Salì allora in cielo, nel punto più alto del Creato, e per un infinitesimale istante catturò tutta la Luce irradiata su Ardania, la quale fu immersa nell’Oscurità per una frazione di secondo talmente minuscola che nessuno, Dio o mortale, se ne accorse. Messa al sicuro l’aria impregnata della Luce di Beltaine, scese nelle profondità dell’Oceano, a prelevare la sabbia del fondale più fondo e cupo che esistesse, trovando in essa l’essenza delle acque di Earlann. Fu poi la volta della terra in cui affondavano le radici del più antico albero che dimorava nelle foreste del Doriath, e anche il potere di Suldanas era ottenuto. Infine scese al centro del più terribile vulcano esistente, che squassava le montagne e le valli intorno a se in un fragore assordante, attraverso una galleria che si estendeva in un oscurità senza tempo nelle viscere della terra, fino a che non giunse alla camera dove la lava ribolliva, rigurgitante la bramosia di guadagnare la superficie. Morrigan catturò anche l’essenza di Luugh attraverso la lava, e ritornò nelle sue stanze per continuare il piano che aveva progettato.
Unendo aria, acqua, terra e lava, creò così, all’insaputa degli altri Dei, il Globo della Conoscenza.”
Questo è un frammento della storia della Nascita della Magia, come si è tramandata ai giorni nostri, che i più conosceranno.
Il Globo, che allo stesso tempo racchiude il potere ed è mezzo di comunione con esso, è costituito dall’unione dei quattro elementi. A seconda della Via che si sceglie di percorrere, esistono quattro modi diversi di rapportarsi con tale potere.
E’ come se si trattasse di diversi punti di vista, ma sempre riferiti allo stessa entità.
Questo tipo di distinzione spiega intuitivamente il motivo per cui le suddivisioni in Vie nella società dei maghi elfica siano sempre esistite, e si siano dimostrate il più naturale ed efficace sistema di aggregazione e identificazione degli studiosi.
L’accademia di Magia Elfica, ad esempio, non ha fatto null’altro che recuperare le tradizioni in vigore fino ad allora, codificandole in un sistema di istruzione ben diviso e differenziato.
La storia narra che fu lo stesso Naureletion a comprendere questa grande verità, rivelandola ai propri figli poco prima di sparire per sempre. Fu la figlia Isilwen a svilupparla raccogliendone l’ eredità, e divenne poi col tempo concezione dominante anche all’interno dell’Ordine dell’Antica Via.
Grazie alla sua enorme diffusione tale dottrina sopravvisse ai terribili Falò senza Luce, mentre non si potè dire lo stesso (almeno non ve ne sono testimonianze) dei segreti più reconditi di quella scuola di magia che vedeva il capostipite in Amanya, luce all’occhiello della casata Quenya, e di cui l’applicazione più famosa era senza dubbio la leggendaria Tessitoria Arcana.
Negli ultimi millenni, sin dai tempi della Scissione delle Casate, questa filosofia è andata un po’ disperdendosi, così come i figli di Beltaine si disperdevano nel Doriath: gli elfi profondi conoscitori diminuirono sempre più, nacquero correnti di pensiero interne, e altre se ne svilupparono.
Ai giorni d’oggi non possiamo dire quanto del pensiero originale è giunto a noi, fatto sta che quel che è giunto è ancora dominante nelle menti dei moderni maghi elfici, anche se non è raro incontrare giovani apprendisti sprovvisti di tali conoscenze, o addirittura Istar che non se ne interessano.
Andiamo ad esaminare questa antica dottrina.
Riassumendo, le Vie a cui un mago può accostarsi, o cui può sentirsi più affine sono:
- La via dell’Aria, del bagliore accecante di Beltaine e dell’irrequietezza della sua luce; il colore che indossano più i suoi adepti è il Bianco e il punto cardinale a cui è associata è il Nord;
- La via dell’Acqua, dell’infinita tranquillità e incrollabile resistenza di Earlann; il riferimento per i seguaci è l’Ovest, e sono conosciuti come Vesti Blu per il loro abbigliamento tradizionale;
- La via della Terra, del potere che scaturisce dalla materia prima delle foreste di Suldanas; la direzione di riferimento delle Vesti Verdi è il Sud;
- La via del Fuoco, della pura potenza attinta dalla bramosia e dall’ardore di Luugh; il punto cardinale a cui è collegata è l’Est, e usualmente vengono riconosciuti per i loro abiti color Rossi;
La comunanza delle vie con i punti cardinali deriva da immemori e antichi insegnamenti, indelebili ormai nella mia mente: “…cosicché ogni istar possa sapere sempre dove dirigersi nei momenti di smarrimento” (così ha sempre recitato il mio Maestro).
Degne di nota come visto sono anche le tradizioni inerenti agli abbigliamenti, differenziati a seconda della Via. Queste a dire il vero sono considerate da molti elfi, soprattutto i più giovani, come usanze un po’ conservatrici e nostalgiche, però ancora sono spesso usate. Capita spesso che tali usanze siano rispettate in occasioni di incontri formali oppure nelle occasioni pubbliche di una certa rilevanza.
Importanti chiarimenti, magari per un lettore inesperto, necessitano di essere dati.
