Nuran Kar - Grom Bad

Nuran Kar sorse molto tempo dopo la rottura dei sigilli elfici che avevano confinato gli Djaredin nelle profondità montane. Situato su un altopiano aspro e inospitale, protetto dalla catena dell’Orus Maer, il villaggio si erge dove vento e gelo regnano sovrani per la gran parte dell’anno. Fu qui che si insediò il clan FreddaLama, abile nel commercio e nelle arti pratiche, che diede vita a un piccolo mercato alimentato dalle carovane e dai traffici del nord.

Il villaggio, essenziale e solido nelle sue funzioni, offre riparo ai viaggiatori di passaggio, vitto e alloggio per gli esploratori più audaci e, soprattutto, la celebre birra locale, nota per il suo retrogusto amaro e resinoso, ideale per contrastare il gelo del nord. Il fulcro della vita comunitaria è la Locanda della Vecchia Quercia Gelata, un robusto edificio in pietra e legno antico, vera e propria colonna portante della socialità Djaredin. A completare il villaggio, un piccolo molo si affaccia sul gelido mare del nord, consentendo approdi rapidi ma poco amati, vista l’ancestrale avversione dei nani per l’acqua aperta.

Durante il drammatico esodo del popolo Djaredin, costretto ad abbandonare la capitale sotterranea di Kard Dorgast sotto l’assalto congiunto di orchi e creature magiche, Nuran Kar divenne rifugio e nuova casa. Fu infatti lo Djare Thorreg Gridopossente, guida salda e determinata, a ordinare la ritirata durante la notte del quattordicesimo giorno di Postapritore (Cot, secondo il calendario nanico) del 279 C.I. (4244° Ciclo). Il piano di ritirata fu possibile grazie alla previdenza di Durgin Vistacuta, che, in accordo con lo Djare della Montagna, predispose l’Abisso Celato: un antro sicuro, nascosto e difendibile, pronto ad accogliere i superstiti dell’assedio di Kard Dorgast e Girt Arn.

L’Abisso Celato oggi rappresenta il cuore pulsante del Fiero Popolo: vi sorgono le nuove dimore, il tempio della Triade — dove arde la sacra fiamma di Korg — il Dammaz Kron, i preziosi testi della biblioteca di Berzale e i misteri conservati di Dera. Una piccola ma importante sala dell’armata consente la pianificazione delle operazioni militari, mentre l’intera struttura è un modello di sobrietà e funzionalità, in pieno spirito Djaredin.

Nel 4248° Ciclo, un evento straordinario mutò profondamente l’assetto del villaggio: un potente mago, di cui poco si conosce ma il cui gesto è ricordato con rispetto e timore, riportò alla luce le antiche fondamenta di Hesruga Beil, una leggendaria fortezza nanica forgiata in mithryl e pietra. La riscoperta non fu solo archeologica: la struttura emerse e si fuse letteralmente con Nuran Kar, integrandosi nel suo impianto urbano e trasformando il villaggio in una roccaforte praticamente inespugnabile.

Oggi, Nuran Kar non è solo un avamposto di resistenza e un punto di riferimento per i Djaredin in esilio, ma anche un simbolo di rinascita, tenacia e adattamento. Dalle sue sale riecheggiano ancora i canti antichi del sottosuolo, mentre le sue mura fredde raccontano la storia di un popolo che non si è mai arreso.