sarebbe stata ribattezzata secondo le antiche usanze del Clan.

Ulfryl consegnò alla ragazza il tomo contenente l'antico giuramento, facendoglielo recitare ad alta voce in quel luogo sacro, così che gli Dei e gli uomini potessero esserne testimoni.


- Helis: “Io Helis, figlia di Brokk,

Sotto la splendente Luna di questa notte
Percorro il sentiero che mi porterà alla gloria,
Osservo sulla neve le impronte del mio cammino,
Esse mi hanno condotto dove ululano i manto grigio.

Sento la fredda brezza di Danu sfiorare la costa,
Le onde del mare si infrangono sul mio onore,
Sento il martello di Aengus echeggiare tra le montagne,
Il calore della forgia infiamma il mio coraggio,
Sento la volontà di Jurth risuonare tra le foreste,
Il richiamo del Livmor rinvigorisce il mio spirito.

Come figlia dei ghiacci combatterò per i miei fratelli,
Come guerriera verserò il mio sangue con loro,
Come nordica veglierò sulle nevi e le sue tradizioni,
Come Lupa giuro di proteggere il branco,
Sino al giorno in cui siederò coi padri nel Valhalla.”


Quando Helis finì di recitare il suo giuramento Ulfryl impugnò con decisione un pugnale cerimoniale d'Argento, incidendosi il palmo della mano e versando il suo sangue all'interno di un calice. Lo passò poi a suo fratello Solvulf che fece lo stesso e infine ad Helis, che con decisione incise la propria mano, mischiando il suo sangue con quello degli Isvargr.

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Ulfryl fece inginocchiare la ragazza e, immergendo le proprie dita nel calice di sangue disegnò la Runa Nordica Kaunan sulla fronte della giovane, facendogli poi bere quello rimanente.
Il guerriero fece un passo indietro e impugnando il marchio in metallo degli Isvargr lo riscaldò nel braciere incandescente al suo fianco.


- Ulfryl: “Da questa notte Helis, figlia di Brokk, sei parte del branco.”

Con decisione Ulfryl le si avvicinò ponendo il marchio rovente sulla sua carne, marchiandola a fuoco con la Testa di Lupo Isvargr dietro alla spalla sinistra, per poi raffreddarlo in una botte d'acqua. Infine le consegnò con onore il Kilt Grigio ed i Bracciali del Sept.

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- Ulfryl: “Ora alzati Helis Isvargr, da questa notte sei un Lupo dei Ghiacci!”

I tre alzarono i loro volti alla luna iniziando ad urlare ed ululare intensamente portando così a termine la cerimonia. Una nuova Lupa era stata battezzata tra le gelide lande del nord, la prima dopo la quasi totale estinzione del Clan nell'anno Imperiale 269 dovuta alle incursioni Bergtatt.

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Finalmente, dopo più di un decennio, il Sept Isvargr aveva tra le proprie fila un nuovo valoroso membro e la viva speranza covata nel cuore dei due fratelli è che non fosse l'ultimo.
Last edited by Drakard on Fri Nov 15, 2019 11:57 pm, edited 1 time in total.
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By Drakard
#3898
- Dodecabrullo dell'Anno Imperiale 281

Sembrava solo ieri che due piccoli nordici vivaci e dispettosi, che non sapevano nemmeno lontanamente il significato delle parole “stare fermi”, correvano qua e là per un piccolo villaggio immerso nella neve della Baronia, intrufolandosi come topi dentro le cucine ed i magazzini con l'intento di rubare un po' di miele.

E quante volte, scoperti sul fatto, venivano inseguiti e poi puniti dai nordici più grandi a suon di randellate sulla testa e messi in punizione, ma ogni volta non demordevano, ed alla prima occasione eccoli ripresentarsi di nascosto infilandosi sotto i tavoli, senza mai arrendersi, pronti per il prossimo dolcissimo furto.

Per Ulfryl e Solvulf quei tempi lontani e le giornate spensierate erano ormai parte del passato, il villaggio dopo anni sepolto sotto la neve, ma non tutto era andato perduto, nel ricordo dei due nordici il sapore di quel dolce miele non era mai svanito. Nelle loro menti erano rimaste tracce di antiche tradizioni, di antiche prelibatezze, avevano passato talmente tanto tempo a scarrozzare per quelle cucine che quella ricetta e la sua preparazione erano stampate in maniera indelebile nei loro ricordi e non avrebbero mai potuto dimenticarle. Avrebbero riportato alla luce l'antica bevanda del loro clan e l'avrebbero fatta arrivare sino alle gelide lande dell'isola di Helcaraxe, così che tutti i loro fratelli avrebbero potuto berla e godere della sua bontà.

Era giunto il momento di spremersi le meningi e mettersi al lavoro. Ulfryl si sedette comodamente in locanda, aprì un tomo bianco e sorridendo iniziò di getto a scrivere, invaso da piacevoli ricordi:

L'idromele Isvargr, chiamato anche “Anima di Lupo”, è una bevanda fermentata a base di acqua e miele molto antica, consumata e prodotta dal Clan sin dai tempi della sua fondazione. Il miele veniva prodotto direttamente da alveari presenti all'interno del villaggio, situato in origine sui monti della Baronia Centrale, mentre l'acqua raccolta dalle fonti più pure del Picco dell'Aquila. È una bevanda in grado di dare molta energia e che stimola la virilità e la fertilità anche grazie ad una speciale e segreta mistura di radici, erbe e spezie contenuta al suo interno. L'Idromele veniva prodotto in barili di legno e conservato dentro a magazzini interrati all'interno del villaggio, ovvero in un luogo chiuso e buio, dove veniva lasciato fermentare e raffinare per un lungo periodo di tempo, circa 10 mesi viste le rigide temperature del Nord, prima di poter essere consumato nella sua migliore qualità. La ricetta viene tramandata e custodita gelosamente di generazione in generazione dai membri del Clan.

