I nonmorti più comuni di cui finora si è scritto sono creature che conservano soltanto frammenti degenerati delle menti che avevano da vivi, in cui difficilmente sono riconoscibili tracce delle loro precedenti identità.
Non vale altrettanto per i Lich, una delle varianti di nonmorti più potenti e pericolose in circolazione. La trasformazione in queste creature è il risultato di una scelta volontaria compiuta in genere dagli incantatori più esecrabili allo scopo di permanere tra i vivi dopo la morte e continuare a perseguire le loro ambizioni. I dettagli del procedimento necessario sono ignoti alla maggior parte degli studiosi ma si vocifera che soltanto gli arcanisti più potenti potrebbero affrontarlo con speranze di successo. Sembra infatti che richieda vaste sapienze occulte, ingenti risorse e gravi sacrifici, oltre a comportare il rischio di un decesso definitivo. Se l'esecuzione fosse impeccabile, il ritualista morirebbe ma la sua anima non abbandonerebbe il corpo defunto ed egli si risveglierebbe come Lich. Da quel momento in avanti, se venisse ucciso di nuovo, la sua anima non accederebbe all'Oltretomba ma si trasferirebbe in un filatterio appositamente predisposto. Entro pochi giorni, il corpo danneggiato si manifesterebbe risanato nei paraggi dell'oggetto ed essa potrebbe tornare ad abitarlo. Questa possibilità assicura ai Lich l'immortalità, finché non subiscono sia la distruzione fisica che quella del loro filatterio.
Inizialmente, questi nonmorti conservano intatti il loro aspetto e le loro personalità. Con il tempo, tuttavia, la decomposizione delle loro membra conferisce loro sembianze comparabili prima a quelle degli zombie o poi a quelle degli scheletri. I più attenti ritardano questo destino sfruttando conservanti alchemici o sottoponendosi a procedure di mummificazione.
Lo scorrere dei secoli non incide soltanto sui corpi dei Lich. I ricordi della loro vita precedente gradualmente svaniscono, le loro passioni terrene si dissolvono e la maggior parte delle preoccupazioni che animano i vivi diventano insignificanti. L'oblio del passato e la perdita dei legami spingono molti Lich ad abbandonare le identità che avevano un tempo, in favore di pseudonimi oscuri o titoli inquietanti.
Continuare a prosperare dopo la morte richiede un'eccezionale forza di volontà e straordinari sistemi di preservazione e autodifesa. In molti Lich queste necessità sfociano in un'ossessiva ricerca di maggiore potere magico, che può arrivare a farli apparire sull'orlo della pazzia. Molti diventano freddi, paranoici e macchinatori, focalizzati soltanto sui propri obiettivi e privi di interesse o compassione verso i vivi. Questo li rende estremamente pericolosi, sebbene non necessariamente perfidi o nocivi come le credenze li dipingono. Di rado, alcuni Lich si sono dimostrati persino disposti a confronti civili, a scambi di conoscenze o ad istruire apprendisti. Alcune fonti tuttavia sostengono che la persistenza di un Lich non sia gratuita ed esiga la commissione costante di nefandezze, come sacrifici di innocenti a potenze oscure, alimentarsi di anime altrui per mantenere vigorosa la propria o consumarle per garantire la longevità del proprio filatterio.
Si mormora che esistano varianti di Lich che non avrebbero ottenuto la loro condizione ricorrendo alle arti arcane ma affidandosi al patrocinio di divinità oscure, antichi idoli e demoni. Quel che è certo è che, a differenza di altre forme di nonmorte, questa non è acquisibile a causa di inquietudini, morbi, maledizioni o possessioni.