Antiche storie vengono tramandate attorno al fuoco dai Qwaylar più anziani. Raccontano di quando Mawu creò il mondo in tutte le sue forme, assegnando a ogni elemento uno Spirito affinché ne esaltasse e proteggesse l’essenza. Quando l’opera fu compiuta, Mawu guardò la sua creazione: tutto era perfetto. Eppure, sentì il bisogno di dare forma terrena a una creatura che potesse racchiudere in sé più Spiriti, poiché egli stesso era tutti e nessuno allo stesso tempo.
Così nacque il Tiki, una grande figura umanoide composta di ossa, fango e piume. Mawu lo rese duro come la roccia di Mami Tata, ma agile come i fiumi di Mami Wata; gli donò un animo indomito come il fulmine di Hebieso e ardimentoso come il fuoco di Xangò. La grande maschera che ne copriva il volto possedeva un potere singolare: trasmetteva agli alleati il conforto dell’abbraccio amorevole di Snu Snu, mentre nei nemici suscitava un terrore viscerale, come se il giudizio di Sakapta stesso si abbattesse su di loro.
Mawu considerò la sua creazione così perfetta da richiamarla a sé, facendo del Tiki un Guardiano del Grande Spirito, da inviare in aiuto solo a quei Qwaylar che più si avvicinavano alla sua pienezza.
Per questo motivo, ancora oggi, la Maschera rappresenta per i Qwaylar un simbolo sacro. Il suo volto infonde coraggio, ravviva lo spirito e incute timore negli avversari, ricordando a tutti il potere degli Spiriti e la protezione del Grande Creatore.