La Storia


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DALL'ARCHIVIO BIBLIOTECARIO DELL'ORDINE DELLE OMBRE
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Erano esuli, erano traditori, erano assassini o forse erano, come osiamo pensare noi, gli "eletti"... molte voci e molti cori, per millenni, hanno narrato storie diverse su quegli elfi che avevano rinnegato gli Dei Comuni e avevano seguito il richiamo delle Ombre. Per me le pieghe del tempo si sono in parte sciolte e gli strati di polvere sono stati spazzati via dal soffio di Luugh: tra il sonno e la veglia mi è stata rivelata la storia dei miei predecessori, a me umile servo il compito di tramandare la conoscenza e diffonderla in nome e a gloria degli Altissimi. Come vi dicevo, i padri fondatori del Culto erano degli "eletti". Da secoli infatti Luugh e Kelthra avevano smesso di cercare proseliti in superficie i loro richiami e i loro favori erano riservati agli elfi scuri che dimoravano nel sottosuolo e che tra le rocce più profonde avevano innalzato la Sacra Luughnasad. Essi avevano costruito templi ed eretto altari per adorare le due Divinità che li proteggevano con occhi vigili ed implacabili ma da tempo avevano smesso di sfidare in battaglia i discendenti delle altre Casate Elfiche.
Ma la volontà del Sacro Luugh e il suo Verbo chiedevano altro. I Drow non seppero ascoltare il richiamo al sangue che il loro Signore indicava come via della Purificazione e della Salvezza, così Egli pose lo sguardo tra le fronde di Tiond ed illuminò due "apostoli".

Il primo a cui furono aperti gli occhi fu Thyral: a colui che si nascondeva tra le fronde degli alberi per paura che lo sguardo di Luugh si posasse su di lui fu dato il dono di scrutare nell'Oscurità e di trovare in essa la Verità. Il secondo fu Perthok Beriadir, l'impavido, veloce di gamba e forte di braccio: a lui fu rivelato il potere del Sangue, a lui fu promesso il comando delle schiere dei fedeli sui campi di battaglia.
Tra i fuochi serali di Tiond, tra canti e balli, essi si scrutarono a lungo senza più trovare stimoli nella della loro vita sprecata ad adorare falsi dèi, a seguire funzioni religiose tenute da ipocriti sacerdoti, a venerare la pace e la fratellanza di tutte le genti e tutte le razze.
In silenzio essi abbandonarono i sindar e, addentrandosi nella foresta, giunsero alla "Roccia del Muschio Rosso", sconosciuta ai più, dove attesero e venerarono la Divinità che da giorni li attirava a sè. Per due notti aspettarono un segno presso quel masso, ma solo alla terza furono esauditi: Egli disse loro di prepararsi e di partire, non rivelò loro la meta verso cui avrebbero dovuto dirigersi e loro non la chiesero. I preparativi dei due destarono i sospetti della comunità di Tiond; nel corso di una riunione notturna, le autorità civili e religiose stabilirono che i due elfi avrebbero dovuto esser tenuti d'occhio e che non avrebbero dovuto abbandonare la Foresta Sacra.
Avvertiti del pericolo incombente da un sogno premonitore mentre l'assemblea era ancora in corso, Thyral e Perthok, ammantati di scuro, abbandonarono la città e si diressero a nord: nessuno li vide fuggire né alcun esploratore riuscì nei giorni seguenti a rintracciare le loro orme poiché da lontane terre il vento portò con se granelli di sabbia che rimasero nell’aere per tre lune.

I due elfi viaggiavo chini contro il vento e, puntando con coraggio verso la tempesta, giunsero al calar della terza notte di viaggio al mare: sulla spiaggia trovarono una piccola imbarcazione capovolta e miracolosamente intatta; poco distante, riverso al suolo, il corpo massacrato del suo sciagurato proprietario.
Non persero tempo vicino all'elfo che i colpi della provvidenza avevano eliminato e, abbandonate le cavalcature, si misero a trascinare in acqua la barca. Poiché non possedeva che un solo remo, riuscirono a fatica ad arrivare al largo dove non spirava nemmeno un alito di vento.
Osservarono le stelle e attesero, ridendo ai falsi miti che volevano che ogni stella fosse l'occhio vigile degli elfi che si erano abbandonati al sonno eterno. Dormirono, poi, e all'alba si accorsero di esser stati trascinati dalla corrente marina per tutta la notte fino a perdersi nel Grande Mare mentre la piccola barca procedeva miracolosamente verso una direzione fissa.
In quella seconda notte furono svegliati dal suono delle onde sulle scogliere vicine e, preso il remo, si guidarono con sforzo presso una piccola spiaggia. Scaricati i pochi averi, si misero a scalare un lato della scogliera; giunti infine in cima si accorsero di trovarsi su un altopiano immenso ove non cresceva vegetazione... un'immensa distesa di terra brulla e secca ove la temperatura di notte scendeva bruscamente e di giorno saliva tanto da arroventare le dune non permettendo che brevi spostamenti.

