Nel cuore delle profondità, i Djaredin hanno forgiato un regno in cui il potere è saldamente nelle mani di un solo uomo: il Re. La loro è una monarchia assoluta, specchio fedele della loro fede negli Dei e nella sacralità dell’ordine. A regnare oggi è Thorreg GridoPossente, figura rispettata e carismatica, tornata a guidare il popolo dopo un periodo di assenza. Il sovrano, oltre a esercitare ogni funzione temporale, è anche il comandante supremo dell’esercito e guida personalmente il popolo in battaglia nelle occasioni più gravi.
Nonostante l’autorità assoluta, il Djare — così viene chiamata la carica reale, con lo stesso nome del popolo — non regna in solitudine. Due figure di rilievo lo affiancano: l’Archon, generale delle forze armate, e il Morgat, gran sacerdote di Korg e considerato il più saggio tra i suoi simili. Sebbene il Re mantenga sempre l’ultima parola, ascolta volentieri i consigli di questi due uomini, in ossequio al profondo rispetto che la cultura Djaredin nutre verso la competenza e l’esperienza. Per loro, la saggezza non è un concetto astratto, ma la somma della padronanza concreta del proprio ruolo.
Non esistono incaricati per la politica estera: l’isolamento volontario dei Djaredin rende tale funzione del tutto superflua. Anche la successione al trono segue un percorso peculiare. Non vi è ereditarietà: alla morte del Re, l’assemblea degli anziani — composta esclusivamente da Djaredin che abbiano superato il cinquecentesimo anno d’età — si riunisce per eleggere il nuovo sovrano. Nel tempo che intercorre tra la morte del vecchio Djare e l’elezione del successore, è il Morgat ad assumere la reggenza del regno, gestendo ogni funzione tranne quelle militari, che ricadono invece sull’Archon.
Il Morgat riveste anche un ruolo cruciale nell’amministrazione quotidiana del regno, facendo da ponte tra il Re e il popolo, spesso chiamato a moderare i toni e prevenire decisioni avventate. In campo religioso, il suo prestigio cresce ulteriormente: è la massima autorità del culto, con ampi margini di libertà decisionale, anche se nessuna scelta può essere attuata senza il benestare del sovrano.