Ingredienti per un barilotto per bevande:
- 1 Barilotto per bevande
- 20 Confetture di miele
- 30 Unità d'acqua
- 10 Erbe Aromatiche
- 10 Luppoli
- 10 Radici di Ginseng


Ora bisognava procurarsi gli ingredienti giusti e fortunatamente Helis non era solo una coraggiosa lupa ed una temibile guerriera ma era anche un'abile sarta, un'ottima cuoca e soprattutto aveva molta dimestichezza su come coltivare la terra. Tutte queste abilità facevano proprio al caso dei due fratelli e per il futuro del nuovo Sept dei Lupi Grigi.

Per prima cosa partirono verso la Baronia giungendo dove l'acqua delle montagne era la più limpida e pura di tutta Ardania, perfetta per la preparazione del loro Idromele, il Picco dell'Aquila.

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Successivamente, dopo essersi facilmente procurati il miele, le erbe aromatiche e le radici di Ginseng, fu il turno di Helis nel concimare il terreno e coltivare il luppolo nei campi di Helcaraxe. Fortunatamente, nonostante il gelido clima del nord, il terreno era ben favorevole allo sviluppo di questa coltura.

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Ora che tutto era pronto Helis poté cominciare con la preparazione ed in breve tempo tutti gli ingredienti si unirono andando a miscelarsi fra loro, ognuno al proprio posto, come i perfetti ingranaggi di un orologio. Ora arrivava il tempo dell'attesa, avrebbero dovuto aspettare che la fermentazione e la raffinazione facessero il loro corso. Presto avrebbero potuto brindare al loro successo insieme ai propri fratelli facendo loro assaggiare il prelibato Idromele Isvargr, che da quel giorno avrebbe accompagnato le festose e rumorose serate alla Locanda del Troll Ubriaco.

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By Drakard
#3900
- Forense dell'Anno Imperiale 282

Il sole ormai era calato ed ora solo la luce della luna e delle stelle illuminava lo splendido cielo notturno. Il firmamento di Danu guidava la rotta della drakkar garantendo ai viaggiatori vento favorevole.

Fanrik Arnolfson, il Godar "annegato" aveva chiari progetti per quella notte, progetti per cui aveva espressamente richiesto le abilità e le capacità del Sept Isvargr. Ulfryl, Solvulf ed Helis non se lo fecero chiedere due volte e armati a dovere misero le loro asce a disposizione degli dei.

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Approdarono sulle terre verdi e raggiunsero presto Versna, l'allevatrice di Rok, singolari creature alate che avrebbero usato per raggiungere il loro obiettivo. A loro si aggiunsero presto la Turas Iskyold e la Biarki Hanne Bjergsen, pronte anch'esse quella notte a rispettare il volere di Aengus.
Cavalcando quelle strane creature arrivarono ad un accampamento sulle montagne, oltre di esso una terribile foresta infestata ed infine sulla soglia di un antico forte. Fanrik sosteneva che, in origine, quel luogo fosse abitato dai clan del nord prima che essi muovessero le loro drakkar verso Helcaraxe.

Una volta varcata la soglia una spettrale statua animata intimava loro di andarsene sputando futili intimidazioni, ma per scoraggiare i nordici sarebbe servito ben altro.
Oltre di essa una grande sala e al suolo antiche rune del nord incise sul pavimento; una volta dedicate ad Aengus, ora ormai corrotte dalla manipolazione del Flux degli uomini del sud, che a causa di ciò avevano attratto in quel luogo arcane e demoniache blasfemie. Quella notte i nordici avrebbero reso un grande tributo al dio della forgia, liberando quel luogo dalla sua corruzione.
A custodire i segreti di quel luogo una moltitudine di guardiani, dimostratisi non ostili... almeno sino al momento in cui i nordici non sfiorarono le rune a terra.

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In un attimo i guerrieri di Helcaraxe si ritrovarono al centro della sala, circondati da quelle che sino a poco prima sembrano innocue statue semoventi e che ora pretendevano la loro vita.
Lo scontro fu duro e intenso, ogni qualvolta sfioravano una runa venivano catapultati in un angolo diverso della sala, ciò rendeva lo scontro del tutto imprevedibile. Ma il sangue freddo dei nordici fece loro avere la meglio e presto poterono trionfare sui corpi caduti dei loro nemici.

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Proseguirono a lungo per le sale di quel castello passando attraverso le stanze sfruttando le capacità arcane di quelle rune. Svelarono al suo interno ogni singolo passaggio segreto sino a che, nella sala principale, non fece la sua apparizione una tetra porta oscura da cui scaturiva un'energia talmente malvagia da far gelare il sangue nelle vene dei guerrieri, pronti più che mai ad affrontare ciò per cui erano giunti fin lì.

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La porta si aprì e da dietro di essa, da un abisso oscuro, sopraggiunse un enorme demone che avanzò i suoi artigli contro i nordici, trovandoli però pronti ad affrontarlo. Le asce dei guerrieri si abbatterono sulla coriacea pelle dell'immondo mentre le preghiere del Godar bruciavano le sue carni dall'interno facendolo contorcere dal dolore.

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Sino a che, dopo un lungo e violento scontro, la bestia demoniaca cadde rumorosamente al suolo in una pozza di sangue sotto i violenti colpi dei guerrieri. Le loro urla trionfanti ora echeggiavano nella sala invocando la gloria della vittoria.

