Riporterò un passo dello scritto “Su Naurbrannon Tindomegul e gli accadimenti della guerra Mor’Quessir”, scritto da Quaeril Uthalas, giunto fino a qui grazie alle enormi conoscenze del mio Maestro:
[…]
L’evento cardine di cui Naurbrannon fu protagonista fu certamente la terribile, ultima guerra combattuta dagli elfi contro i Mor’Quessir, i Drow. Si era nel periodo in cui, dopo una pace relativa e perigliosa, i Drow avevano iniziato nuovamente ad infestare il Doriath senza timore; vennero sorpresi ripetutamente in operazioni di scavo e ricerca nel deserto elfico ed alcuni mezz’elfi furono scoperti a fornire informazioni, tratte dalle biblioteche elfiche, ai seguaci di Luugh.
La battaglia più sanguinosa avvenne proprio nel deserto elfico, dove i Mor’Quessir difesero strenuamente uno scavo da loro aperto; vinta la durissima battaglia, gli elfi scoprirono nel sito un’antica, misteriosa verga, costruita di uno strano legno dorato, molto leggero, ma robustissimo.
Nessuno dei sapienti elfi aveva, però, conoscenza alcuna dell’artefatto e Naurbrannon si assunse il compito di un’ardua e strenuante ricerca in antichi tomi di sapere, sparsi nelle varie biblioteche del continente elfico. Dopo un periodo di faticosa consultazione, egli scoprì infine un tomo che faceva riferimento alla verga e descriveva dettagliatamente un arcano rituale legato ad essa. Purtroppo, gli effetti del rituale non erano dettagliatamente descritti nel tomo, ed i governanti degli elfi non osarono rischiare di evocarne il potere fino a che la pressione delle orde drow sui regni elfici non si fece eccessiva.
Privi di una vera possibilità di scelta, alla fine gli elfi decisero di evocare il potere del rituale, anche se i precisi effetti non erano stati rivelati neppure dalle successive ricerche di Naurbrannon; fu Naurbrannon stesso ad organizzare il rituale, che si svolse nella cittadina di Ilkorin, dove in cinque enormi roghi fiammeggianti vennero gettati oro, ossa, un teschio e due zaffiri: al centro del cerchio di fuoco, venne piantata la misteriosa verga. Immediatamente, un terremoto di porporzioni enormi scosse il terreno, mentre il potere dell’Arte veniva scatenato. Al termine della conflagrazione, in mezzo ai fuochi comparve un golem d’oro, con gli zaffiri per occhi. Egli si proclamò Guardiano delle Conoscenza e mise alla prova gli elfi. Luxor, oggi Maestro della Via dell’Aria, si fece avanti ed avviò una schermaglia verbale con il golem, dalla quale uscì vincitore. Grazie a questo, il Custode aprì un portale che condusse gli elfi di fronte ad un misterioso artefatto parlante, il Globo della Conoscenza. Il Globo si rivolse agli elfi, rivelando loro di essere il guardiano dell’antica magia elfica, che avrebbe rivelato ai più meritevoli tra loro; grazie a tale conoscenza, infatti, agli elfi sarebbe stato dato il potere di scacciare il male dal Doriath. Detto questo, il Globo scomparve, assieme a Naurbrannon e Luxor, mentre tutti i loro compagni venivano riportati nel Doriath. In seguito si seppe che, oltre ai due maghi già citati, anche Mewan di Ondolinde e Zoltrix Dorlas di Tiond furono chiamati dal Globo. Cosa esattamente l’Artefatto abbia rivelato ai quattro maghi non è dato sapere, ma è noto che ciò riguardava il dono della magia e le modalità con cui essa fu data agli elfi dalla stessa Dea Morrigan.
Il ritorno dei quattro maghi, illuminati dalla Dea, donò nuovo ardore alle stanche truppe elfe, e la rinnovata fiducia nel potere della magia e nella benevolenza di Morrigan permisero agli eserciti degli elfi di sconfiggere i malvagi Mor’Quessir, liberando il Doriath dalla loro minacciosa morsa.
