Il pantheon Qwaylar è popolato da numerosi Spiriti Maggiori, venerati come personificazioni delle forze del mondo:
- Mami Wata, spirito del fiume: colei che disseta la giungla, spesso identificata come il sangue stesso di Mawu. Ha sembianze femminili e materne.
- Hebieso, spirito del fulmine: voce tonante del cielo, messaggero di Mawu che annuncia con fragore la sua volontà.
- Sakapta, spirito della malattia, della morte e del dolore: traghettatore delle anime e giudice di Mawu. Si narra abbia corpo di serpente, ricoperto di piume e scaglie.
- Xangò, spirito del vulcano e del fuoco: urlo di Mawu, la sua bocca fumante. Entità ardente fatta di fuoco e lava.
- Mami Tata, spirito della montagna e della terra: la corazza di Mawu, colei che si erge imponente e silenziosa.
- Oxossi, spirito dell’antico cacciatore: solitario vendicatore, punisce coloro che deturpano la giungla. Secondo la leggenda, fu trasformato da Mawu in spirito guardiano.
- Tonatiuh, spirito del cielo, sia del giorno che della notte: “Occhio di Mawu”, onniveggente.
- Snu Snu, spirito della procreazione, della famiglia e della protezione: colei che dona la vita, il ventre materno di Mawu.
- Gu, spirito dell’antico guerriero: impetuoso e implacabile, turba i venti con la sua lancia insanguinata; è la furia di Mawu.
- Xochipilli, spirito dell’antico sciamano: portatore di festa, protettore delle emozioni e dei ricordi; rappresenta la gioia di Mawu.
Poiché gli Spiriti Maggiori non sono altro che un’emanazione particolare di Mawu, il Grande Spirito che impersonifica il Tutto, l’Unità neutrale per eccellenza, non è possibile associare a ogni Spirito Maggiore una connotazione malvagia o benevola, nel senso comune del termine. Ogni Spirito è visto per la sua totalità, le sue peculiarità, che gli conferiscono di essere temuto e venerato nello stesso tempo; non è malvagio o benevolo ma, paradossalmente, lo è contemporaneamente, così come non sono malvagi o benevoli il fuoco, il fiume, la pioggia, la terra, gli alberi, ecc. Ognuno di questi può essere la salvezza, l’arma, l’alleato supremo o il nemico peggiore, e dipende esclusivamente da come ci si rapporta con essi. Perfino la morte e la malattia, nella figura di Sakapta, devono essere considerate come manifestazioni della vita in quanto tali, scevre da connotazioni negative o positive.