Il concetto del tempo, nella vita degli elfi, assume una dimensione peculiare e merita un’attenzione particolare. Un elfo, in condizioni ottimali, ha una speranza di vita compresa tra i 1350 e i 1400 anni. È in questo arco di tempo che l’elfo sente il cosiddetto Canto del Tulip, presagio del termine del proprio ciclo vitale. Non si registrano, negli ultimi quattromila anni, casi di elfi che abbiano superato tale soglia.
Sebbene dunque la vita elfica sia più breve rispetto a quella dei nani, l’assenza di una struttura sociale rigidamente organizzata — come accade invece nella società di Djare — lascia l’elfo in una condizione di perenne quiete, che talvolta sfocia in noia. Ciò è dovuto anche all’impostazione stessa della Collettività Elfica, che scoraggia l’arrivismo, il desiderio e perfino, in alcuni casi, la possibilità di accumulo di beni materiali o immateriali. Il tempo, quindi, scorre con lentezza, segnato da obblighi e impegni che il Concilio cittadino o la stessa Collettività assegnano al singolo elfo.
Come sarà approfondito successivamente, ogni elfo attraversa un lungo periodo di istruzione e apprendistato, pensato proprio per favorire l’integrazione all’interno della società e mitigare la percezione di uno scorrere del tempo altrimenti opprimente. Una volta conclusi tali obblighi, nella quotidianità l’elfo non si discosta poi molto dall’umano quanto a ricerca di svago, ma tende a privilegiare attività che colmino il tempo in maniera più duratura rispetto a una semplice rissa in locanda o a una bevuta tra amici.
L’educazione formale ricevuta e la predisposizione culturale spingono l’elfo a coltivare interessi profondi e continui, spesso collegati alla propria attività lavorativa: un falegname, ad esempio, potrà dedicarsi anche all’intaglio ornamentale, terminando un mobile dopo ulteriori settimane di perfezionamento. Altri si dedicano alla lettura o alla scrittura, approfondendo temi in cui eccellono per conoscenza.
Non è raro imbattersi in gruppi di elfi che si dedicano per giorni interi alla pittura, scambiandosi poi le opere realizzate per decorare le proprie abitazioni. Tra i passatempi prediletti spiccano inoltre i viaggi, quando le condizioni lo permettono, o le riunioni collettive per raccontare storie — spesso lunghissime — che vedono anche gli ascoltatori intervenire e contribuire alla narrazione.