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Infine il Godar sigillò quell'abisso invocando il potere degli dei, rendendo ad Aengus ciò che quella notte gli spettava di diritto. Sangue era stato versato e con onore e coraggio i nordici avevano combattuto in suo nome, eliminando l'oscura corruzione che da secoli infestava quell'antico luogo.

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Quella notte gli Isvargr insieme ai loro fratelli avevano reso onore agli dei e a tutto il popolo dei ghiacci, invocando la fiamma di Aengus nei loro spiriti... e seguendo ciecamente la luce di Danu con i loro cuori.
Last edited by Drakard on Sat Nov 16, 2019 11:18 am, edited 1 time in total.
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By gaja89
#3903
- Forense dell'Anno Imperiale 282

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*Grezze pergamene vengono affisse nella piazza di Helcaraxe, alle porte di Kaek Valdar e fuori dai cancelli di Hulborg*

Kveda nordico dei ghiacci stridenti... e kveda straniero che giungi dalle terre verdi o da luoghi ancor più lontani.

Sappiate tutti che da oggi la locanda di Hulborg gode di un nuovo nome e di una nuova gestione! La “Tana del Lupo Grigio” è pronta ad accogliere viandanti stanchi e nordici ubriachi!

La nuova Oste, Helaine Skoll, vi delizierà con ottimi piatti caldi! Carni saporite! Pesci prelibati! Funghetti “particolari”! Ottima erbapipa! Birra fresca appena spillata e soprattutto il delizioso e raro Idromele Isvargr!

Se la vostra gola è secca! Se sentite i vostri sensi ancora troppo lucidi! Se il vostro stomaco gorgoglia! Insomma se avete una vera e propria fame da Lupi accorrete numerosi a Hulborg ad ingozzarvi, ubriacarvi e riscaldarvi nell'accogliente Tana del Lupo Grigio!



*Firmato*

La Locandiera
Helis del Sept Isvargr, Turas di Helcaraxe


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Last edited by gaja89 on Sat Nov 16, 2019 12:21 pm, edited 1 time in total.
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#3909
- Macinale dell'Anno Imperiale 282

LA LEGGENDA DI WULFGRAR ISVARGR

Guerriero nordico imponente dalla muscolatura massiccia e poderosa, folta barba e lunghi capelli grigi con trecce ornate da monili e ossa incorniciano un volto torvo e serio, segnato da cicatrici e rughe lasciate dal gelo e dagli anni che avanzano su cui dominano due occhi scuri come la pece. Vestito solo del suo grigio kilt e di grezze pellicce brandiva con innaturale sicurezza la sua imponente ascia chiamata “Furia della Tormenta”.
La leggenda vuole che, in tempi antichi, egli partì solitario viaggiando in lungo e in largo per tutti gli angoli di quella che, molti anni più tardi, verrà chiamata “Baronia” in cerca di una nuova casa fra le montagne innevate per le genti del suo piccolo clan. Brandendo la sua enorme arma affrontò incessantemente per mesi e mesi le creature che infestavano quelle terre; Troll, Ogre, Idre, Elementali e persino gli imponenti Draghi Bianchi cadevano inermi di fronte alla sua forza ed ai micidiali colpi della sua gigantesca ascia.

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Combatté senza sosta fino al giorno in cui giunse in una piccola piana tra le montagne della Baronia Centrale, dove un numeroso branco di Lupi del nord aveva creato la sua tana. Nel vedere il nordico essi però ne percepirono l'immensa forza ed in rispetto al suo indomabile spirito combattivo lo accolsero nel loro territorio, decidendo volontariamente di condividere con lui il dominio di quella zona. Fu così che Wulfgrar fece di quel luogo la sua nuova casa, lì sarebbe sorto il villaggio del Clan Isvargr che avrebbe vissuto e combattuto fianco a fianco ai Lupi della Baronia come un unico branco.
Tuttavia essi si accorsero ben presto di non essere i soli guerrieri ad abitare quelle terre inospitali. Altri clan e sept si erano stanziati lungo quelle montagne prendendone possesso, primi fra tutti dei guerrieri spietati e sanguinari che vestivano un kilt giallo, il Clan Bergtatt, il cui nome significa “presi dalla montagna” e che più a nord avevano eretto il loro villaggio, Zalhomen.
Si narra che quando Harold “Occhio dell'Aquila” partì da Helcaraxe navigando verso sud, riunendo tutti i clan ed i sept della Baronia e delle isole, incontrò di persona Wulfgrar convincendo anche il piccolo Clan Isvargr a dare il suo contributo nella grande guerra contro i Bergtatt, padroni ormai indiscussi di quelle terre.

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In pochi mesi questo esercito unito riuscì a ricacciarli nella loro tana sotto le montagne ed a prendere possesso delle terre oggi conosciute come Baronia. Tuttavia, quando fu tempo per Harold ed i clan riuniti di partire e navigare verso Helcaraxe, Wulfgrar ed il Clan Isvargr scelsero invece di rimanere su quelle montagne. Troppo legati alla loro terra ed al loro villaggio decisero di non abbandonarlo così da continuare ad essere guardiani della Baronia, onorando tutti gli sforzi ed i sacrifici fatti da Wulfgrar e il sangue dei loro fratelli caduti in battaglia contro i Bergtatt.
La leggenda tuttavia narra che un giorno, Wulfgrar lasciò in eredità la sua ascia e la guida del clan ai suoi discendenti e si avviò fra le foreste innevate. Egli entrò in una tetra e misteriosa grotta nell'angolo più remoto della Baronia senza uscirne mai più, scomparendo misteriosamente senza lasciare alcuna traccia.



Il nordico posò la penna e chiuse il libro, alzandosi andò poi a riporlo con cura nella libreria alle sue spalle che ormai iniziava a contenere un numero considerevole di tomi. Guardandola sorrise, come a capire che l'importanza del loro passato, della loro storia e della loro cultura stava crescendo come il numero dei libri su quegli scaffali.

