Storia

IL CULTO DEI SETTE

Scritto da Arasius, il Leone Lucente, ex-Generale della Mano dell'Imperatore Julian Da Silva di Hammerheim, secondogenito di Re Agravain di Amon

Il culto dei Sette è la religione prevalente tra gli abitanti del Continente Umano, delle coste occidentali e orientali delle Terre Selvagge e delle isole dei mari meridionali e orientali di Ardania.
Con lo scorrere dei millenni, la maggior parte dei loro fedeli ha dimenticato che gli Uomini giunsero su Ardania dal proprio mondo originario durante la Guerra dei Portali, alla fine del XVIII millennio prima dell'istituzione del Calendario Imperiale. Vi restarono sigillati a partire dal -16298 C.I., quando i varchi tra i mondi vennero chiusi per sempre. Rimasti separati dai propri creatori, alcuni iniziarono a venerare idoli e divinità locali, altri vennero costretti dagli Elfi ad obbedire ai dogmi dei Valar.
Nel -9173 C.I. la sciamana Dolort sperimentò delle visioni attraverso cui apprese la verità perduta in circa sette millenni di paganesimo. Assunse allora il ruolo di Suprema Sacerdotessa di Crom, bandì ogni culto pagano fino ad allora praticato dalla sua comunità e insieme ai suoi seguaci iniziò a fare proselitismo in favore dei Sette. Grazie a lei, gli Uomini scoprirono di aver ricevuto dai Creatori tanto le virtù necessarie a dominare il mondo quanto i vizi che avrebbero potuto condurli alla rovina; che la loro missione era moltiplicarsi ed espandersi per aumentare la grandezza degli Dei primevi; e che coloro che li avessero serviti degnamente sarebbero stati accolti dopo la morte nella gloria dei loro reami ultraterreni.
Gli Elfi, che all'epoca esercitavano la propria egemonia su tutti i continenti, giudicarono blasfemi gli adepti della nuova religione e li perseguitarono sfruttando la loro magia e i loro mezzi superiori. Le repressioni impedirono a Dolort di realizzare il suo sogno di ricondurre tutti gli Uomini al culto dei loro Creatori ma i suoi successori riuscirono a diffonderne la fede in segreto. Nel -8855 C.I., le adesioni avevano raggiunto un'ampiezza tale che gli Elfi dovettero riconoscere l'impossibilità di prevalere. Quello infatti venne ricordato come l'Anno della Processione, perché i grandi sacerdoti dei cleri dei Sette mobilitarono milioni di fedeli affinché partecipassero ad un'immensa processione che li condusse fino alla capitale delle colonie elfiche. Là chiesero il riconoscimento del loro culto e, di fronte a quello spettacolo senza precedenti, gli Elfi furono costretti ad annunciare la fine delle persecuzioni.
Libera di espandersi, nei millenni successivi la fede nei Sette raggiunse ogni angolo delle terre abitate dagli Uomini. Secondo i dettami di Dolort, con la parola e con la spada la maggior parte dei popoli venne convinta ad abbandonare i culti pagani e ad abbracciare la nuova religione. Abbondano i miti risalenti a questo periodo che ritraggono Crom o i suoi seguaci impegnati in duelli, battaglie e crociate contro numi misteriosi, semidei, idoli, presenze, spiriti, demoni e i loro seguaci corrotti. Esistono inoltre leggende in cui Aengus si oppone ai Signori del fuoco e delle montagne e altre in cui Danu rovescia Signori della notte e del mare. Spesso, in questi racconti, l'ombra di Vashnaar non era lontana.
Nel corso dei millenni, i Sette si evolvettero insieme ai popoli che li veneravano, acquisendo nuove aree di influenza e di conseguenza maggiore potere. Crom, oltre all'autorità sulla legge e sulla guerra, acquisì anche quella sulla giustizia; Althea, che in principio era una madre mutevole come le stagioni, assunse la fisionomia della regina delle messi; Aengus, che governava il fuoco e le montagne, padroneggiò l'artigianato; Danu, che era la fiera dama della luna, conquistò la sovranità dei mari; Awen, nato Dio della pietà e maturato in Dio dell'amore già in età mitica, divenne l'ispiratore delle arti; Oghmar, che presiedeva ogni forma di conoscenza, divenne un maestro nelle arti arcane; Vashnaar, signore dell'indeterminato e dell'inconoscibile, divenne l'incarnazione delle paure di ogni epoca.
