Il giusto ritorno dei profughi a Ceoris [cut]
Scritto da : Isilmahtar in data : 26/11/2006 22:59:35

La sera del 13 di Nembonume dell’anno 270, due settimane dopo che Rotiniel aveva occupato Ceoris, fu organizzato il rientro di quegli artigiani, commercianti e contadini di stirpe umana e mezz’elfa che erano stati accolti proprio dalla Perla al termine della guerra contro i Vir, dopo che avevano dovuto lasciare le loro case al villaggio per volontà di Tiond.

Mentre una nave stava per salpare per portare a casa i profughi, un nutrito gruppo di Rotinirm con alla loro testa l’Aran Isilmahtar marciava per raggiungere Ceoris per garantirne la sicurezza.

Mezz’ora dopo quelli di pattuglia lungo le coste potevano finalmente avvistare le vele della nave in arrivo che si apprestava ad attraccare a nord del palazzo di Ceoris.





Furono momenti emozionanti, e i mantelli azzurri furono travolti dalle urla di giubilo e dai ringraziamenti di quegli uomini e mezz’elfi che finalmente facevano ritorno alle loro case.



Furono scambiati sinceri auguri e ringraziamenti, e la promessa da parte di Rotiniel di garantire un’esistenza pacifica, lontano dalle influenze razziste degli elfi dell’Alleanza.



Mentre si completava lo sbarco e la gente riprendeva posto tra i proprio amici, l’Aran radunò la Perla e annunciò i nuovi ordini, stabilendo che da quella sera ci si sarebbe ritirati dai territori a ovest della catena montuosa che dava accesso alle grotte dei Vilderon, e lasciando un corridoio neutrale agli elfi per raggiungere il deserto elfico.

In questo modo, pur sapendo che l’Alleanza non avrebbe ancora riconosciuto ufficialmente che Ceoris ora rientrava nei confini di Rotiniel, l’Aran intendeva allentare la tensione che si era creata e che aveva portato anche a violenti scontri.



Nonostante ciò, 3 giorni dopo gli Elfi dell’Alleanza, che pure avevano contestato aspramente l’arrivo di Rotiniel a Ceoris ma che neppure avevano dimostrato il coraggio di dichiararsi pronti a sfidarla in campo aperto per sostenere le loro tesi e la loro presunta superiorità razziale, passarono all’azione con un atto che nulla aveva di saggio o lungimirante, ma che dimostrava solo desiderio di ripicca, risultando peraltro assai patetico.

In un numero di circa 50, violarono con le armi sguainate la sacralità di uno dei grandi templi liberi del Doriath, il tempio sull’acqua di Earlaan – Dio patrono della Perla - il cui accesso si trovava proprio sulla costa presso la montagna dei Vilderon, territori per l’appunto neutrale, e mandarono ambasciatori alla Perla per informare su tale atto, con lo scopo di dichiararlo vietato a tutti i cittadini di Rotiniel.

L’Aran e i Senatori erano in quelle ore a Loknar per discutere di faccende di estremà gravita per il Doriath tutto ma appena rientrarono e furono avvisati di quanto successo presero una scorta e si recano al tempio per parlare.



Isilmahtar avanzò di un passo rispetto agli altri e annunciò che non era lì per combattare, solo per parlare ma la Ninque Heri Lymi’en Areya e la Lasse Calen Rahel proclamarono innanzi a lui e al Gran Maestro del Tempio di Rotiniel Lindel che la Perla era secondo loro indegna di accedervi, così come era indegna e peccatrice nel custodire il Drago Smeraldo che la Verde aveva perso e mai recuperato, così come non poteva reclamare come sua Ceoris.

Ma l’Alleanza era tuttavia disposta a restituire l’accesso al Tempio se il Drago Smeraldo fosse stato restituito alla Verde e Ceoris fosse stata abbandonata...

Isilmahtar chieste e insistette più volte per avere una risposta chiara e secca alla domanda “E’ un’atto di guerra questo? Ci volete dichiarare guerra?” Ma né la Ninque Heri né la Lasse Calen si espressero con un “si” o un “no”, continuando invece a giocare con le parole e accusando ancora e ancora Rotiniel delle stesse colpe inventate.
All’Aran infine parve di capire che la Ninque Heri, forse stremata dalle sue insistenze aveva dato conferma al suo sospetto e ordinò ai Rotinrim di ritirarsi, attendendosi per il giorno dopo una dichiarazione di guerra ufficiale che non arrivò mai.

Consultandosi nei giorni successivi col Gran Maestro Lindel si convenne che la Perla non avrebbe contribuito a profanare il Tempio ingaggiando battaglia lì con gli elfi né sarebbe stato saggio o sensanto sprecare il sangue della popolazione in altri scontri, poiché comunque la libertà di Culto della Perla era sufficientemente garantita dalla presenza di un tempio consacrato a Earlaan e Morrigan all’interno delle mura e uno a Suldanas nei territori di Ceoris.
Questo almeno per il momento.
E finchè non fosse stato versato sangue di fedeli Rotinrim

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