“Siano il Veleno, la Malattia e la Sofferenza Sacri, perchè con essi diventerete forti, e così la vostra discendenza. Che nulla macchi la purezza e la resistenza del vostro Sangue.”
Nomi
“Regina dei Ragni”, “La Figlia di Luugh”, “Regina di Veleno e Malattie”.
Simboli sacri
Portare un qualche gioiello, magari un bracciale, in puro adamantio ed inciso di ragni, è un tipico richiamo a questa Dea. Il colore a lei associato è il bianco, come le sue tele di ragno. Il mese a lei consacrato è Antedain: l’ottavo mese come otto sono le sue zampe.
Iconografia
Kelthra è raffigurata principalmente come una creatura aracnoide, per metà elfa e per metà ragno. La sua forma più diffusa è quella di un colossale ragno nero, coperto di peli ispidi, con la parte superiore del corpo di un’elfa dalla pelle viola chiaro, occhi interamente bianchi e lunghi capelli simili a filamenti di seta. Il volto è segnato da complessi tatuaggi rossi intorno alla bocca e i suoi otto arti aracnidi terminano in aculei velenosi in grado, secondo la leggenda, di uccidere persino una divinità.
Altre rappresentazioni includono:
Un ragno bianco, che può assumere dimensioni variabili (dal bottone al grosso animale da soma);
Un’elfa albina, snella e alta, dagli occhi violetti e canini sporgenti, vestita di abiti bianchi e luminosi, con in mano un pugnale ricurvo di metallo scintillante.
Storia e Leggende
Secondo la mitologia elfica, Kelthra fu generata direttamente da Luugh per portare dolore, caos e prova tra gli elfi. A sua volta, ella creò numerose forme di vita aberranti, tra cui i terathan, modellati a sua immagine e considerati la sua progenie più sacra.
Molti di questi esseri si sono da tempo allontanati dal culto originario, segno – secondo i fedeli – della loro ingratitudine e corruzione. I terathan, tuttavia, restano devoti alla Dea e vengono venerati dai suoi seguaci, in particolare la loro regina, considerata una manifestazione terrena del potere di Kelthra.
Una leggenda particolarmente temuta narra che la Regina dei Ragni combatta usando esclusivamente gli aculei velenosi delle sue zampe, ma in rari casi faccia emergere dalla bocca due enormi chele bianche, grondanti di un veleno corrosivo capace di dissolvere anche le corazze divine.
L’Eco della Regina
Secondo i racconti sussurrati nelle profondità dei nidi sacri, Kelthra, Dea delle trame occulte e dei cunicoli dimenticati, assunse un tempo una forma mostruosa per manifestare la propria furia. In quella visione terrifica, il suo corpo era un intreccio di zampe chitinate, aculei velenosi e mandibole pronte a ghermire. Non era una punizione, ma un dono: un volto che seminava terrore tra i nemici e venerazione assoluta tra i devoti. Da quella forma divina nacque l’Eco della Regina, uno spirito sacro che non è altro che l’ombra riflessa della Figlia prediletta della Dea: una sovrana Terathan di potenza ineguagliabile, prima tra tutte le sue progenie, forgiata dalla volontà e dal veleno della divinità stessa.
L’Eco non è un’entità viva nel senso mortale del termine. È una manifestazione della volontà di Kelthra, un simulacro etereo che appare solo ai suoi figli più fedeli, quando l’oscurità si fa profonda e le preghiere più disperate. Quando un sacerdote o una sacerdotessa viene messo alla prova, l’Eco si manifesta silenziosamente: artigli nell’ombra, occhi che brillano come gemme nelle tenebre, e un canto sibilante che ammalia o pietrifica. Si dice che l’Eco possa generare la stirpe sacra — uova d’ombra da cui nascono piccoli servitori aracnidi, legati per sempre al volere del loro ospite. Alcuni di questi esseri si annidano nei corpi dei devoti, fondendosi con essi in un legame indissolubile. Altri vengono liberati nel mondo, predatori silenziosi che compiono la volontà della Regina nei luoghi dove la sua ragnatela non giunge.
L’Eco della Regina non combatte per vanagloria, ma solo per proteggere, punire e ricordare che ogni filo del destino, alla fine, conduce alla tela della Dea.
