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Prima di narrare gli eventi che segnarono il destino di Ardania, è bene volgere lo sguardo a com’era il mondo conosciuto un anno fa. All’estremo ovest, la Terra degli Elfi viveva una situazione di profondo isolamento. Ondolinde la Splendente, sotto la guida della regina Aredhel degli Eldamar, si era chiusa in sé stessa dopo l’assassinio del re Finwerin, rifiutando ogni contatto con il resto del continente. Tiond, la città dei Sindar, si manteneva schiva e ritirata tra i boschi del Doriath, in parte anche a causa della grave malattia che affliggeva la regina Arabella. Solo Rotiniel, guidata dal re Elyrith, tentava con fatica di mantenere rapporti diplomatici sia con le altre stirpi elfiche che con le lontane città umane. Il regno, multietnico per natura, stentava però a prosperare, schiacciato dal peso della diversità.

Al di là dell’Oceano, sul continente umano, la situazione era ben diversa. Hammerheim la Grande, capitale dell’Impero, viveva un periodo di splendore sotto il comando dell’imperatore Morgan da Silva. Le sue costruzioni erano magnifiche, l’Accademia delle Arti unica nel suo genere, e la Milizia garantiva ordine in una città vasta e popolosa. Edorel, città tollerante e libertina, fioriva anch’essa grazie al suo celebre mercato, e il Primarca Garreth Elcaster governava sereno, senza preoccupazioni apparenti. Amon, invece, solido baluardo contro le Terre Selvagge, appariva meno efficiente e leggermente sguarnito. Intanto, nelle gelide terre del nord, la comunità dei barbari di Helcaraxe cresceva affrontando ogni giorno la sfida dei ghiacci.

Il mondo era dunque spaccato, diviso fisicamente dall’Oceano e culturalmente dalle sue due razze dominanti: Elfi e Umani. I primi evitavano i contatti con i secondi, che a loro volta non riuscivano a entrare liberamente nelle terre elfiche. In quel tempo, però, stava guadagnando sempre più influenza l’Ordine dei Druidi, guidato dal saggio Auron il Gerofante. Ma l’equilibrio era destinato a spezzarsi.

Nel mese di Forense dell’anno 266 si manifestarono i primi grandi sconvolgimenti. Le aree dei Grandi Druidi vennero riorganizzate, e nuove forze fecero la loro comparsa. Gli Elfi, da sempre divisi, furono costretti a unirsi di fronte a una minaccia antica: la casata dei Drow, bandita da millenni, era tornata a portare il terrore di Luugh nel continente. Rapimenti, scontri, e alleanze con avventurieri senza scrupoli – come Grifis e la sua compagnia, che massacrarono un vecchio innocente dopo aver salvato il figlio Thalin – misero a dura prova la pace. Intanto, si facevano più frequenti i timidi tentativi di collaborazione tra Elfi e Umani, soprattutto spinti da interessi commerciali, promossi in particolare da Edorel.

Hammerheim si poneva al centro dell’attenzione: l’Accademia delle Arti veniva ufficialmente inaugurata sotto la guida di Astandir Enderel e, il 23 Forense, la capitale ospitava il primo Torneo di Ardania, attirando partecipanti da ogni angolo del mondo conosciuto. Anche tra i ghiacci si avvertiva un cambiamento: Kaec, ultimo discendente dei Valdar, abdicava a causa di una malattia in favore del nuovo jarl Kronor Olkem, acclamato dalla sua gente.

Il mese di Macinale fu meno scosso da eventi politici, ma non meno inquietante. A Tiond fu nominato un nuovo Consiglio, mentre Edorel e Hammerheim riformarono le loro milizie. Intanto, strani simboli cominciarono ad apparire ovunque: incisi su rocce, dipinti su porte e muri. A Edorel, una presunta strega rubò la Vacca più bella di Ardania, e le voci parlavano di un culto oscuro. I teologi umani identificarono la parola ricorrente, “Unnuh”, come legata a una setta che annuncia la fine della dominazione maschile e il ritorno della Grande Dea Madre.

