Nella visione elfica, il mezz’elfo è considerato un’anomalia, un frutto nato dall’incontro di due mondi troppo distanti per fondersi in equilibrio. Così come alcune mode o consuetudini umane possono essere occasionalmente tollerate come effimere contaminazioni, anche il legame – talvolta affettivo, più spesso passionale – tra un elfo e un umano può essere temporaneamente accettato. Tuttavia, il risultato di tale unione, il mezz’elfo, è percepito come un errore del destino, un germoglio imperfetto sul ramo dell’Albero.
Poiché un mezz’elfo nasce solo da un’unione tra un elfo e un umano, è consuetudine che il parto avvenga nel continente elfico, o quanto meno si cerchi di garantirlo. Qui, in un ambiente controllato, il neonato è affidato a nutrici esperte e posto sotto la supervisione di un sacerdote o una sacerdotessa di Beltaine. Questa cura iniziale rappresenta l’unico gesto d’accoglienza che la Collettività Elfica è disposta a offrire. Dopo lo svezzamento, infatti, il destino del mezz’elfo è segnato: egli non potrà mai essere educato come un elfo, né potrà far parte della Collettività. La sua coscienza, la sua natura ibrida, lo escludono da quel sentire comune che costituisce il fondamento stesso della società elfica.
Il genitore elfico, consapevole fin dall’inizio di questa condizione, non potrà crescerlo. Non per mancanza d’amore, ma perché l’amore stesso, nella cultura elfica, si sublima nel rispetto dell’armonia collettiva. È per questo che quasi tutti i mezz’elfi vengono inviati nel continente umano una volta svezzati, affidati al genitore mortale o, quando ciò non è possibile, a comunità umane che possano prendersene cura.
Una tale scelta non nasce da un rifiuto crudele, ma da una profonda consapevolezza: la storia insegna che i mezz’elfi non sopravvivono a lungo nella società elfica. La loro vita, nel migliore dei casi, si spegne lentamente, schiacciata dal ritmo lento e contemplativo di una collettività che non riescono a comprendere e da cui non si sentono accolti. Nel peggiore, la loro esistenza si consuma nell’isolamento, nella dissonanza, nella progressiva perdita di sé.
È per questo che molti mezz’elfi, giunti all’età della consapevolezza, lasciano volontariamente i territori elfici per cercare un proprio cammino nel continente umano, oppure a Rotiniel, città portuale dove la presenza elfica si mescola con quella di altre razze in modo più fluido e tollerante. Lì, lontani dal rigore della Collettività, possono trovare uno spazio più consono alla loro natura duplice, sospesa tra luce e ombra, tra razze e destini che non si appartengono mai del tutto.