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Last edited by Drakard on Sat Nov 16, 2019 11:18 am, edited 1 time in total.
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By Drakard
#3910
- Macinale dell'Anno Imperiale 282

I lottatori entrarono nell'arena illuminati solo dalle torce accese intorno a loro. Un boato sugli spalti, le urla infuocate degli spettatori echeggiavamo come ruggiti selvaggi nella notte, esaltati dalla violenza dei combattimenti che di li a poco sarebbero cominciati.

Il tradizionale Torneo dei Ghiacci stava per avere inizio ed entrambi i fratelli Isvargr, Ulfryl e Solvulf, erano pronti e armati al centro dell'arena.
Incrociando i propri sguardi annuirono l'un l'altro, pronti ad onorare i loro avi per dimostrare le proprie abilità di fronte agli dei ed al popolo del nord. I loro fratelli si sarebbero presto inebriati alla vista del sangue che si sarebbe sparso per l'arena durante i combattimenti.

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Skilyn, la Guardia delle Nevi che aveva avuto l'onore di organizzare il torneo, fece tirare ai partecipanti i dadi affinché fosse Odal, il fato, a scegliere il degno avversario di ogni guerriero e gli scontri poterono finalmente iniziare.

I lottatori si affrontarono senza esclusione di colpi fomentati dagli incitamenti e dalle grida della folla che andava in visibilio ad ogni colpo. Il metallico clangore delle armi e delle armature risuonava per le montagne durante i combattimenti finché alla fine solo due guerrieri rimasero al centro dell'arena, Ulfryl Isvargr ed Herger Skeldson, prode e valoroso Yggdrasil del Clan Valdar già vincitore del Torneo dei Ghiacci nell'Anno Imperiale 277.

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I due si scrutarono intensamente per un lungo attimo che sembrò eterno stringendo saldamente ognuno la propria arma, consci entrambi del fatto che un solo ostacolo si frapponeva tra loro e la gloria della vittoria.

Ulfryl mormorò sottovoce preghiere alle Dea Danu poco prima che la Guardia delle Nevi, alternando il suo sguardo tra i due contendenti, diede il via allo scontro. Subito i due nordici si caricarono urlando dando inizio ad un combattimento selvaggio. I guerrieri schivavano con costante abilità i colpi dell'avversario sino a che la brama della battaglia non rese i loro attacchi ancora più decisi e furenti. Rapidi fendenti e devastanti colpi d'ascia si alternavano e costanti scintille scaturivano dalle loro armi ogniqualvolta si colpivano a vicenda. Dopo diversi attimi di combattimento le energie iniziarono a venir meno ed entrambi riuscirono a ferirsi gravemente. Dopo i duri colpi ricevuti si allontanarono per riprendere fiato e si osservarono, consci entrambi del fatto che il prossimo colpo sarebbe stato l'ultimo. Si caricarono un'ultima volta alzando le loro armi senza alcuna paura, solo con l'indomabile desiderio di vedere il loro nome scritto nella storia. Herger sollevò l'imponente ascia per poi farla calare sul suo avversario, la lama sfiorò l'elmo di Ulfryl che, con estrema fatica, riuscì a schivarlo per poi far roteare l'enorme bastone a due lame sul fianco del Valdar, colpendolo.

L'Isvargr non credeva a ciò che aveva appena fatto, era riuscito a vincere l'incontro. Immediatamente lanciò il suo elmo nell'arena e s'inginocchiò iniziando ad urlare ed ululare come un lupo selvaggio alla luna, come a voler ringraziare la Dea per quella totalmente inaspettata vittoria sfogando tutte le energie che gli erano rimaste in corpo.

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Le grida nell'arena si incendiarono ed il suo nome fu urlato a squarciagola dalla folla. Il nordico ricevette dalla Guardia delle Nevi le polsiere con incisa la runa Thurisaz, la runa dei Giganti che per tradizione simboleggia il Campione dei Ghiacci, ed una grossa spada nordica recante il colore della sacra fiamma di Aengus come premi per la vittoria.

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Poi fu prima lo Jarl Viktor Van Duvel dei Kessel ad onorare il vincitore con parole di approvazione per le sue gesta, sia per il risultato del torneo che per le abilità mostrate durante l'assalto ai Deva sull'Isola Penitenziario Umano, dove si era distinto assistendo come secondo in comando l'Araldo di Loknar Vyn von Hagens nel cortile del penitenziario. Dopo di lui fu il turno del Godar, Fanrik Arnolfsson, a congratularsi con il nuovo Campione dei Ghiacci prima di benedirlo davanti agli Aesir, gli Dei del Nord.

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Ora che il torneo e la premiazione erano terminati era finalmente giunto il momento di festeggiare brindando alla vittoria. Venne allestito un gran banchetto nell'arena con birra e gustose carni di qualità, quale occasione migliore di quella per sfoderare e trangugiare avidamente qualche buon barile di Idromele Isvargr. Quella notte per Ulfryl i chiassosi e gioiosi festeggiamenti sarebbero durati incessantemente sino all'alba giorno dopo.

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Nonostante tutti i grandi doni e le benedizioni dei suoi fratelli ciò che rendeva più orgoglioso il nordico era che, da quella sera, il nome di un Isvargr sarebbe diventato immortale negli annali dei vincitori del Torneo dei Ghiacci portando così onore ai suoi avi nelle grandi sale del Valhalla, donando eterna gloria al Sept dei Lupi Grigi.
Last edited by Drakard on Sun Nov 17, 2019 1:35 pm, edited 2 times in total.
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By Skardrail
#3977
- Adulain dell'Anno Imperiale 282

Sarebbe stata una sera come tante..