Ma fu Adulain a segnare la vera frattura. Poco dopo la salita al trono di Helcaraxe da parte di Aefrid Olkem, una reliquia sacra fu trafugata da un mezz’elfo misterioso da un tempio presso il Picco dell’Aquila. La reliquia fu contesa dai due grandi culti religiosi di Ardania: gli Elfi la attribuivano al dio Earlann, gli Umani a Danu. Alla fine, la reliquia fu rinvenuta presso il Sultano di Tremec, collezionista di arti, che l’aveva acquistata inconsapevolmente. In verità, i vasi sacri erano molteplici, e ogni città si ritrovò a studiarne uno. Ma la corsa al possesso della vera reliquia spinse il continente sull’orlo del baratro: razzie, vendette silenziose, tensioni alle stelle. La situazione esplose in guerra dopo un presunto attentato all’imperatore Morgan in visita a Ondolinde e la contemporanea sparizione della reliquia, poi scoperta proprio entro le mura della città elfica.

Lo scontro fu inevitabile. Due immense fazioni si affrontarono in una battaglia sanguinosa e devastante, senza alcun vincitore. Solo distruzione, morte e dolore. Il mondo rimase sconvolto, le nazioni stremate.

Nel mese di Madrigale, con la guerra ormai alle spalle, si assistette a profondi cambiamenti. A Rotiniel, salì al trono Shu, con il compito arduo di risollevare un regno in crisi, soprattutto sul piano economico. A Ondolinde, la regina Aredhel cedette il governo a Lorac degli Isildur, che insieme alla sposa Elayne e al saggio chierico Eledan Urodem, riformò radicalmente il regno. Anche ad Amon vi fu un cambio di guida, con Redual Asterot che prese il posto di sire Drennor.

Nel frattempo, nel continente elfico, nacque il Concilio dei Maghi, corrispettivo della Accademia delle Arti umana, che unì stregoni Sindar e maghi Quenya. E infine, sempre a Tiond, fu organizzato il primo Torneo delle Arti Silenti: gare di tiro con l’arco, uso del pugnale, mimetizzazione e movimenti silenziosi celebrarono l’eccellenza elfica nella discrezione e nella precisione.

La guerra aveva lasciato dietro di sé una scia di rovine, e le sue conseguenze cominciarono a farsi sentire in tutta la loro violenza. Le città umane, un tempo orgogliose, vennero investite da ondate di caos e rivoluzioni.

Hammerheim, per prima, sciolse i vincoli di vassallaggio che la legavano a Edorel e Amon, concedendo a entrambi la libertà politica e avviandoli su un cammino autonomo. Ma la libertà non portò stabilità. A Edorel, con la minaccia delle orde barbariche che premevano sul Passo del Nord e l’improvvisa fuga del precedente Primarca Garreth Elcaster – rifugiatosi in qualche luogo sperduto in compagnia di cortigiane – il potere passò a Gilbert Ridford, un uomo destinato a segnare in modo indelebile la storia del suo regno.

Helcaraxe, cogliendo l’attimo di confusione, si preparò all’assedio, mentre Edorel si trovava presto dilaniata dalla guerra e dalla bancarotta. Le banche chiusero le loro porte e le casse rimasero vuote. Nonostante la crisi, Ridford compì una scelta audace: separò l’Accademia locale da quella Ufficiale, ponendo le basi per una frattura nell’unità dell’impero umano. Fu solo questione di tempo prima che il Passo del Nord cadesse nelle mani degli uomini dello Jarl di Helcaraxe, ottenuto senza versare una goccia di sangue, sebbene alcune battaglie locali, scatenate da Accademici esiliati in cerca di vendetta, segnarono con il ferro e il sangue la fine di ogni illusione di pace.

Nel frattempo, Hammerheim fu scossa dalla morte improvvisa dell’imperatore Morgan da Silva. Dopo una settimana di solenni onorificenze, il trono passò a Eblis, altro membro della casata da Silva. Ma nemmeno lui rimase a lungo: durante una battuta di caccia scomparve senza lasciare traccia, e fu il Tetrarca Anziano Astandir Enderel ad assumere il titolo di Reggente.

