Linea ruolistica

I Tremecciani sono uomini e donne dalla pelle scura, temprati dal sole e dalla sabbia, eleganti nei movimenti e riccamente adornati con gioielli, tessuti ampi e profumi intensi. Cavalcano ostard, lama e i pregiati Cavalcadune, discendenti degli antichi sauri del deserto, fondamentali per la sopravvivenza in un ambiente ostile. Nonostante siano stanziati da secoli nell’Oasi, conservano uno spirito nomade, pragmatico e fatalista, profondamente legato alla ciclicità della natura.

La loro società si fonda su un unico pilastro: il Sultano, sovrano assoluto con potere totale su persone e territori. Attorno a lui si sviluppano intrighi e giochi di potere, soprattutto nei periodi di governo meno illuminato. La popolazione è organizzata in “tende”, nuclei familiari anche allargati per adozione e guidati da un Capotenda, che al tempo stesso costituiscono caste rigide e gerarchiche, difficilmente modificabili se non per volontà del Sultano. Cultura raffinata e profondamente conservatrice, quella tremecciana attribuisce grande valore al rango e al rispetto delle tradizioni.

Ai vertici della società dominano apparenza e cerimoniale, simboli di prestigio e autorità, mentre per guerrieri e artigiani la vita è più dura ed essenziale, segnata dalla scarsità di risorse e dalla necessità di sopravvivere con astuzia e resilienza. Le principali fonti di sostentamento restano la caccia e il commercio, fondamentali per la vita dell’oasi e per i traffici nel deserto. Al di fuori delle caste si trovano gli schiavi, un tempo parte integrante della società: considerati proprietà del padrone, potevano tuttavia essere istruiti e, in alcuni casi, ottenere la libertà, spesso legata alla conversione.

La fede permea ogni aspetto della vita: i Tremecciani venerano Akkron, l’Unico, e molti rendono omaggio anche a Lostris, sua ancella prediletta. I Quattro Pilastri – Ospitalità, Parsimonia, Vigore e Fedeltà – guidano sia la vita spirituale sia quella quotidiana, rappresentando principi fondamentali per sopravvivere nel deserto e avvicinarsi al divino. Il mondo non è visto in termini di bene e male, ma come manifestazione di un equilibrio superiore.