Magia e società elfica

All’inizio della Terza Radura, solitamente, esperti sacerdoti di Morrigan o istar anziani esaminano i giovani elfi, verificando in loro la presenza o meno di predisposizione. In alcuni casi, tale predisposizione è così spiccata e potente da manifestarsi autonomamente nel giovane elfo: non sono rarissimi i casi in cui il potere “trabocchi”, dando origine a piccoli incidenti (piccolo incendi, manipolazioni involontarie di oggetti o piante); in questo caso gli insegnamenti vengono anticipati, per evitare che tale potere possa essere fonte di pericolo per la comunità e per instradare prontamente il giovane mago.

Gli elfi ritenuti dalla comunità idonei, vengono affidati ad un Maestro, preferibilmente scelto a seconda dell’inclinazione e quindi di comunanza di Via con l’allievo; qualora non sia possibile (ma non è comunque strettamente necessario), si utilizzano altri criteri, spesso improntati al buon senso e rapportati alla situazione sociale e culturale del giovane.
E’ importante però specificare che non è affatto comune che un giovane istar manifesti chiaramente le caratteristiche che permettono di accomunarlo ad una Via, e buona parte degli adepti impiegano alcuni anni per la comprensione di ciò, tramite profonde meditazioni e prove impegnative.

Non esistono formalismi che identifichino un Maestro, in nessun regno elfico: un mago è considerato tale semplicemente quando la famiglia dell’apprendista, o il giovane mago stesso, chiedono all’anziano di essere guida e insegnante, riconoscendone i meriti e le conoscenze. A volte si cercano istar che siano già affermati nella propria società (ad esempio per i Quenya ciò è molto importante), ma non sempre è così, ed altri elfi, come i Sindar o i Teleri, tendono a prediligere il puro merito.

A proposito delle diversità nei vari ceppi elfici, si possono segnalare e considerare altri aspetti, inerenti alle filosofie e al modo di rapportarsi con la magia.
Ad esempio, tra alcuni Sindar, la cui cultura è fortemente animista, vi è la credenza che la Magia non sia altro che uno spirito senziente e figlio di Morrigan, che albelga negli elfi dotati di potere e che si manifesta nei più svariati modi, e quindi, in un certo modo senzientee degno di venerazione.
Invece, alla Perla dei Mari, molti Teleri hanno sviluppato col tempo gli antichi insegnamenti di origine quenya, fortemente influenzati dalle contaminazioni delle altre culture e guidati dalla loro apertura mentale: il risultato è che il pensiero più innovatore, vivo e sperimentale risiede spesso negli studi e nelle biblioteche di Rotiniel.
Infine, per quanto riguarda gli “Alti”, “coloro che hanno la più alta comprensione dell’Arte Arcana”, si può dire che Ondolinde mantiene inalterato nel tempo il suo status di “capitale” della Magia elfica, seguendo forse il maniera più fedele e “conservatrice” gli insegnamenti primi di Nuireletion; l’Arte è spesso vista come mezzo di doverosa manipolazione della Natura e del creato, testimonianza di grandezza del popolo quenya in special modo, che ne custodisce probabilmente i più reconditi segreti, come la Tessitoria Arcana.