Lodando il Dio per esser giunti di notte, Thyral e Perthok avanzarono faticosamente nel deserto senza sosta fino a raggiungere nel primo mattino un'oasi fortificata. Gli uomini dalla pelle secca e scura volevano fermarli e perquisirli ma essi, messo mano alle borse, riuscirono a corromperli con poche monete d'oro e a farsi indicare la locanda.
Dei giorni che passarono a Tremec poco si sa... possiamo comunque immaginare che le nostre Guide si sistemarono e si organizzarono in quella cittadina procurandosi un alloggio, dei cavalli, armi e vestiti nuovi poiché sapevano che il Doriath li avrebbe trattati da figli ingrati se avessero provato a tornarvici.
Nel deserto essi poterono allenarsi e presso la miniera essi furono istruiti dalle parole dell'Oscuro che sottili si insinuavano nei loro cuori senza bisogno di passare per dalle loro orecchie, ma raggiungendo direttamente le loro menti e i loro cuori. Thyral per primo fu investito del fondamentale compito di celebrare riti e sacrifici: per questo motivo egli, andando contro ogni regola del tempo e della vita di un elfo, fu il Primo Apostolo del Culto della nostra comunità.

Nel cuore di una placida notte stellata, essi furono avvisati in sogno di dover tornare nelle terre degli elfi per recuperare un altro credente che Genoveffa, figlia di Pippo, aveva eletto tra le sue fila. Cavalcarono ancora verso nord e, dopo aver guadato fiumi e attraversato foreste, giunsero finalmente ad un piccolo molo nei pressi della dimora di un guaritore eremita. Imbarcati su di una nave di modeste dimensioni, fecero ritorno del Doriath sbarcando presso alcuni monti che a fatica riuscivano a celare le alte torri di Ondolinde.
Spaesati dal fatto di aver messo piede poche volte in quei luoghi, essi si diressero verso Rotiniel, la città che più si era corrotta per aver accolto umani e mezzelfi entro le sue mura trattandoli come pari contro ogni tradizione e regola dettata dai Padri del nostro popolo. Non era tuttavia loro intenzione visitare quel posto e così, girando a largo, proseguirono rapidamente verso sud attraversando il villaggio di Ceoris e guadando un torrente poco profondo che gli permise di giungere al Tempio che i drow preservavano dagli infedeli.
Gli era stato rivelato di non temere gli elfi dalla pelle scura, ma di mostrar loro rispetto. Essi attesero presso le porte del santuario e, quando si trovarono faccia a faccia con un telero che usciva dal sottosuolo, misero mano alle armi. Perthok si accorse però che i drow stavano osservando con disinvoltura la scena e capì allora che quello era il momento delle presentazioni: riposte le armi essi appresero che il loro nuovo compagno, Alun Salika, li aiutò a fuggire dal Doriath tempo addietro uccidendo il vecchio pescatore come gli era stato ordinato dalla Tessitrice.

«Luugh e Kelthra perseguono lo stesso scopo», spiegò loro Alun, «quello di riunire le Quattro Stirpi Elfiche sotto la loro fulgida guida contro tutte le altre razze che hanno causato nell'arco di millenni la fine della nostra egemonìa, il costante indebolimento materiale e la decadenza morale del nostro Popolo!».
La nuova guida spirituale del gruppo, il Terzo Apostolo, quello della Consapevolezza, aggiungeva quindi un altro tassello importante al nascente Culto: l'obbiettivo di convertire o sterminare coloro che si ponevano contro i precetti delle Vere Divinità, fossero essi elfi caparbi nel loro errore o altre creature appartenenti a razze inferiori.

Quei tre, il nucleo della Rivelazione, dovettero presto abbandonare ancora una volta il Continente Elfico e recarsi all'Oasi di Tremec.
Per moltissime lune questi elfi, fedeli alla Verità che il buio racchiude, furono costretti a metter piede nella loro terra natìa solo per brevissimi periodi cercando elfi pronti a seguirli... finendo spesso per dover spargere sangue o scappare inseguiti da moltitudini di nemici accecati dalle menzogne. Per molti anni i tre furono braccati dagli esploratori che i vari inquisitori elfici inviavano nei territori sacri; per lungo tempo essi furono costretti a nascondersi nelle ombre e a rifugiarsi nei luoghi ove gli elfi non si azzardavano ad andare: presso i domini dei Drow.
Ma i secoli passavano e la consapevolezza di essere i prescelti da Luugh cresceva nei cuori degli Eletti. Al contempo, gli elfi abbassavano la guardia così che sempre più spesso Thyral ed i suoi compagni lasciavano il Continente Umano per recarsi in quello degli eldar, sempre più spesso combattevano contro gli infedeli anziché ritirarsi, sempre più spesso tornavano a casa con le mani grondanti sangue ma con il sorriso sul volto.
La loro audacia cominciò a irritare e preoccupare al contempo i regnanti elfici i quali, reso pubblico il pericolo rappresentato dagli "eretici", cercarono di fare il possibile per fermarli. Ma come quegli stolti elfi non vi erano riusciti in precedenza, non vi riuscirono nemmeno adottando nuove precauzioni: anzi, proprio questo fece sì che le imprese dei tre venissero raccontate da un capo all'altro di Ardania.
Molti elfi loro non avevano mai sentito parlare degli Apostoli e nemmeno di Luugh e Kelthra se non quando i loro maestri, cercando di indottrinarli, gli avevano raccontato delle storie irriguardose e piene di bugie sulla loro natura. Ma ora che il Verbo si stava sempre più diffondendo, molti si resero conto di quanto paradossali fossero stati gli insegnamenti ricevuti e di quanto fossero stati ipocriti e stolti i loro mentori che non sapevano, ma soprattutto non avevano il coraggio di accettare, la Verità sulla storia passata e sulle Divinità Dimenticate.