Inoltre, le rivelazioni di Morrigan ai Quattro, gettarono le fondamenta per la costruzione di quella che in futuro sarebbe divenuta l’Accademia Elfica di Magia.
Dopo aver condotto a termine questa titanica impresa, Naurbrannon si dedicò principalmente a custodire la Via del Fuoco dell’Accademia…”
Questa è la storia che diede origine al maggior centro per lo studio della magia che il popolo elfico unito abbia mai avuto dopo i Falò senza Luce, o almeno nella storia recente. Inoltre è degno di nota, perchè fu uno dei rarissimi eventi in cui il Globo della Conoscenza fece la sua comparsa, così come per Nuireletion.
L’Accademia di Magia Elfica, nata da questo evento, raccoglieva le conoscenze diffuse fino ad allora nel popolo elfico, e quelli presi direttamente dalla Dea tramite il Globo, unendoli in un unico insegnamento.
Introdusse una vera e propria “scuola”, dove il cammino di ogni mago elfico (Istar in quenya/telerin, Ithron in sindarin) era formalizzato, e ben distinto a secondo della propria indole e della Via che naturalmente era portato a seguire.
A tal proposito, la distinzione in Vie, di cui tratteremo nello specifico poi, pare sia sempre esistita nel popolo elfico, e che discendesse direttamente dagli insegnamenti di Isilwen, figlia di Nuireletion, che notoriamente si prodigava per una diffusione della magia agli elfi tutti in maniera aperta, rispetto al fratello Amanya che si prodigava affinchè il frutto dei suoi studi rimanesse nella casata Quenya.
L’istruzione dell’accademia mirava a sostituire il rapporto allievo-maestro che fino a quel momento era il maggior mezzo di trasmissione delle conoscenze dell’Arte (definizione in riferimento ad Arte Arcana, di origine quenya, Curu, nella lingua dei padri) o Dono (Dono di Morrigan agli elfi, Eruanna come termine riconosciuto storicamente nelle varie lingue elfiche).
La storia recente porta le testimonianze di una nuova comparsa del Globo della Conoscenza.
Ad entrare in contatto con esso furono in tale occasione i teleri Belgarath e Quaeril Uthalas, e la sindar Ely’en Feery.
Le circostanze in cui questo avvenne risultano più misteriose e meno documentate dell’incontro di Naurbrannon; pare che spinti da misteriosi sogni e visioni, a volte contrastanti, tale elfi, assieme all’Accademia di cui facevano parte, entrarono nei giochi di potere di creature sovrannaturali, che poi vennero identificati come gli Araldi di Morrigan.
Secondo un tomo ritrovato nella cripta di un antichissimo e potente Lich, tali esseri, Miur e Bahel, erano agenti della Dea, il primo suo braccio destro, ed il secondo suo agente su Ardania.
Tutto era veicolato da visioni e sogni che apparivano continuamente ai maghi elfici, che poi compresero non essere altro che i mezzi con cui i due araldi cercavano di offuscare o schiarire le loro menti.
Le dinamiche dei fatti non sono note, ma sembra che tramite un oscuro rituale di origine Drow, I maghi elfici riuscirono a sventare i tentativi di Miur di ascendere al posto di divinità, imprigionandolo in un altro piano di esistenza.
Fu proprio al termine del rito che fece la propria comparsa il Globo: i tre maghi, che conducevano il rituale, entrarono in contatto con esso così come in passato accadde ai loro predecessori. Quello che videro o che apparì alle loro menti rimane un mistero celato nei loro ricordi, ma fatto sta che divenne base per renderli degni di guidare successivamente l’Accademia, fino alla recente e triste situazione di abbandono in cui questa istituzione versa.
Non voglio prendermi responsabilità di aggiungere altro ai pochi fatti e testimonianze giuntami, e la verità precisa rimane solo nelle loro menti o in qualche polverosa libreria. Se il maestro lo vorrà, avrò piacere a continuare tali ricerche.