Per promuovere la fede nei rispettivi patroni, la maggioranza dei loro prescelti svolgeva mansioni e celebrava riti riconducibili alle loro prerogative, sia quando aderivano ad istituzioni religiose dalla devozione eterogenea, sia quando si organizzavano in congreghe omogenee. 
Per i Cromiti era la norma che consacrassero i sovrani; sostenessero i governi legittimi; pretendessero dall'aristocrazia condotte nobili; contribuissero alla stesura e all'applicazione delle leggi; sovrintendessero i giuramenti; educassero la popolazione alla rettitudine; presiedessero i tribunali; mantenessero l'ordine pubblico; smascherassero i corrotti; perseguissero i criminali; contrastassero i sovversivi; imponessero la disciplina agli eserciti; combattessero in prima linea barbari, pagani, orchi e demoni. 
Gli Altheani si dedicavano a benedire il focolare domestico; favorire le gravidanze; assistere le partorienti; celebrare le nuove nascite; propiziare l'agricoltura, l'allevamento e la caccia; mitigare la fame e le carestie; allontanare le bestie feroci dagli abitati; contrastare morbi e parassiti attraverso rimedi erboristici; praticare l'ornitomanzia e l'aruspicina; proteggere le foreste dagli abusi; combattere ogni minaccia all'ordine naturale.
Gli Aengussiani costruivano e inauguravano fortificazioni ed opere pubbliche; fornivano armi benedette ai singoli e agli eserciti; costruivano macchine da guerra; addestravano e finanziavano gli artigiani; favorivano il commercio; illuminavano i centri abitati; domavano gli incendi; predicevano i terremoti e le eruzioni vulcaniche; proteggevano le proprietà dai ladri; bruciavano vivi i nemici del loro Dio; combattevano le creature ostili del sottosuolo, come i troll o i draghi. 
I Danuiti erano promotori del progresso; combattenti per la libertà; nemici degli oppressori; ispiratori di rivoluzioni; protettori degli esuli; difensori delle vergini; vendicatori dell'onore della loro Dea; costruttori e inauguratori di navi; propiziatori della pesca; navigatori; astronomi, astrologi; meteorologi; cacciatori di mostri marini, predatori notturni ed estranei caduti dalle stelle.
Gli Aweniti erano mediatori, conciliatori e pacificatori; favorivano gli innamoramenti; celebravano i matrimoni; insegnavano le arti coniugali; coltivavano il piacere dei sensi; si dedicavano alle arti, alla musica e alla poesia; proteggevano gli artisti e ne finanziavano le opere; confortavano gli afflitti nello spirito; alleviavano le sofferenze dei malati; esortavano alla carità e raccoglievano le elemosine per distribuirle agli indigenti.
Gli Oghmariti si occupavano di esplorazione, archeologia, scienze naturali, alchimia, filosofia, teologia, studi arcani e tradizioni bardiche; inauguravano e gestivano scuole, accademie e biblioteche; educavano e consigliavano sovrani e aristocratici; alfabetizzavano i meno abbienti; consacravano i maghi e ne arginavano gli eccessi; conservavano la memoria storica delle comunità e dei popoli; copiavano e restauravano gli antichi manoscritti; diffondevano la conoscenza operando da sapienti e bardi erranti; si dedicavano al vaticinio, alla cristallomanzia, alla runomanzia, alla cartomanzia, alla capnomanzia e all'oneiromanzia.