Prima poche coraggiose anime, poi altre in numero sempre maggiore decisero di ascoltare cosa avevano da dire quei tre che per il resto del popolo erano solo e semplicemente degli assassini. Ma come definire assassini elfi con un carisma così forte? Come definire assassini coloro che dimostravano una fede incrollabile anche dinanzi ai più grandi pericoli e alla morte?
Essi custodivano dentro i loro cuori una Verità e condividerla con più elfi possibile era il loro scopo di vita. Non erano dei semplici tagliagole, anzi... le genti del Doriath dimostrarono una tale ferocia nel perseguitarli che fece ben presto capire ai più quanta ipocrisia si nascondesse nei loro cuori e nelle loro parole di pace e amore.
Fu così che alcuni elfi decisero, nauseati dalle falsità della Via Elfica, di abbandonare le loro case e i loro cari divenuti ormai solo pallide figure indistinte di un passato che non volevano più condividere. Cominciarono a cercare i Tre, ma furono essi ad esser trovati. Lunghe furono le discussioni, ma alla fine la ragione prevalse anche su di loro e così aprirono gli occhi e, per la prima volta da quando erano nati, capirono cosa veramente era la vita di un eldar e quale doveva essere la Via da percorrere, quindi decisero di unirsi alla Triade e di condividerne con essa gli ideali, le gioie e le sofferenze. Questi furono solo i primi di una lunga lista di "fratelli" destinati a diffondere il culto di Colui che li aveva liberati dal giogo dell'oscurantismo.
Tra questi c'eravamo anche io e altri compagni di Ondolinde. Decidemmo di seguire il Culto la cui comunità si era estesa e aveva trovato l'appoggio di molti drow che cominciavano a capire l'importanza di aiutare gli elfi chiari ad aprire gli occhi e a intravedere con il nostro aiuto la possibilità di tornare in superficie.

Questo nostro gruppo di "fratelli" ricevette così l'onore più alto che si potesse mai aspettare: i Drow, la razza prediletta a Lui e da Lui ispirata, decisero di creare un'alleanza con noi. Per la prima volta da secoli, gli Elfi Scuri tornarono a parlare con qualcuno che non appartenesse alla loro stirpe e a confrontarsi con idee nuove ritrovando esigenze comuni sopite, ma mai dimenticate.
Questo momento segnò un punto di svolta nella storia di tutti noi. Quel giorno venne stretta una Comunione Eterna, un patto così forte che nemmeno la spada di tutti gli inquisitori del continente potrà mai spezzare. I fratelli drow, perché da allora abbiamo il diritto di poterci definire loro fratelli, decisero che il simbolo della nostra unione sarebbe stato un particolare anello, finemente decorato e pregno del potere spirituale, che solo noi avremmo potuto indossare. Segno della nostra fedeltà alle Divinità e alle loro genti, il simbolo sacro sanciva l'unione che anche le generazioni future avrebbero dovuto rispettare e permette tutt'ora agli Scuri di riconoscere i veri credenti dagli elfi ancora preda delle menzogne.
Fu così che questa nostra comunità, determinata a far sì che i piani di Luugh si dispieghino nella sua magnificenza, ancora senza una fissa dimora, poté costruire un covo all'interno della grotta dei Drow situata a nord di Tiond. Luogo protetto ove tenere conciliabolo e amministrare i sacri riti in onore degli Altissimi.

Da qui ogni giorno e ogni notte usciamo, a volto scoperto e senza ipocrisia, per propagare come una macchia d'olio la Verità di Colui che tutto sovrasta e per abbattere i Suoi nemici. Non siamo soli, ma aiutati oltre che dal sostegno del Signore Oscuro anche dalla nostra rete di informatori e di devoti in incognito i quali sono alla continua ricerca di proseliti a cui diffondono il Sacro Verbo attraverso riunioni segrete e lezioni di teologia clandestine.
Che Luugh e Kelthra continuino ad assisterci in questa Guerra Santa...