Mentre il cuore umano dell’Impero si sfaldava, nelle terre elfiche prendeva forma una rivoluzione di spirito e visione. Il Re Quenya Lorac, colpito dalla perdita della sua consorte, trasformò il suo regno in un faro di bellezza e rinnovamento: il Regno della Luce. Ondolinde divenne teatro di eventi artistici e culturali, dalla poesia alle aste d’arte, e persino Tiond seguì il suo esempio. Si rafforzava così una via elfica autonoma, devota ai Valar, lontana dai tumulti del mondo umano.

Ma la guerra non accennava a finire. Enderel dovette affrontare le provocazioni di Ridford, che ormai governava con pugno di ferro e aspirazioni dittatoriali. Le scaramucce al confine divennero sempre più frequenti, culminando nel colpo di mano compiuto da un manipolo di lealisti hammin, che liberò dei prigionieri dalle segrete del palazzo del Primarca. Fu uno smacco grave per Ridford, che accelerò la ricerca di nuove alleanze. Così nacque un patto segreto tra Hammerheim e i mercenari di Grifis, alleanza che avrebbe cambiato le sorti del conflitto.

Fu anche un tempo di matrimoni e apparizioni misteriose: Gilbert Ridford sposò l’elfa sindar Galadriel in un doppio rito – a Tiond e poi a Edorel – unendo idealmente due culture. Nello stesso periodo, guerrieri in armature lucenti, con spade fiammeggianti, comparvero in varie regioni, esigendo la consegna di un traditore di nome Garsinor, e minacciando di radere al suolo ogni città se le loro richieste non fossero state esaudite.

Mentre il mondo umano si frammentava e l'instabilità regnava sovrana, un ulteriore colpo venne inferto all’unità di Ardania: nacque la Chiesa d’Ardania, con Aral Caladan come Sommo Pontefice. Un altro pilastro dell’Impero umano si separava. E mentre Ridford perdeva terreno, l’Università di Edorel tornava a brillare. A Hammerheim, Enderel lasciò la reggenza, avendo ricondotto l’ordine e indebolito le mire espansionistiche del Primarca. Il potere passò così a un altro Accademico, Oskatat, Tetrarca del Tramonto. Anche Helcaraxe cambiò guida: Aefrid Olkem, fautore della potenza militare del regno, cedette il posto a Saxon Feanor.

Intanto, stranezze si moltiplicavano: a Eracles, una ragazza fu rapita da un giovane eccentrico; a Helcaraxe, un meteorite caduto tra i ghiacci aveva dato vita a strane piante e funghi. Il metallo di cui era composto, chiamato Agapite, fu oggetto di studio e contesa, con le scorte divise tra regni e carovane assaltate da briganti guidati dal famigerato Alì Kall, figlio del leggendario Kalim.

Ma non tutto era guerra. A Solfeggiante, le Olimpiadi – organizzate dalla Compagnia del Sigillo e ospitate da Hammerheim, Tiond e Amon – riaccesero la speranza. Competizioni di ogni genere animarono le città, riunendo le razze sotto il segno della sfida e della collaborazione. Tuttavia, la pace fu presto macchiata dall’apparizione di una figura inquietante: il Nero Paladino, su un destriero oscuro e armato di una lama fiammeggiante. Egli parlò di tre armate delle tenebre, e due di esse si abbatterono su Amon e Edorel. Ridford, travolto dagli eventi, abdicò in favore del maresciallo Tuzzis, lasciando una Edorel autonoma, ma ferita.

La guerra, infine, giunse al suo epilogo. Grifis e i suoi mercenari rovesciarono il governo militare di Edorel con una brillante strategia. Il nuovo Re del Primarcato avviò una politica di rinascita culturale e artistica, in netto contrasto con l’oppressione del passato. Come previsto dagli accordi, i territori settentrionali vennero ceduti ai baroni Claus von Kessel e Lityarè, che li unirono a Helcaraxe, ad eccezione del villaggio indipendente di Picco dell’Aquila.