I Vashnaariani raccoglievano in segreto le confessioni dei peccatori e li punivano in proporzione alla gravità delle loro colpe, in modo che non dovessero espiarle nell'oltretomba; ricercavano e perseguitavano gli impenitenti; eseguivano le condanne a morte, le eutanasie, le ecatombi e i sacrifici umani; officiavano i funerali; prevenivano le inquietudini dei morti; richiamavano i defunti dall'oltretomba per flagellare i nemici del loro Dio; placavano o assoggettavano gli spiriti maligni o i demoni; si dedicavano allo studio dell'occulto, alle pratiche esoteriche e ai riti di sangue; operavano nell'ombra come informatori, infiltrati, spie o sicari.
Nessun clero contestava le prerogative degli altri, poiché le aree di influenza di ciascuna Divinità erano universalmente riconosciute e ogni tentativo di sconfessarle o usurparle era considerato un'eresia. Questo rispetto reciproco garantiva che ogni bisogno della società fosse soddisfatto, come nei regni in cui i ministeri vengono affidati ai dignitari più capaci.
I singoli cleri, tuttavia, non si limitavano a svolgere le loro funzioni ma erano anche dediti alla diffusione della dottrina del proprio patrono e alla promozione dei suoi interessi. All'interno delle istituzioni miste, delle comunità o dei regni era quindi frequente la formazione di correnti ideologiche che competevano per l'egemonia, a volte attraverso la dialettica, altre volte con il ricorso alla violenza. Così le discordie che dagli albori dividono gli Dei e un giorno condurranno al Gotterdammerung hanno sempre trovato riflesso sia negli animi dei singoli che nelle società e continueranno a farlo fino alla fine dei tempi. 
I Cromiti infatti aspiravano ad un mondo unito in un impero universale, con un sovrano equanime sul trono, una società ordinata e schiere di nobili guerrieri pronti a difenderlo; gli Altheani coltivavano l'idea di rendere il mondo un idillio tranquillo e fruttifero, abitato da comunità responsabili che convivessero in armonia con la natura; gli Aengussiani si prefiggevano di plasmare il mondo in una fortezza robusta e funzionale, in cui i residenti operassero diligentemente nel rispetto dei metodi tradizionali e ogni stravaganza fosse bandita; i Danuiti speravano in un mondo senza sovrani e senza confini, in cui ciascuno potesse vivere svincolato dalle catene altrui e seguire i propri sogni; gli Aweniti desideravano un mondo pacifico e raffinato, in cui si potesse vivere da fratelli solidali nella condivisione dei suoi piaceri e delle sue ricchezze; gli Oghmariti auspicavano un mondo retto da illuminati, in cui ragione, conoscenza e tolleranza avessero definitivamente prevalso su irrazionalità, superstizione e violenza; i Vashnaariani ambivano a un mondo diviso in domini rivali, dove la competizione separasse incessantemente i migliori dai peggiori, affinché i primi prosperassero e i secondi soccombessero.
Quando l'Imperatore Julian Da Silva realizzò l'aspirazione dei Cromiti riunendo tutti i regni conosciuti nel suo impero, venne ottenebrato dalla paura che potesse crollare e nell'A.I. 218 commise per la prima volta il peccato di vietare il culto di un Dio. Negò infatti tutte le prerogative di Vashnaar e ne sterminò i favoriti, producendo conseguenze catastrofiche. 
I cleri dei Sette si ridussero a diventare soldati nel conflitto permanente tra gli aderenti alla nuova ortodossia e gli eretici, spesso rinunciando a diffondere le proprie dottrine o ad esercitare le proprie mansioni per concentrarsi sul conflitto con il nemico. Il divieto di continuare a propiziare il Dio della Morte produsse nuovi riti funebri che non lo prevedevano e, a causa del conseguente smarrimento delle anime, richiedevano la cremazione delle salme per prevenirne il risveglio. L'elevazione della fede in Vashnaar a peccato per eccellenza rese secondarie tutte le altre colpe, mentre impedire al suo clero di esercitare la funzione del castigo dei peccatori favorì il dilagare della miscredenza, dell'empietà e della degenerazione. Nel frattempo, le sette vashnaariane reduci dagli stermini si sentirono in dovere di risvegliare i morti e convocare i demoni per castigare gli oppositori del loro Signore, diventando artefici di massacri inauditi.
