Kard Dorgast - La Gemma del sottosuolo

Nel profondo dell’Ardania sotterranea si cela Kard Dorgast, la città recondita, la meraviglia che pochi uomini hanno avuto l’onore di contemplare. Capitale storica e spirituale del popolo Djaredin, è interamente scolpita nella dura roccia viva, un prodigio d’ingegneria e ostinazione nanica, plasmata con fatica e dedizione da innumerevoli mani nel corso di oltre quattromila cicli.

Le sue immense sale, illuminate da torce e da cristalli luminescenti incastonati nelle pareti, rivelano un’architettura solida e funzionale, priva degli orpelli decorativi tipici delle culture elfiche o umane. Le costruzioni djaredin si distinguono per austerità e resistenza: vere e proprie fortezze che sfidano il tempo e le minacce. Enormi colonne finemente scolpite sorreggono le volte rocciose, mentre edifici monumentali si ergono al chiarore dei cristalli, testimoni silenziosi della grandezza nanica.

Al centro della città si apre la grande miniera, cuore pulsante dell’economia locale, dove generazioni di Djaredin – giovani e anziani – lavorano fianco a fianco estraendo i minerali che alimentano le fucine e sostengono l’intera comunità. Nelle viscere del sottosuolo si intreccia un ingegnoso sistema di canali che garantisce ventilazione costante e lo smaltimento dei fumi delle fucine, mentre l’approvvigionamento idrico è assicurato da un fiume sotterraneo e da un grande lago situato a sud-est.

Dall’alto della grotta, un intricato reticolo di cunicoli scavati nella roccia convoglia aria fresca e sfoga vapori e fumi. Un corso d’acqua secondario consente l’irrigazione dei campi posti fuori dalle mura, dove sorge anche la grande stazione ferroviaria: da qui parte il tratto più lungo e ripido del sottosuolo, recentemente ultimato, che collega Kard Dorgast a Nuran Kar. I carrelli da trasporto viaggiano lungo pendenze quasi verticali, mossi da sistemi di argani alimentati dalla combustione di zolfo e legname fossile di fungo.

La città è suddivisa in settori distinti. A nord si trova il quartiere artigiano e commerciale, cuore vivo della vita sociale Djaredin, che ospita taverne, botteghe, la sede del tribunale, la Lega dei Minatori e degli Artigiani, il tempio, il cimitero, e l’arena, oltre all’ufficio dell’Archon e alla sede della Milizia. La taverna, in particolare, è centro nevralgico della quotidianità: vi si beve la celebre birra di radice, si tramandano storie e si risolvono diverbi, spesso con un’alzata di martello.

A ovest si erge il palazzo del sommo Djare, severamente vigilato, con le sue grandi sale sorrette da pilastri monumentali. Sempre in questa zona si trova il cunicolo che conduce al porto, un’imponente costruzione scavata nell’isola al centro del Throvarr, dove attraccano robuste chiatte naniche. Benché i Djaredin non siano noti per la loro familiarità con l’acqua, il porto è una struttura essenziale per gli scambi.

Dal lato orientale della città si dipartono sentieri verso la zolfatara, da cui si estrae materiale prezioso per la meccanica bellica, e verso il grande lago che bagna la Foresta dei Titani, abitata da esseri di natura magmatica. Qui si trova anche la Grotta dei Cristalli, dove migliaia di gemme riflettono una luce sovrannaturale: un luogo tanto sacro quanto straordinario. Proseguendo verso nord, si giunge all’Isola dei Cristalli, altro sito venerato, dove la luce riflessa crea un’atmosfera surreale.

A sud si staglia la Grande Porta, ingresso monumentale proveniente dal cuore delle montagne, un tempo collegata all’esterno da un ponte distrutto durante l’assalto orchesco del 4245° ciclo (280 C.I.). Da lì si sviluppa l’antica cinta muraria, che si estende da est a ovest, proteggendo l’asse operativo e commerciale della città. Al suo interno erano ospitate le stanze dell’Armata Djaredin. Oggi, a causa dell’invasione degli Illithid (Testedipolpo, come li chiamano i nani), l’accesso attraverso le mura è stato interrotto: gli invasori si sono asserragliati lungo tutto il perimetro, impedendo la libera circolazione da un capo all’altro della città.

La zona orientale è occupata dai musidiporco, orchi che hanno approfittato dei cunicoli scavati in fretta durante l’esodo dei Djaredin per insediarsi nella parte est della città, ora sotto il giogo mentale degli Illithid. Al contrario, la parte occidentale è stata riconquistata dopo lunghi scontri. Qui, oltre alla già citata miniera piccola, si trovano il tempio di Berzale, la biblioteca, il tempio di Korg e il tempio di Dera, quest’ultimo più modesto e situato su un isolotto raggiungibile in chiatta attraverso la Foresta dei Titani. La porta ovest, oggi primo baluardo difensivo della città, apre verso i campi coltivati, fondamentali per il sostentamento della popolazione.

Le trasformazioni subite da Kard Dorgast nel tempo sono molte: scosse sismiche, invasioni orchesche, devastazioni magiche. Nonostante tutto, templi e palazzo del Djare sono rimasti intatti, monumenti della tenacia Djaredin e custodi della loro memoria. La città è stata parzialmente ristrutturata, con abitazioni adattate, difese rinforzate e corsi d’acqua deviati, mentre le strade restano pericolose e contese. A vigilare sulla zona riconquistata ci sono oggi i guerrieri meccanici, creazioni naniche immuni al controllo mentale, che pattugliano senza sosta i confini tra ciò che è stato strappato al nemico e ciò che ancora rimane perduto.

Kard Dorgast resta, oggi come un tempo, il cuore fiero e indomito del popolo Djaredin. Un baluardo inciso nella pietra, in attesa del giorno in cui ogni sua sala tornerà a risuonare del fragore delle fucine e delle risa nella taverna, e non dell’eco di passi nemici.