Lingua Sindarin

Il Sindarin, noto anche come “lingua degli Elfi Grigi”, è strettamente imparentato con il Quenya, pur presentando differenze strutturali fondamentali. Mentre il Quenya ha conservato molte delle complesse strutture grammaticali dell’Antico Elfico, il Sindarin si è evoluto privilegiando l’armonia fonica e una grammatica più snella, mantenendo soprattutto caratteristiche sonore dell’idioma originario.

Una delle peculiarità linguistiche del Sindarin consiste nella sua capacità di mutare le parole in base al contesto fonetico. Tali mutamenti, noti come variazioni consonantiche o mutazioni, rendono la lingua particolarmente scorrevole e musicale, ma anche difficile da apprendere per chi non la parla come lingua madre.

Rispetto al Quenya di Ondolinde, il Telerin — il dialetto parlato dagli Elfi del Mare — ha subito un’evoluzione più rapida e ha assorbito numerosi termini sindarin, perdendone tuttavia spesso la musicalità.

Una delle caratteristiche più distintive del Sindarin è l’ampiezza del suo lessico legato alla natura. Molti suoni e fenomeni propri dell’ambiente silvano — come forme specifiche dei rami, colori delle foglie, odori del sottobosco o movimenti delle nuvole — hanno nomi precisi in Sindarin, spesso privi di equivalenti nelle altre lingue elfiche.

Per un elfo non Sindar — ad esempio un Quenya — imparare questa lingua richiede un impegno considerevole. Anche superato l’ostacolo iniziale delle mutazioni fonetiche, permane la difficoltà nell’apprendere l’enorme patrimonio lessicale legato alla natura. Solo pochi individui non appartenenti al popolo Sindar riescono, dopo anni di studio, a padroneggiare tale vocabolario e ad utilizzarlo correttamente.

Breve frasario Sindarin

(Nota: l’uso in gioco di queste parole è incoraggiato, ma si consiglia di limitarsi ai termini elencati. L’impiego di altri vocaboli potrebbe compromettere la comprensione tra i personaggi.)

Singolare/Plurale=significato.

  • Aaye= Salve     o anche   Mae Govannen= ben incontrato     Namaàrie = saluto di congedo
  • Diola lle= grazie     Lle creoso= prego
  • Edhel/Edhil= elfo/elfi  (Galedhel/Galedhil= elfi della Luce,quenya  Aearedhel/ Aearedhil = elfi marini, teleri)
  • Edhel Mhithren/ Edhil Mhithrin = Elfo grigio/ Elfi grigi = (sindar/sindarin è parola quenya ma ormai si è diffusa anche tra gli elfi silvani stessi)
  • Tawarwaith = elfi silvani (Tawar il singolare)
  • Peredhel/Peredhil = mezz’elfo/elfi
  • Adan/Edain = umano/umani
  • Balan/Belain =  dio/dei (a volte tuttavia si usa anche il quenya Vala/Valar)
  • Haran/Herain =  re/ i re
  • Bereth/Berith = regina/regine (ultimamente si usa spesso il titolo introdotto da bereth Kiya dei Galanceleb: Lass Galen=Foglia Verde,o l’arcaico Lasse Calen)
  • Doriath = “terra inghirlandata(dal mare)”, terra degli elfi (ormai si usa poco la versione originale “Hildoriath”)
  • Maer Fara = Buona caccia!
  • Maer du = buona serata   Maer kaima= buon riposo
  • Gondolin (pietre cantanti),i Silala (la Splendente)= Ondolinde
  • I Calen (la Verde)= Tiond  (nato dalla storipiatura dell’antico “Tindu”= Crepuscolo Stellato)
  • ‘Earost (fortezza del Mare) o Nimphel (Perla)= Rotiniel
  • Ay/nay= sì/no
  • Tòr/ Tòronin= “fratello/i”, usato per chiunque appartenga alla collettività elfica. Tra di loro i Sindar invece usano il prefisso “gwa”, per indicare una maggiore vicinanza: gwador/gwedeir è quindi usato solo tra i silvani o con elfi che si sentono particolarmente vicini.
  • Sèler/ Sèlerin= “sorella/e” usato per chiunque appartenga alla collettività elfica. Tra di loro i Sindar invece usano il prefisso “gwa”, per indicare una maggiore vicinanza: gwathel/gwethil è quindi usato solo tra i silvani o con elfe che sentono particolarmente vicine.