L’anno si chiuse con eventi misteriosi e solenni. A sud di Nosper comparve un circo itinerante popolato da creature straordinarie. A Tiond, la morte dell’Haràn Agae En Nimbreth per mano dell’antipaladino Kirowon sconvolse il popolo elfico, ma il sacrificio del re venne onorato e la sua eredità raccolta da Jerzat, nuovo sovrano. Pochi giorni dopo, Kirowon affrontò la verità del suo passato in un duello fatale con Surtur, trovando infine la pace. Nel Regno della Luce, l’Ordine dei Cavalieri del Drago venne fondato sotto la guida di Alanthir Meriadon, simbolo della rinascita elfica.

Non mancarono neppure i piccoli scandali: ad Hammerheim, una cerimonia non autorizzata costrinse due Tetrarchi Anziani, Ardanos MacBarlow ed Elron, a subire un’umiliazione pubblica, retrocessi temporaneamente allo stato di Apprendisti.

I vertici del potere nei grandi regni di Ardania sono ormai mutati. Ad Amon, Valorium Darkbane ha preso il potere con un colpo di stato, destituendo Re Redual e costringendolo all’esilio nella lontana Edorel. Il nuovo sovrano si è posto l’ambizioso obiettivo di riportare la decaduta roccaforte e i suoi legionari al perduto splendore.
Ad Ondolinde, invece, la guida del regno è passata nelle mani della Bianca Dama Ilinsor, che ha assunto il ruolo di Guida degli Ondolindenore.

Nel frattempo, Hammerheim mira a riprendere ciò che aveva abbandonato con leggerezza dopo la Grande Guerra: la conquista di Amon, accusata di aver stretto alleanze con l’eretico Ali’Kall. Il piano, orchestrato dalla capitale umana con il sostegno dell’Accademia delle Arti, della Chiesa di Ardania e di alcune compagnie mercenarie, viene però scoperto. Ne scaturisce una cruenta battaglia a Seiland, testa di ponte dell’offensiva contro Amon.
Nonostante l’eroismo dei legionari, l’alleanza schiaccia numericamente le difese amoniane, travolgendole in breve tempo, pur a costo di ingenti perdite.

Dopo l’assalto, Amon si affretta a mettere ordine nei propri ranghi e a ricostruire alleanze: sigla un accordo con la Chiesa di Ardania, garantendo la propria neutralità nei futuri conflitti, rinnega le accuse di eresia e bandisce ufficialmente le Ombre dalla roccaforte. Seguono riforme profonde nelle cariche pubbliche e nella struttura del comando militare. I venti di guerra, pare, hanno scosso Amon dal torpore che rischiava di condurlo alla rovina.

Lungo le coste elfiche, intanto, fa la sua comparsa un vecchio pirata mezz’elfo: Chiomafuoco, così chiamato per la sua chioma rosso fiamma. A bordo della sua flotta di galeoni, solca i mari alla ricerca di tesori e gloria.
La sua prima apparizione è a Rotiniel, dove guida un’imponente invasione e ottiene un riscatto pagato da Nigel, cittadino hammerheimiano. Il gesto gli costa l’esilio dal porto elfico, i cui abitanti avrebbero preferito combattere il pirata piuttosto che scendere a patti.

In seguito, Chiomafuoco attacca senza apparente motivo il tempio di Earlann, devastandolo. Solo Xell riesce a intuire il vero obiettivo del raid: le Lacrime di Earlann, un’antichissima reliquia custodita nel tempio da secoli. Grazie al suo intervento, il sacro oggetto viene protetto e le forze del pirata vengono sconfitte dai valorosi eroi accorsi in difesa. Le autorità di Rotiniel hanno messo una cospicua taglia sulla testa del corsaro.

Infine, verso la fine dell'anno, Sindar e Quenya si riuniscono in concilio. Un oscuro presagio grava sul Doriath, scaturito dal ritrovamento di una misteriosa pietra. Un nuovo pericolo sembra affacciarsi sull’antica terra elfica.

Così si concluse l’anno 266, in un turbinio di guerre, nascite, cadute e speranze. L’ombra del Periodo Oscuro si era ormai posata sull’intero continente, ma nelle crepe lasciate dal crollo dell’ordine antico, già germogliavano nuove visioni, nuove alleanze, e forse, i primi semi di una futura rinascita.