Quanto già espresso consente di cogliere numerosi tratti distintivi della vita elfica, ma è opportuno soffermarsi su alcune abitudini e peculiarità che meritano un’attenzione specifica. Col tempo, la società elfica si è avvicinata in diversi aspetti a quella umana, un cambiamento attribuibile principalmente all’influenza dei Decadentisti, il cui operato ha progressivamente livellato il divario culturale che un tempo vedeva la civiltà elfica in netta supremazia.
Ciononostante, alcune eccellenze sono rimaste inalterate, come l’arte medica, che rimane quasi esclusivamente nelle mani della classe clericale. Si ritiene che, in assenza di tale avanzata conoscenza – magica o meno – la speranza di vita degli elfi non supererebbe i 500 o 600 anni. In realtà, l’evoluzione della loro razza è strettamente connessa a secoli di pratiche mediche che, agli occhi di altri popoli, rasentano il miracoloso. Questo lungo processo ha permesso agli elfi non solo di vivere più a lungo, ma anche di sviluppare caratteristiche fisiche uniche: una marcata resistenza agli sbalzi termici, un udito e una vista superiori alla media, e una bellezza naturale evidente anche ai più inesperti.
Tali doti si riflettono anche nel modo di vestire: gli elfi prediligono abiti leggeri, spesso molto aderenti, confezionati su misura per esaltare le forme. È frequente vederli indossare vesti sottili anche in pieno inverno. Nelle città, si spostano a piedi con passo misurato e composto, tanto da risultare estenuante agli occhi di un umano, ma perfettamente adatto al ritmo di un nano.
Nel relazionarsi con le altre razze, gli elfi adottano un atteggiamento generalmente tollerante e incline al dialogo. Evitano i conflitti, che ritengono sterili, preferendo il chiarimento al confronto armato. Gli umani, salvo rare eccezioni detti “amici degli elfi”, sono visti con sospetto: si crede che la loro coscienza individuale, troppo istintiva e priva di riflessione, li renda incapaci di comprendere e rispettare l’equilibrio naturale, che spesso violano con la loro brama di conquista e sfruttamento.
Ben diverso è il sentimento che gli elfi nutrono verso i nani. A causa di antiche narrazioni tramandate dagli stessi elfi, relative alla millenaria prigionia del popolo nanico, essi provano un profondo senso di colpa. Tali racconti, vicini alle tesi sostenute dai Decadentisti, hanno alimentato negli elfi un rispetto prudente verso i nani, i quali, tuttavia, si mostrano spesso diffidenti e ostili.
Ciò che distingue in modo inequivocabile la società elfica da ogni altra è il concetto di Collettività. Essa non implica la rinuncia alla coscienza individuale, bensì l’adesione a un sentire comune tanto profondo e radicato da rendere impensabile agire in modo dissonante. Alcune scelte, alcuni comportamenti, risultano talmente condivisi da tutta la popolazione da apparire come l’unica via possibile. Questo legame collettivo è tale da spingere un elfo, in casi estremi, a rinunciare alla propria vita se ciò dovesse servire al bene della Collettività. Fortunatamente, simili eventi sono rari: l’identificazione dell’elfo con la Collettività è tanto profonda da rendere impensabile una sua rottura senza conseguenze devastanti per la mente dell’individuo.
Anche la natura, secondo gli elfi, possiede una sua forma di collettività, il cui simbolo più alto è il Tulip: il tronco rappresenta la Collettività stessa, mentre i singoli rami sono i suoi figli. Questo principio di coesione porta enormi benefici in termini di solidarietà e prosperità sociale. Ma ha anche i suoi limiti: agli estremi del pensiero collettivo si trovano i Decadenti, come boccioli incerti che potrebbero non sopravvivere all’inverno, e gli Imperialisti, le radici profonde che tengono saldo l’albero. Se uno dei due estremi prende il sopravvento, il Tulip intero rischia di appassire.
La Collettività rappresenta il centro attorno a cui ruota ogni decisione. I concilî, piccoli cerchi composti da individui illustri, ne costituiscono il fulcro. Ogni elfo sa con chiarezza quale sia il proprio posto nella gerarchia sociale, quanto sia immerso nel sentire comune, e in quale misura sia partecipe della Collettività.