Origini della razza
Gli orchi sono una progenie elfica corrotta nella mente e nel corpo, essi vengono chiamati Ghauna, dalle popolazioni elfiche, termine che sta per ‘imperfetti’ o ‘reietti’.
Accadeva nelle comunità elfiche che, ad intervalli di molte stagioni, venissero alla luce neonati con varie malformazioni, poi ripudiati ma lasciati vivere e crescere nella comunità, sebbene ai margini, e con compiti sempre molto umili. Nel corso dei secoli i primi Ghauna, il primordio di ciò che oggi conosciamo come Orchi, cominciarono ad unirsi e riprodursi tra loro, divenendo sempre piú numerosi e distanziandosi sempre di piú dagli elfi che li sottomettevano.
La storia elfica individua nella nascita del figlio deforme di Re Feonwe e della Regina Aetheldore il punto di svolta nella vita dei Ghauna. Essi misero alla luce infatti un reietto, ripudiandolo e dando notizia della sua morte, che in realtà fu adottato dalla comunità Ghauna. Nessuno conosceva le sue origini, cosí come la maggior parte dei Ghauna che venivano abbandonati nei boschi e di rado risalivano ai propri veri genitori. Il giovane reietto, figlio dei reali, crebbe sano, forte ed eccezionalmente intelligente per essere un Ghauna.
Fu cosí che gli fu dato il nome di Ghaunadaur, che nella lingua degli ‘imperfetti’ significava ‘il migliore fra i Ghauna’. Sin da giovane Ghaunadaur fu riconosciuto, dai suoi stessi simili, come capo della principale comunità, mantenendo per’ ben celata la sua presenza agli occhi degli elfi. Con la presa di coscienza dello stato meschino in cui i Ghauna erano condizionati a vivere, cresce anche in Ghaunandur l’idea della forza della propria razza e cosí arrivò a guidare l’insurrezione dei reietti contro gli elfi.
Le sorti della battaglia volsero a favore degli elfi, complice la loro sapienza nell’uso della magia, sconosciuta ai Ghauna. Sedata col sangue la rivolta, i Ghauna rimanenti vennero graziati e fu concesso loro di vivere lontano dalle terre elfiche. Ghaunandur perciò radunò i suoi sulle coste ad ovest e partí, con imbarcazioni rudimentali, dando inizio agli anni dell’Esilio dall’Hildoriath e degli ‘imperfetti’ nulla si seppe piú per molti e molti secoli…
Prima comunità orchesca
Il lungo viaggio li porta ad approdare sull’isola conosciuta come Vulcano, ad ovest delle terre elfiche. Lí, impreparati alla vita fuori dall’Hildoriath, trascorrono molti decenni tra gli stenti, esasperando le caratteristiche di brutalità e forza fisica, disgregati dapprima, nemici gli uni con gli altri, poi col tempo riunendosi, per sopravvivere insieme in un’isola impervia e spesso invasa dalla lava di un vulcano ancora attivo. Diventano una società tribale dove l’unica legge è quella del piú forte, gli accoppiamenti avvengono anche tra consanguinei e i piú deboli vengono soppressi.
Il culto del Fuoco
Sono passati alcuni secoli, Ghaunadaur è ancora il piú forte, guida l’intero popolo dei Ghauna anche grazie alla sua scaltrezza e lungimiranza, caratteristiche forti in lui essendo figlio puro di due reali elfici. Durante un’esplorazione ai piedi della montagna vulcano Ghaunadaur scopre un passaggio dove lava e fumi sono meno forti, l’ambiente è respirabile e là guida alcuni dei suoi prescelti raccontandogli che lo Spirito del Fuoco aveva rivelato che quello era il luogo prescelto per far risorgere il popolo dei reietti. Infatti è là che con la lava che ribolliva in alcune conche, riscoprono l’arte della forgiatura, ritornando ad usare metalli e a costruire le prime armi rudimentali, declassando quelle in osso o in pietra. Per mesi e mesi una moltitudine di orchi lavora incessantemente all’estrazione mineraria ed alla forgiatura, nelle caverne del Monte Vulcano divenuto tempio, dove Ghaunadaur si dichiara portavoce e sciamano dello Spirito del Fuoco. Il culto del Fuoco si diffonde, le prime costruzioni adibite ad abitazioni vengono rinforzate, cosí come le imbarcazioni, viene preparata una flotta, le gerarchie interne si articolano. La società è tribale ma sempre con un capo, i prescelti, gli sciamani. Tutti indistintamente coltivano l’arte bellica, che è furiosa, incontrollata. Nel vulcano, tempio e forgia, hanno accesso solo i designati da Ghaunadaur.