Una lunga fila di torce si muoveva lentamente sul sentiero tra le montagne che portava al molo Nord dell’isola.
Syskar, djaredin e ramjalar erano gli elementi di quella eterogenea folla che andava via via a radunarsi di fronte all’altare dedicato a Danu, il vento soffiava mentre una leggera neve scendeva su di loro fino a toccare il mare.

Sarebbe stata una sera come tante.. non fosse stato per l’ultimo addio ad Hanne Bjergsen.
Al suo fianco vi erano presenti anche i suoi fratelli Ulfryl e Helis del sept Isvargr, che oltre a sostenerlo erano venuti a renderle onore in quanto era stata la loro guida appena arrivati a Helcaraxe.

I mormorii e le preghiere verso la Dea andavano sempre più scemando, la voce del Godar Fanrik, detto l’Annegato, non tardò a farsi sentire aiutata dall’eco delle montagne.

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La sua mente vagava sulle cause che avevano condotto a questo epilogo.. Era a causa della loro sfida di forza? Aveva forse esagerato nel provocarla invece che ammettere quello che provava verso di lei?

I suoi occhi intanto seguivano i movimenti dei presenti che, come da tradizione, depositavano a turno le loro offerte sull’adorna nave approntata per l’occasione accompagnandoli con i loro saluti, il corpo di Hanne adagiato su di una pira al suo interno vestito in armatura argentea.

Era sempre bellissima..

Colpito da questo ultimo pensiero, con passo lento e quasi riluttante si avvicinò alla pira.

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Nella sua mente si affollavano i ricordi di loro due assieme, le numerose cacce con gli altri componenti del sept e le serate a riscaldarsi tutti assieme attorno ad un fuoco , ora dolorosamente quasi lontani.

Nel mentre gli ultimi doni e addii venivano consegnati alla Drakkar per l’ultimo viaggio, Goran imbracciava l’arco controllandone la tensione della corda e la curvatura dei flettenti, mani infine si adoperarono per slegare gli ormeggi e lasciare che la corrente allontanasse l’imbarcazione dal molo.
Poco dopo una freccia infuocata descrivendo un arco nel cielo scuro della notte andava a conficcarsi nello scafo di legno susseguita da numerose altre, mentre insieme al crepitare delle fiamme che avvolgevano la nave un ultimo coro di voci si levava dalla costa.

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Il bagliore di quell’immenso fuoco diventava sempre più distante mentre dentro di lui aumentava la certezza che lo spirito di Hanne avrebbe trovato posto nel Valhalla assieme ai suoi antenati e allo spirito dell’uomo che aveva precedentemente amato.
Nel suo animo invece freddo e gelo tornavano a colmare il vuoto da lei lasciato.
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By Skardrail
#4597
- 24 Madrigale dell'Anno Imperiale 282

A differenza del gelo pungente e delle tormente di neve che avrebbero solitamente accompagnato ogni loro spostamento nella Baronia trovarono invece ad attenderli un'accogliente brezza primaverile e delle mura perfettamente squadrate ma soprattutto ben sorvegliate. Quella sera insieme ai fratelli del suo Sept e di Helcaraxe avevano deciso di unirsi ai festeggiamenti del “Madrigale Amoniano” e di trovarsi cosi alla “Guerriera” per cercare di svuotare le cantine dell'Impero dai loro alcolici.
Mentre il manto rosso sangue dei nordici di Helcaraxe tendeva a stemperarsi tra la folla, stracolma di cittadini amoniani recanti sulle spalle quello cremisi dell'Impero, un uomo dietro ad un banchetto di legno vicino al mastio sembrava essere stato preso d'assedio da un gruppo di guerrieri.
Solvulf, avvicinandosi e facendosi largo a spintoni, aveva potuto carpire parole frammentarie come “Torneo” e “Premi”.
Dopo aver trovato finalmente una posizione sopraelevata sulle scalinate del mastio si guardò intorno alla ricerca di Helis ed Ulfryl, notando quest'ultimo seduto nella piazza con l'espressione annoiata e quasi addormentata.


- “Nemmeno tra un secolo ti lascerò riposare.”

Pensò il nordico facendo un ghigno e dopo aver lasciato una borsa gonfia di monete all'ometto del banco si accinse a segnare i loro nomi per la sfida.
Tornando da Ulfryl rimase sorpreso di constatare che non ne fosse entusiasta e nella sua testa balenò un unico pensiero:


- “Perché diamine mi preoccupo ancora per Lui!”

Dopo una sbuffata ed un ringhio decisamente poco amichevole per farlo tacere, lo ragguagliò sulle strane regole dei tornei che imponevano al Sud.
Il torneo si sarebbe svolto su tre distinte contese, rispettivamente la “Giostra” dove andava unicamente disarcionato l'avversario al meglio di tre scontri per ogni contesa, di “Spada” dove si sarebbero utilizzate unicamente quella tipologia di armi ed infine una grande “Mischia” a mani nude.

“Torneo della Giostra”
Mentre Solvulf osservava i vari contendenti prendere posto nei padiglioni e controllava gli armenti e le condizioni dei loro destrieri da guerra non poté fare a meno di notare di come tutti i partecipanti indossassero protezioni di piastre pesanti che rendevano i movimenti più lenti e sfiancanti. Guardandosi meglio notò come la sua armatura ad anelli non faceva una gran figura a confronto, ma chissà se la sua agilità si sarebbe dimostrata all’altezza della competizione.