Caratteristiche
Kelthra incarna l’aspetto più caotico e imprevedibile del disegno di Luugh. Sebbene i suoi dettami ricalchino in parte quelli paterni – in particolare il culto del veleno come strumento di purificazione e selezione – ella aggiunge una dimensione ulteriore: il caos come mezzo di fede. Tradimenti, imprevisti, malattie e dolore improvviso sono visti non come punizioni, ma come prove divine per forgiare una stirpe forte e consapevole.
È anche considerata dea della fertilità, per la sua capacità di auto-generare progenie. Tuttavia, l’unione sessuale non è vista come un atto d’amore, ma come una manifestazione di dominio, malizia e forza, strumenti attraverso cui plasmare una discendenza pura e indomita.
Seguaci
I fedeli di Kelthra sono pochi, fanatici e spesso malvisti persino all’interno delle società drow. Considerano sacri i terathan e si pongono come loro protettori, ma non si curano delle altre aberrazioni, viste come creature ingrati o degeneri.
Tra i loro scopi vi è la selezione e protezione di una razza elfica forte, l’uso di malattie e veleni come strumenti di prova e selezione, e la diffusione del caos come catalizzatore di trasformazione. I seguaci più fanatici abbracciano anche atti di crudeltà e rovesciamento sociale, per rompere ciò che è stagnante e far emergere il “più forte”.
Clero
Il clero di Kelthra è poco diffuso rispetto a quello di Luugh. I sacerdoti e le sacerdotesse della Regina dei Ragni godono di rispetto, ma anche di sospetto tra i drow: vengono visti come fanatici pericolosi e difficili da controllare.
Tra i compiti principali:
- Protezione dei terathan e venerazione della loro regina;
- Cura dei neonati elfi (soprattutto per verificarne purezza e potenziale);
- Preparazione di veleni e diffusione di malattie;
- Agitazione sociale tramite il caos e la paura tra gli infedeli, in particolare tra gli elfi di superficie.
Il loro fanatismo li rende spesso utili strumenti nelle mani dei sacerdoti di Luugh, ma anche elementi destabilizzanti.
Atti di devozione
- Diffondere menzogne strategiche per generare caos utile alla selezione dei più forti.
- Sopravvivere a un dolore o procurarne come prova di fede.
- Contagiare un elfo impuro con una malattia come strumento di selezione divina.
Crimini gravi
Sono considerati gravi peccati:
- Rifiutare la sofferenza o cercare di evitarla a ogni costo;
- Tradire la fiducia di un fedele senza un fine utile alla crescita;
- Provare amore o compassione come motivazione alla procreazione;
- Offendere o danneggiare i terathan;
- Distruggere il caos invece di alimentarlo.
Venerazione tra le stirpi elfiche
Il culto di Kelthra è proibito tra gli elfi di superficie, e la Dea è vista con repulsione, più ancora del suo stesso padre. Tuttavia, anche tra i figli della luce, vi sono individui o piccoli culti che ne seguono gli insegnamenti, in modi differenti a seconda della stirpe:
- Quenya: attratti dagli aspetti legati alla purezza della razza e alla fertilità, reinterpretano i dettami di Kelthra come strumenti di selezione e rafforzamento.
- Teleri: colgono nel veleno, nell’inganno e nel caos una via efficace per scuotere una società che considerano decadente o corrotta.
- Sindar: meno interessati alla supremazia, ma affascinati dalle creature generate dalla Dea, si concentrano sul legame con la natura oscura e con la sacra prole.
Resta comunque difficile delineare comportamenti netti, poiché il culto stesso è imprevedibile, caotico e soggetto a interpretazioni molto personali e pericolosamente eretiche.
Festività e Cerimonie
Le celebrazioni dedicate a Kelthra sono rare, segrete e spesso violente. Le più note sono:
- Il Rito del Veleno, eseguito per testare l’idoneità spirituale dei fedeli;
- La Cerimonia di Purificazione, celebrata in contesti di passaggio, come nascita, iniziazione o morte.
Entrambi i rituali sono spesso accompagnati da sacrifici, contatto con creature sacre come i terathan, e atti simbolici di dolore o tradimento.