La Via rispecchia il modo di essere del mago, i suoi atteggiamenti e filosofie, ma null’altro. Spesso soprattutto gli Edain, o i più giovani commettono l’errore di associare la vie alle diverse sfere e scuole di magia, ma ciò è totalmente errato.
La Via non interferisce minimamente con l’animo di chi la segue: un malvagio che scelga la Via dell’Acqua resterà probabilmente malvagio, e non sarà di certo la saggezza a cambiarlo, così come un animo generoso che seguirà la via del Fuoco userà quel terribile potere per scopi nobili.
La via dell’Aria
Il Mago dell’Aria trae il suo potere dal vibrare dell’atmosfera e dalla luce che attraverso essa si irradia. Il loro passo è rapido e deciso, così come la loro parlata mentre ripetono le arcane parole degli incantesimi. La componente che prediligono nei loro incanti è principalmente verbale, e la loro voce risuona chiara all’orecchio di chi ha la sfortuna di udire le parole di un incantesimo mortale. Amano cimentarsi in lunghi dibattiti con i loro compagni per migliorare la loro Arte, preferendoli allo studio degli antichi scritti del sapere: per questo sono fra i più determinanti ed influenti nelle congreghe di maghi, anche se il loro bisogno di indipendenza li tiene spesso lontano da esse. Solitamente la loro voglia di agire, unita al loro carattere spesso mutevole, li porta a trovarsi nelle più svariate situazioni, dalle quali traggono grande insegnamento per la loro Via vivendo direttamente le esperienze. Molti teleri e mezzelfi seguono questa Via, per l’inquietudine del loro animo, curiosità o amore per il viaggiare.
La Via dell’Acqua
Chi ha scelto la via dell’Acqua è come un lento e placido fiume che scorre dalla sorgente alla foce in costante pianura. Di poche parole, dai movimenti misurati e posati, le Vesti blu difficilmente perdono la calma, lasciandosi guidare dalle emozioni, e prediligono porsi dinanzi alle problematiche affidandosi prima all’intelligenza e all’esperienza, poi alla pura azione.
Quando lanciano un incantesimo, preferiscono enfatizzare i soli gesti, pronunciando le parole come una cantilena a bassa voce, lasciando che la loro magia si innalzi placidamente investendo l’obiettivo prefissato. Amano la tranquillità, e spesso si possono trovare in una piccola stanza ben illuminata, magari isolata (anche se il loro atteggiamento paziente ed adattabile permette loro di ritagliarsi un proprio spazio di tranquillità un po’ ovunque), a dedicarsi allo studio degli antichi testi e pergamene, cosa che amano particolarmente. Spesso sono vicini a biblioteche e ad altri centri di sapere, attingendo da essi o magari anche contribuendo alla loro gestione. Le vicende e le conoscenze dei predecessori sono per il Mago dell’Acqua fonte per lui di infinita esperienza.
Alcuni dei maggiori esponenti di questa Via sono stati Teleri e Quenya, aiutati dal naturale distacco e dal controllo di sè insito nel proprio retaggio.
La Via della Terra
L’adepto della via della Terra è generalmente uno studioso e profondo conoscitore della materia fisica e delle cose che da essa prendono forma. Ogni problema può essere risolto osservando e studiando l’essenza degli oggetti, cercando di capirne la composizione, relazionandovi la storia e usando opportuni incantamenti. Per questo motivo è spesso molto legato allo studio della Natura, considerata come fonte e armonizzatrice di infiniti stimoli.
Non è raro che egli sia un abile combattente e riesca a combinare con sapienza l’arte della magia e della guerra. Il mago della terra tende ad essere statico nelle proprie idee ed assente dai discorsi altrui, come se nulla che non lo riguardi direttamente possa importargli, ed è spesso semplice e diretto nei modi. E’ convinto nei propri ideali e difficilmente si riesce a smuoverlo dalle sue posizioni, ed è tra i maghi forse quello meno propenso all’innovazione. Gli Istar più portati per questa Via sono spesso i sindar, per l’attenzione per la natura e per la concezione conservatrice e chiusa che pervade la loro cultura.
La Via del Fuoco
Il fuoco arde imperituro nello spirito di chi segue la via del Fuoco. Le componenti centrali nei loro incanti sono il pensiero forte e la volontà decisa, trasmessi da parole pronunciate con voce tonante e gesti furiosi, che sembrano non riuscire a contenere però la potenza del loro spirito. Non preferiscono alcun luogo in particolare per vivere, e a volte non ne hanno bisogno: il fuoco che li guida è tutto quello di cui necessitano, e ciò li porta ad unirsi ad ogni causa che possa liberare quella potenza interiore che alberga nel loro spirito. Una volta che decidono di seguire una di queste cause, daranno tutto per seguirle ed appoggiarle, non lesinando alcuno sforzo; la loro generosità, il loro orgoglio e la sua combattività sono infatti caratteristiche molto visibili e spesso presenti.
Il mago del Fuoco, a causa del suo temperamento sarà probabilmente il più portato allo scontro, e il più determinato; cercherà sempre situazioni in cui provarsi, e in cui liberare il proprio potere, che siano sfide, competizioni o situazioni estreme e pericolose. Questa via è seguita da elfi di tutte le estrazioni, anche se trova maggior seguito nelle frange della collettività più portate allo scontro e all’affermazione di sè, spesso di retaggio nobile.