Schiavitú dei Minotauri
La necessità di una quantità sempre maggiore di metalli e legnami, spinge una spedizione di esploratori Ghauna alla ricerca di altre terre, che li condurrà su un’isola a nord di quella del Vulcano, abitata da un gruppo di Minotauri. Questi vengono catturati in grande quantità e portati sull’isola per essere schiavizzati ed impiegati nelle miniere o nei boschi. I Minotauri piú abili nell’artigianato vengono condotti alle forge, altri invece sacrificati nei rituali allo Spirito del Fuoco. Quelli che spiccavano per particolari conoscenze sciamaniche invece, vengono affiancati agli sciamani orchi e questi, dai Minotauri stessi, apprendono maggiori conoscenze divinatorie e magiche, fino anche alla necromanzia. I Minotauri sciamani, stringendo un patto con Ghaunadaur, ottengono di ritornare sulla loro isola per perfezionare la loro razza, con le nuove conoscenze apprese, e divenire alleati del popolo dei Ghana.
Ritorno nell’Hildoriath
L’intento di Ghaunadaur è quello di ritornare nell’Hildoriath per riprendere ciò che a suo avviso gli spetta di diritto: le terre natie. A questo intento i Ghauna lavorano per decenni e decenni, formando squadre di esploratori, guerrieri, sciamani che imparano a manipolare gli elementi con una magia rudimentale mista al culto religioso.
Infine arriva il momento della partenza, nessuno rimane sull’isola, è una vera e propria spedizione di colonizzazione. Ghaunadaur celebra un rituale propiziatorio allo Spirito del Fuoco, nel vulcano vengono sacrificati i Ghauna deboli e piú piccoli, tutto viene dato alla lava. Dietro si lasciano un’isola in fiamme e null’altro.
L’approdo di Ghaunadaur e dei suoi nell’Hildoriath porta allo scontro storico tra Elfi e Ghauna. Gli invasori che giungono da lontano sono quasi irriconoscibili per gli elfi: deformi, sanguinari, feroci, seppur fisicamente non sono ancora come gli orchi che oggi siamo abituati a vedere. Al loro seguito hanno Minotauri schiavi, bestie trasportatrici e resistenti.
Lo scontro porta alla morte dei condottieri di entrambe le fazioni: il Principe degli Elfi Thorondil da una parte, la guida dei Ghauan, Ghaunadaur dall’altra.
Gli orchi superstiti si sperdono, un piccolo gruppo si rifugia in qualche caverna nel basso Hildoriath, mentre la maggior parte degli altri scappa verso le coste, portando con sé l’arma della loro guida. I Minotauri si disperdono approfittando della situazione e rimangono nelle terre degli elfi, aggregandosi tra di essi in regioni distanti.
Gli orchi che salpano con le imbarcazioni fanno rotta inversa, cercando di tornare all’isola Vulcano ma la foga, l’inesperienza, l’assenza del loro capo che conosceva la navigazione meglio di chiunque altro, li fa perdere in mare, sbagliando approdo e, invece dell’isola che ben conoscono, raggiungono la costa est del continente umano, qui si ritrovano nella foresta oggi conosciuta col nome di Triskele. Lungamente camminano alla ricerca di un posto sicuro dove insediarsi, lasciando dietro sé solo morte e scempio. Scompare l’idea di ritornare sull’isola Vulcano sulla quale avevano lasciato solo villaggi inceneriti e se ne tengono lontani temendo, a causa del loro fallimento bellico, l’ira dello Spirito del Fuoco che risiedeva nel Vulcano stesso.
Fondazione di Dunthragnir
Dopo un lungo periodo migratorio gli orchi si imbattono nell’alta catena montuosa dei Monti Orquirian e, non riuscendo a valicarla, risalgono fino a nord tanto da imbattersi in un’altra catena. Là, sentendosi al sicuro circondati dai monti, fondano il primo accampamento orchesco nelle terre selvagge: Dunthragnir. Questo è l’inizio di una nuova civiltà, che via via si distanzierà sempre piú da quella dei Ghauna primigeni, per divenire quella tribale che oggi siamo abituati a scorgere.
Ghaunadaur, leggenda e ricordo, viene assunto come divinità, una mescolanza del loro primordiale capo e dello Spirito del Fuoco di cui era portavoce e sciamano. La sua arma viene posta come reliquia sacra, gli sciamani diffondono l’idea che l’arma di Ghaunadaur ha in sé lo spirito e la sua forza, poiché l’arma di un combattente è la sua estensione terrena. Rubargliela è levargli quella forza, conservarla è impadronirsene.