Sempre con riferimento società elfica, è importante e doveroso chiarire il rapporto con la Magia Nera, Moringul per i Quenya e Teleri, Morgul per i Sindar.
Tali pratiche sono state nella storia del popolo elfico sempre seguite, quasi senza differenze, tra le varie casate Sindar, Quenya e Drow. Magari questa cosa potrebbe sorprendere un Edain che leggesse questo testo, ma non deve: nella cultura elfica raramente esistono distinzioni nette tra bene e male, nondimeno quando si ha a che fare con la Magia; dopotutto nel potere della magia è racchiuso anche parte del potere di Luugh.
Quello che importa davvero per un istar è l’uso che si fa degli incanti, e il modo in cui ci rapporta.
Frammenti della storia passata, prima dei tremendi Falò, ci riportano testimonianze di terribili maledizioni scagliate dai maghi Sindar contro profanatori dei loro luoghi sacri, di studi doviziosi di creature demoniache svolti negli antri della casata Quenya, o di perduti riti necromantici degli incantatori Drow. Proprio a tal proposito, va specificato che è l’ultima tipologia, la necromanzia, ad essere stata poi con il tempo rigettata e condannata da ogni congrega e mago elfico, da coloro i quali non vogliono camminare fuori dalla luce di Beltaine e dagli insegnamenti dei Valar tutti.
Per quanto riguarda gli altri tipi di incantesimi di questa sfera, in genere non sussistono vincoli di tipo morale o religioso, ma è tutto lasciato alla responsabilità, alla sapienza e la fermezza d’animo del mago; è importante comprendere che deriva grande potere dall’uso e dalla manipolazione di certe forze, che possono intaccare le essenze vitali (gli altri tipi di magia però non prevedono un uso meno responsabile, si parla sempre di grandi influenze sull’ambiente circostante), e che occorre prestare molta attenzione nel richiamare creature barbare, spinte da istinti crudeli, senzienti e intelligenti, e che soprattutto obbediscono loro malgrado.
Alcune creature demoniache sono dotate, infatti, di una forza di volontà fuori dal comune, nonché di notevoli abilità sobillatorie e tentatrici, e gli elfi ricorrono al loro aiuto con parsimonia, perchè sanno che ogni volta dovranno mettere alla prova duramente le proprie capacità, e poiché si teme che il demone possa ricordare il trattamento subito, quando viene dominato, e vendicarsi coi propri simili alla prima occasione. C’è anche un altro modo in cui si può relazionarsi col demone, ovvero assecondando le sue richieste tentatrici, e contrattando così il “prezzo” del suo servizio: ma questo è un modo ancora più pericoloso, poiché si rischia di perdersi in un vortice di dissolutezza, giungendo al fine a ridursi schiavi della creatura.

Un discorso differente va invece fatto per chiarire ulteriori differenze tra quanto visto finora, e la Magia Proibita (Langol in quenya, Algul in sindarin). Questo tipo di incantamenti è stato sviluppato, a prezzo di corruzione di animo e corpo, nei reconditi abissi delle città Drow, e non si hanno testimonianze finora di elfi chiari in grado di maneggiarne tale potere; non di meno, disponiamo di pochissime informazioni in merito, e quel poco che so lo devo solamente all’immensa saggezza e conoscenza del mio Maestro.
Frammenti di leggenda raccolti con dovizia nei secoli, riportano come questo potere sia nato nei tempi della Fondazione delle prime comunità Drow, quindi dopo la separazione delle casate e l’esilio degli Scuri: si narra che sia stato il condottiero e guida degli elfi Siregh, a ricevere questo potere direttamente come intercessione divina, e che se ne sia servito per imporre la propria autorità al suo popolo mostrandosi come prescelto dai loro dei. Questo potere, e gli insegnamenti atti ad utilizzarlo, vennero segretamente e quasi ossessivamente tramandati all’interno della casata del condottiero, e successivamente diffusi, ma con attenzione, presso le famiglie più potenti tramite i sacerdoti più autorevoli dei culti drowish.
Quello che molti hanno potuto osservare avendo a che fare con gli stregoni drow (evocazioni di ragni, potenti magie di veleno e corruzione) è solo una parte del grande potere, che comprende anche potenti divinazioni, riti di evocazione di aberrazioni e di corruzione di forme di vita; nel complesso comunque si tratta di un potere molto legato alla religiosità, tanto che diverse forme di questi insegnamenti sono usati anche dai sacerdoti, oltre che dagli stregoni Scuri.
E’ facile supporre che persino all’interno della società drow siano pochi a disporre di ampie conoscenze in merito, e che esse vengano custodite con cura e “centellinate” alle armate o agli studiosi che se ne debbano servire.
Occorre quindi molta attenzione nell’accomunare questo potere con la Moringul: è un errore che spesso viene commesso da elfi inesperti, ma che dovrebbe essere evitato da studiosi e istar responsabili e consapevoli del Dono di Morrigan. Sebbene forse vi possa essere una piccola somiglianza negli effetti degli incanti, vi è una enorme differenza nell’origine dei poteri: mentre infatti il dono viene veicolato dal Piano della Men, e attinto direttamente dal potere primo racchiuso nel Globo della Conoscenza, la Magia Proibita attinge (almeno secondo le ipotesi del mio Maestro)
da fonti diverse, quali l’essenza corporea dell’usufruitore, e il potere corrotto delle divinità inferiori che gli scuri venerano.

Qui si conclude la mia umile opera. Possa il Sempre Saggio essere benevolo con questo scritto, e possa esso diffondersi tra tutti gli studiosi e istar degni del mondo conosciuto.

Winyandor, 23 Dodecabrullo 271
Winwar Elessir, adepto della Via dell’Acqua sotto la guida del saggio Hisie en’Yevia