Il ritorno degli Eterni nell'A.I. 286 sancì la fine del divieto del culto di Vashnaar praticato secondo le loro usanze e avviò un'epoca di recupero alle antiche dottrine. La diffusione dei loro insegnamenti spinse infatti gli altri cleri a mobilitarsi per non essere da meno nel restauro delle loro funzioni tradizionali, nella promozione del loro messaggio e nel reclutamento di nuovi seguaci. Sebbene nessun regno odierno presenti una distribuzione equilibrata di rappresentanti dei Sette, tutti i loro maggiori centri abitati ormai ospitano almeno un curato per ciascuna Divinità, affinché siano garantite le necessità fondamentali della popolazione. Come avveniva prima che l'Impero imponesse universalmente la propria etica, i cleri predominanti nelle varie regioni sono tornati a influenzarne l'ideologia, a ispirarne i costumi, a determinarne le priorità e a condizionarne la politica. Grazie all'ampiezza delle loro schiere, alla devozione della popolazione e alle loro ingenti risorse, in genere sono anche gli unici in grado di compiere miracoli di ordine superiore e di esercitare un autentico ruolo oracolare.
Oggi, il clero di Crom mantiene la prima linea nella guerra alla corruzione, alle eresie, ai demoni, ai nonmorti e agli orchi ma è tornato a dedicarsi anche alla sua missione originaria di debellare i culti pagani per ricondurre tutti gli Uomini alla venerazione del Padre Supremo e degli altri Creatori. Il clero di Althea, nei centri abitati, ha recuperato il suo ruolo di mitigatore della contrapposizione ideologica tra Cromiti e Vashnaariani e, lontano dai centri abitati, si sta liberando delle contaminazioni stregonesche, sciamaniche e druidiche che ne aveva distorto i precetti, in modo da recuperare la propria vocazione antropocentrica. I cleri di Aengus e di Danu sono quelli maggiormente offesi dall'apostasia commessa da Helcaraxe nei confronti dei Sette nell'A.I. 285 e bramano l'occasione di dar sfogo alla loro collera e prendersi la loro vendetta per gli oltraggi inflitti ai loro patroni. Il clero di Awen, nella speranza di un'ulteriore riduzione dei conflitti, agisce da mediatore tra tutti i cleri e promuove nelle popolazioni la coesione fraterna, il perdono per i torti commessi nei decenni passati e la misericordia per i pagani disponibili ad ascoltare il messaggio dei Sette. Il clero di Oghmar, più di tutti, si sta dedicando alla riscoperta delle sapienze religiose perdute, alla contemplazione delle loro complessità, alla confutazione di quelle apocrife, alla diffusione della conoscenza dei testi sacri sia tra i potenti che tra i popolani e alla decostruzione delle credenze pagane. Il dilagare della necromanzia, della goezia e della demonologia nel ventennio precedente ha reso il clero di Vashnaar il più attivo nella caccia agli eretici che tutt'oggi praticano tali arti secondo interpretazioni distorte dei dettami del Dio; esso è inoltre il più impegnato nell'arginare l'influenza dei pantheon rivali e le ingerenze delle razze longeve nelle questioni umane.
Siamo soltanto agli inizi della restaurazione delle istituzioni religiose compromesse dalle politiche dell'Imperatore Julian da Silva e destabilizzate dal disordine portato dal crollo del suo regime. Negli anni venturi i cleri dei Sette dovranno dimostrare di aver compreso gli errori commessi e di saper nuovamente esercitare le proprie prerogative, senza rinnegare quelle degli altri e senza permettere la manifestazione di nuove degenerazioni. Solo il tempo dirà se gli antichi rancori sono stati superati e se, nonostante le inevitabili differenze, i cleri sapranno ritrovare un equilibrio capace di garantire la prosperità del mondo.
Possa la nuova era essere benedetta delle migliori ispirazioni provenienti da ciascuno dei Sette, affinché i mortali riescano ad onorare i doni ricevuti dai propri Creatori e compiere il destino loro affidato.