Come volevasi dimostrare, tranne che per il primo scontro che si dimostrò piuttosto arduo, non ebbe gran difficoltà in quegli successivi a scansarsi all’ultimo secondo per evitare la punta della lancia avversaria arrivando cosi ad un'unica conclusione: una magnifica vittoria che aveva sorpreso sia i Suver che gli allibratori tra gli spalti.

“Torneo dello Spadaccino”
A questo torneo avrebbe partecipato Ulfryl che, dopo il continuo allenamento in preparazione del “Torneo dei Ghiacci”, aveva fatto dello spadone una delle sue armi per eccellenza. Anche in questo caso gli avversari portavano tutti corazze pesanti e goffe mentre suo fratello, abituato fin dalla giovane età, utilizzava solo un’armatura di piastre leggere che lasciava parti del corpo scoperte e vulnerabili agli attacchi ma intralciava quasi minimamente i movimenti dei suoi colpi micidiali.

Benché messo in difficoltà e arrivato più volte al limite durante gli scontri la maestria e l’agilità di suo fratello Ulfryl lo portarono ben presto ad una trionfante vittoria. Le urla dei nordici presenti e di sua sorella Helis riempirono l’arena celebrandolo.

“La Grande Mischia”
A differenza degli altri due tornei nessuno dei nordici, Valdar o Kessel che fossero, si sottrasse dalla partecipazione. D’altronde perché non farlo visto che risse del genere capitano quotidianamente nelle locande del Nord. Per molti poteva apparire come una più che seducente promessa di facili monete oltre alla soddisfazione che solo una buona scazzottata poteva dare.

I partecipanti che si disposero nell’arena difatti portarono ad una diseguaglianza di numeri imprevedibile: una buona metà si suddivideva in guerrieri hammin o amoniani mentre la rimanente era composta da guerrieri di Helcaraxe.
Al suono della tromba i due schieramenti inevitabilmente si lanciarono l'uno contro l’altro e le grida di dolore unite ai grugniti mascheravano gli attendenti che trascinavano via via fuori dall'arena chi non riusciva più a rimanere in piedi a causa delle continue contusioni e fratture.
Quando alla fine rimasero sulle loro gambe solamente Solvulf ed Ulfryl il primo non riuscì a trattenere un ringhio di frustrazione misto a gioia, poiché nella vita non aveva mai vinto a mani nude contro suo fratello maggiore.
Il respiro affannato e rabbioso del fratello lo convinsero a lanciarglisi contro prima che quest'ultimo avesse il tempo di riprendersi e quella volta, soltanto quella volta, dopo essersi rispettivamente scambiati un duro colpo allo stomaco fu Solvulf a trionfare e rimanere in piedi, venendo così proclamato vincitore.

Più tardi i festeggiamenti e le premiazioni continuarono nella grande piazza di Amon. I fratelli Isvargr si erano aggiudicati la vittoria in tutte e tre le discipline del torneo, onorando così il nome del loro Sept anche nelle terre verdi fuori dalle porte di Helcaraxe.

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Alle prime luci dell’alba decisero di ripartire per fare ritorno alla loro calda Tana nel Nord con le sacche piene di trofei e gonfie di monete ma, quello che lasciò ad un certo punto lasciò Solvulf sconcertato, fu il sorrisetto ambiguo e divertito dipinto sul volto di suo fratello Ulfryl che lo accompagnò per tutta la traversata.

Il dubbio lo attanagliò freddo come una lama nello stomaco:


-“Che nell’ultimo scontro lo avesse lasciato vincere di proposito?”
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By Michael604
#4835
Il Branco

"Sottofondo"

- 20 Nembonume dell'Anno Imperiale 283

Le ombre si allungavano, con la luce del sole che si ritirava sulle pendici aguzze delle montagne. Un'altra giornata volgeva al suo termine cedendo lentamente il suo posto ad un mare di nera notte. Poche e timide stelle cominciavano a fare la loro comparsa nel cielo, ancora dominato tuttavia da Aguardar, che combattivo brillava con la sua ultima luce.
I Falò ardevano con forza divorando avidamente ogni singolo ciocco che gli veniva gettato; alzando alte fiamme e scintille che si perdevano poi nella vastità del cielo.
Einar si fermò per alcuni istanti respirando l'aria fredda a pieni polmoni. Un brivido gli solcò la schiena, rinvigorendo il suo spirito di uomo del Nord.

Osservo le vicine fiamme ardere con forza mentre ripensò alle scelte che stava compiendo.
Le rune gli avevano rivelato un percorso da compiere ma dove esse lo avrebbero condotto, forse neanche i più saggi potevano saperlo con certezza. Era in balia di forze molto più grandi di lui; soggetto a un volere antico e primordiale che come quel fuoco poteva divorarlo, lasciando solo cenere e qualche brace ormai morente.

Fu scosso dai suoi pensieri al rumore pesante di zoccoli, che riempirono l'aria rimbombando tra le pareti rocciose. Si voltò con aria vigile attendendo impaziente che qualche figura si palesasse.

Non fu però una sola persona ad emergere dalle ombre nella fredda sera del nord, ma ben tre.
I loro pesanti mantelli scarlatti di pelliccia scendevano come cascata dalle loro spalle, ondeggiando debolmente ad ogni loro movimento. I loro alti destrieri pesantemente bardati, sbuffavano e si agitavano, irrequieti nel trattenere la loro foga.
Le loro teste erano sormontati da un copricapo di lupo: Là, dove gli orsi neri e bianchi dominavano in quella terra, essi invece avevano trovato il loro legame con i lupi.

Vi era però posto per entrambi?
L'Orso avrebbe condiviso le sue terre con i lupi?

Mentre le tre figure si avvicinavano al giovane cacciatore, nella sua mente presero forma alcune parole che come monito echeggivano nella testa di Einar:

Il lupo solitario è destinato a perire in queste Terre...solo il branco sopravvive.


