Sebbene la Collettività Elfica unisca tra loro tutti gli elfi in un sentire profondo e condiviso, essa non annulla l’individualità dei suoi membri. Al contrario, ne accoglie e ne incanala le sfumature, come un albero che, pur avendo un unico tronco, lascia spuntare ramoscelli diversi lungo i suoi rami. Nel corso dei millenni, questo flusso naturale ha dato origine a quattro grandi stirpi elfiche, ciascuna espressione di un impulso collettivo peculiare, consolidatesi anche attorno a nuclei demografici ben definiti. Ognuna di esse ha fondato una propria città e un proprio modo d’essere, contribuendo a formare la fisionomia frammentata ma armonica del popolo elfico.
I Drow
All’estremo più oscuro dell’Albero della Collettività si trovano i Drow, spesso chiamati le Radici. Essi condividono il sentire comune, ma ne abitano le zone d’ombra, tanto ai margini da risultare incapaci di orientarne il cammino. Tuttavia, non v’è dubbio che essi ne facciano ancora parte. I Drow rappresentano l’espressione estrema dell’ideale Imperialista: sono fermamente convinti che la razza elfica sia destinata a dominare Ardania tutta, e disprezzano apertamente le altre stirpi, che ritengono inferiori. La loro devozione si rivolge alle divinità oscure, ma oltre questo poco si conosce del loro culto, poiché vivono prevalentemente nel sottosuolo, in città celate e inaccessibili. La più grande tra queste è Luughnasad, capitale del loro impero sotterraneo.
I Drow non solo combattono ogni ostacolo alla loro ascesa, ma non esitano a rivolgere le armi contro gli altri elfi stessi, giudicati colpevoli di non comprendere il “vero destino” della razza. Per loro, la Collettività è un sentiero da forzare, una via da imporre con la forza, e il loro sogno di dominio si nutre del sangue di chi si oppone, fratello o straniero che sia.
I Sindar
Dall’altra parte dell’Albero, immersi nella luce diffusa della natura, dimorano i Sindar, coloro che hanno ascoltato il richiamo del Doriath. Essi sono il volto puro del Decadentismo elfico: pacifici, appartati, eppure profondamente legati alla Collettività attraverso il vincolo più antico, quello con la natura stessa. Hanno visto nelle guerre passate e nella decadenza dell’era presente il segno dell’allontanamento dalla vera essenza elfica, e hanno scelto il silenzio come risposta. Non sono guerrieri, né politici, ma nessuno desidera ritrovarsi nel mirino di un cacciatore Sindar: quando colpiscono, lo fanno con precisione assoluta.
La loro antica città, Tiond, sorgeva nel cuore della foresta e si diceva fosse invisibile agli occhi degli estranei, protetta dalla volontà degli alberi e dalla guida dei suoi abitanti. Molti uomini sono svaniti nel tentativo di penetrarla. Quando Tiond è caduta, i Sindar si sono ritirati a Tindunan, nella Valle Celata di Valinor, dove proseguono la loro vita in comunione con la natura, lontani dal tumulto del mondo. Oggi Tiond è stata ricostruita, celata tra le foreste agli occhi degli stranieri.
I Teleri
Pragmatici, brillanti e abili nel trattare con le razze mortali, i Teleri rappresentano la stirpe elfica più incline all’adattamento e alla mediazione. Fedeli alla Collettività, ma non ostili alle influenze esterne, sono storicamente i più vicini agli umani, non per affinità spirituale, ma per calcolo e opportunità. Sono mercanti, diplomatici, strateghi, e non disdegnano la menzogna se serve ai propri fini.
I Teleri furono i primi a riemergere dal silenzio secolare degli elfi per riallacciare i rapporti con gli umani, e non senza secondi fini: ne derivarono immensi guadagni, che investirono per fondare la loro splendida città portuale, Rotiniel. Questa è l’unico approdo elfico accessibile ad altre razze, e rappresenta oggi un crocevia tra mondi diversi. Rotiniel accoglie in particolare quegli elfi che si sono fermati alla Seconda Radura o che trovano nella Collettività una scarsa soddisfazione materiale. Sono elfi capaci di vestire come umani, di parlare le loro lingue, e di muoversi tra loro con sorprendente familiarità, quando lo desiderano.
I Teleri sono associati alla corrente degli Illuminati, fautori di un progresso condiviso che cerca di coniugare collettività e apertura, anche se spesso ciò li pone in bilico tra integrità e convenienza.
I Quenya
Ultimi, ma non per importanza, vi sono i Quenya, il ceppo nobile degli elfi. Essi incarnano la versione più alta e solenne dell’ideale Imperialista, ma con una visione meno brutale e più raffinata rispetto ai Drow. Credono che gli elfi debbano tornare a guidare Ardania, ma non con la guerra, bensì con la luce del sapere, la superiorità della cultura e la saggezza della tradizione.
I Quenya conservano gelosamente le testimonianze del passato più remoto della loro stirpe, raccolte nella loro città splendente: Ondolinde, oggi parte del Regno di Valinor, insieme a Tindunan. Ondolinde è custode di meraviglie perdute: torri, architetture armoniche e strumenti dimenticati che ancora funzionano con precisione millenaria. Tra queste reliquie spicca il leggendario Rivela-stelle, un antico cannocchiale capace di scrutare le profondità celesti con una nitidezza che sfida la logica stessa. Se tanto hanno costruito con la scienza, c’è da domandarsi cosa avrebbero potuto ottenere unendo anche la magia.
I Quenya, a differenza dei Teleri, non cercano adattamento, ma restaurazione. Guardano al passato come a una vetta da riconquistare, e sognano un futuro in cui la Collettività Elfica possa tornare a splendere su tutto il continente.