Il Picco dell’Aquila è un remoto villaggio incastonato sull’altopiano roccioso degli Orus Maer, una delle vette più impervie e inaccessibili del continente. Deve il suo nome alla straordinaria altezza a cui si trova: solo le grandi aquile riescono a raggiungere queste alture, dove l’aria è rarefatta e il gelo perenne. Tra i ghiacci e le rocce vive, al limite della sopravvivenza, una piccola comunità di asceti, isolata dal resto del mondo.
Questo gruppo conduce un’esistenza austera e contemplativa, in profondo contatto con le forze spirituali e con le divinità. Le pratiche che vi si osservano sono di natura sciamanica, druidica e divinatoria. Nonostante manchi ogni conferma ufficiale, si tramandano molte storie secondo cui re, nobili e altri potenti signori abbiano affrontato il lungo e pericoloso viaggio fino a questo luogo per ricevere vaticini dagli Anziani del Picco, in particolare dal leggendario saggio Gartax, figura avvolta nel mistero e nella riverenza.
Picco dell’Aquila non rientra formalmente nei confini del Regno dei Ghiacci, ma ne è riconosciuto protettorato. Nonostante questa appartenenza nominale, il villaggio ha mantenuto una propria identità spirituale indipendente. A differenza di molte altre terre del Nord, non è stato raggiunto dalla conversione al culto di Yggr né alla cosiddetta Antica Via. Nel suo piccolo centro abitato svetta ancora una maestosa statua dedicata ad Aengus, antica divinità venerata da tempi remoti, testimone silenziosa della resistenza spirituale di questa enclave montana.