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Si incamminarono lentamente verso ovest, in un piccolo e stretto sentiero che saliva sulla cima delle montagne.
Il Picco era da sempre dimora di una modesta comunità di nordici, che cercavano di vivere in armonia con quella terra. Si diceva che quel sentiero portasse a un lago ghiacciato, dove era possibile sentire e toccare la volontà di Jurth.
La salita fu faticosa, sia per il freddo sia per la mancanza di aria.
Ogni passo era conquistato con forza e fatica, come se quella terra volesse mettere alla prova la determinazione e la loro fede.
Alla fine di quel tortuoso sentiero però arrivarono al lago ghiacchiato.
Era illuminato debolmente dalla luce lunare ma quello che colpiva maggiormente la vista era la presenza di strane luci, che si muovevano quasi danzando sulla sua superfice.

Ulfryl e i suoi due compagni: suo fratello Solvulf e una donna di nome Helis si posizionarono davanti ad Einar, che rimase quindi sotto il loro sguardo. Quella notte non era come le altre; quella notte il cacciatore sarebbe entrato nel branco.

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La voce di Ulfryl risuonò chiara e decisa, fondendosi al vento che turbinava dalle alte rocce grigie.

Questa notte siamo qui, per renderti parte del branco. Recita ora il tuo giuramento Einar.

Il giovane cacciatore fece un lungo respiro, lasciando che il freddo gli riempisse i polmoni.
Percepiva il vento ululare sulle rocce, gli alberi piegarsi debolmente al suo invisibile tocco...La luna, alta nel cielo lo illuminava; testimone del legame che stava per stringere.
Lì, in quel luogo dove Jurth aveva una presenza forte, il suo giuramento non aveva solo un peso personale, ma sanciva un passo verso una direzione ben precisa.

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Io, Einar figlio di Ingvar. Sotto la splendente Luna di questa notte percorro il sentiero che mi porterà alla gloria!
Osservo sulla neve le impronte del mio cammino: Esse mi hanno condotto dove ululano i manto grigio.
Sento la fredda brezza di Danu sfiorare la costa...Le onde del mare si infrangono sul mio onore!
Sento il martello di Aengus echeggiare tra le montagne...Il calore della forgia infiamma il mio coraggio.
Sento la volonta di Jurth...risuonare tra le foreste. Il richiamo del Livmor rinvigorisce il mio spirito!


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Come figlio dei ghiacci combatto per i miei fratelli.
Come guerriero verserò il mio sangue con loro.
Come nordico veglierò sulle nevi e le sue tradizioni.
Come Lupo giuro di proteggere il branco, sino al giorno in cui..siedero con i padri nel Valhalla!


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La voce era forte e fiera, rimbombando sulle pareti rocciose. Parole di un giuramento che segnava un importante passo per Einar: Non più solitario nelle fredde lande, cauto e sempre in allerta per difendersi dai pericoli di quella terra.
Ora faceva parte di un branco; in una Terra in cui gli orsi dominavano le nevi, lui si sentiva lupo.

Le tre figure davanti a lui rimasero in silenzio, forse ricordando il tempo in cui anche loro dovettero fare lo stesso tipo di giuramento.
Soppesavano ogni parola cercando di carpire quanto peso avessero quelle parole per Einar. Poi alla fine annuirono.
Ulfryl prese un pugnale, incidendosi una piccola ferita sulla mano e lasciando che un po' del suo sangue fluisse all'interno di una piccola coppa.
Passò con cura la coppa e il pugnale agli altri due, Helis e Solvulf, che imitandolo fecero lo stesso.
Einar osservò attentamente quella scena, assaporando l'odore del sangue nell'aria.
Poi, con gesti solenni Ulfryl passò la coppa ad Einar spingendolo a compiere lo stesso gesto.

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Si incise lentamente la mano col pugnale, lasciando che il suo sangue caldo, cadesse all'interno della coppa.
Osservò per alcuni istanti il sangue denso al suo interno, l'odore intenso lo investiva risvegliando sensazioni primordiali e ataviche ma a cui ancora, non riusciva a dare spiegazione.
Con decisione portò la coppa sulle sue labbra lasciando che il suo sapore amaro gli riempisse la bocca.

Inginocchiati Einar e rimuovi la tua armatura, che la runa del Sept risalti sulla tua fronte, mentre il simbolo del lupo ti accompagnerà, da ora in poi, sempre.
Incisa con il fuoco e il sangue nelle tue carni.

Disse con fermezza Ulfryl mentre scaldava la lama al fuoco di una torcia.

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Con il sangue rimanente della coppa Ulfryl tracciò la runa Kaunan sulla fronte del cacciatore, per poi incidere con la lama incandescente sul suo petto, il simbolo del Sept Isvargr.
Einar strinse i denti, con una piccola smorfia del volto. Il suono della carne marchiata e il dolore gli ricordarono la notte, di molto tempo fa in cui il Rumenal gli aveva inciso Hagalaz sulla spalla, per tentare di placare e indirizzare la sua furia.

Finito di incidere il simbolo, Ulfryl si allontò appena, tornando assieme a Helis e Solvulf.
Einar poteva sentire i loro sguardi mentre soppesavano la sua forza e determinazione. Quella era una terra dura e ostile e se il branco voleva sopravvivere, doveva rimanere unito e forte.
Osservò le tre figure davanti a lui, poi con calma alzò il suo sguardo verso il cielo:
La luce della luna brillava intensa abbraciandolo con la sua candida luce. Il vento che turbinava sulle grige rocce, lo investiva con il suo tocco.
Il sapore del sangue ancora gli riempiva la bocca quando con forza e impeto un suono lungo a acuto riempirono la notte.
Un lungo ululato riempiva l'aria fredda del nord, che silente accoglieva un nuovo lupo nel branco.

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Last edited by Michael604 on Fri Nov 29, 2019 9:29 am, edited 1 time in total.
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By Drakard
#5081
- 25 Nembonume dell'Anno Imperiale 283

L'arena di Helcaraxe era gremita e le più alte cariche degli Djaredin di Kard Dorgast e dell'Impero Amoniano erano presenti sugli spalti ad incitare, insieme a tutto il popolo del Nord, i lottatori affinché dessero del loro meglio.

Molti guerrieri quell'anno erano pronti a sfidarsi ed a macchiare di rosso sangue la candida neve dell'isola nel glorioso annuale Torneo dei Ghiacci.
I combattenti scesero nell'arena brandendo le loro armi affilate, pronti a darsi battaglia nella tradizionale notte che avrebbe decretato il Campione dei Ghiacci.
Fra di loro non potevano mancare i fratelli Isvargr, Ulfryl e Solvulf, pronti ad onorare il nome del loro Sept di fronte agli dei ed agli uomini.

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Fu una lunga ed estenuante serata in cui gli scontri si susseguirono incessanti e senza esclusione di colpi. Gli spettatori erano in visibilio e le urla di incoraggiamento si susseguivano intense ad ogni avvincente scontro.
Tutti e tredici i valenti guerrieri si dimostrarono, ad ogni incontro, all'altezza delle aspettative di un vero condottiero del nord.

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Alla fine, l'uno di fronte all'altro al centro dell'arena, solo due guerrieri erano rimasti a contendersi il titolo, gli stessi combattenti che si erano ritrovati in finale l'anno prima: Ulfryl Isvargr ed Herger Skeldon.

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I due, come avvenne nel torneo precedente, si fronteggiarono dando entrambi il massimo delle loro forze ed alla fine, a rimanere in piedi, fu nuovamente Ulfryl Isvargr, che rinnovò così la sua nomina di Campione dei Ghiacci.

Quella notte egli aveva raggiunto un primato, era il Primo nordico nella storia di Helcaraxe ad aver vinto per due volte di seguito il Torneo dei Ghiacci.

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Era immensamente fiero di questa sua impresa, sapeva di aver portato onore e gloria ai suoi avi... tuttavia, pensieri confusi e dubbiosi nella sua mente gli impedivano di godersi appieno quella grande vittoria.

Nella sua mente continuavano a risuonare incessanti le parole di Einar, da poco parte del branco degli Isvargr, e con esse il nome di Rorik, il nuovo sedicente signore della Baronia, v'erano poi e tormentare i suoi pensieri le nuove leggi riguardanti i Clan ed i Sept.
Ora, il nord, per poterlo lasciar continuare a tramandare la storia e la volontà dei suoi antenati, voleva obbligarlo ad inginocchiarsi nuovamente ed a chinare la testa... rinnegando in parte le sue antiche tradizioni.

Non era sufficiente il giuramento... l'Eidar prestato anni prima direttamente davanti al Konungur, il manto di sangue che portava sulle spalle. Non erano sufficienti le battaglie combattute, le ferite subite, le competizioni vinte, il valore, la forza e l'onore dimostrato direttamente sul campo e tutto il supporto dato negli anni ai suoi fratelli.
I Clan degli orsi volevano... gli orsi pretendevano che abbandonasse... che sottomettesse il proprio Sept per poterlo così onorare a modo loro. Non capivano che la sua scelta di libertà e quella del suo branco era anche causata dal profondo rispetto che provava nei confronti delle loro antiche e gloriose tradizioni a cui non voleva causare danno.

Un Lupo non può fingersi un Orso senza arrecare a loro ed a se stesso una grave offesa.

Chi era lui per andare contro alle scelte del suo primo antico antenato? Chi era lui per accogliere su di se un kilt che non fosse il suo? Chi era lui per calpestare le decisioni e la volontà di Wulfgrar Isvargr, che aveva lottato per la propria indipendenza e per la libertà del suo Clan?

Non aveva Mai chiesto nulla al nord, se non giurare di servirlo ed onorarlo da Turas libero, eppure in cambio, dopo tutto ciò che aveva fatto e dimostrato aveva ricevuto solo complimenti vani e tasse più alte da pagare. Fu allora che le parole del razziatore tornarono a tormentargli la mente.

“In queste terre vige solamente la legge della forza. I Clan lottano fra loro... ognuno con le proprie stupide leggi... ed Helcaraxe sopra a tutti ad imporre la propria volontà su tutto ciò che rivendica come proprio... è diventato un regno corrotto, tanto quanto i regni del continente... che brama solo controllo, denaro e potere... Rorik concede ad ogni nordico di vivere libero, purché rimanga senza regno... Nessun clan, nessun regno, un nord libero.”

Il nordico scosse freneticamente il capo come a voler scacciare quei malsani pensieri. Non poteva però negare a se stesso che molto era cambiato da quando aveva preso il manto di Kurdan. Aveva prestato giuramento al Konungur Kaek “Il Canuto” ed ai precedenti Jarl che intendeva mantenere con onore a qualunque costo, ma aveva anche giurato ai suoi antenati che avrebbe portato fama e gloria al nome dell'antico Clan Isvargr.

Si ritrovò nella sua casa, ad osservare con sguardo critico le due coppie di bracciali del Campione dei Ghiacci su cui era incisa la runa Thurisaz, domandandosi se tutto quello che stava facendo, se tutti gli sforzi ed i risultati ottenuti avessero davvero un senso.

Solo una cosa appariva chiara e nitida nella sua mente... in qualunque caso... lui non avrebbe mai smesso di lottare.


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