Per i tremecciani la morte rappresenta innanzitutto una fase transitoria, cioè il mezzo per arrivare ad uno stadio d’esistenza superiore (o inferiore). Tutti gli abitanti di Tremec sono convinti che una volta morti saranno giudicati, in base a numerosi fattori: la loro condotta in vita, la loro devozione al Sultano, ma anche secondo cose più “veniali” come potremmo definirle noi e non meno curiose, come il fiuto negli affari, o la parsimonia nell’utilizzo dell’acqua, fino al rispetto verso il proprio marito, o viceversa alla capacità di guadagnarsi quello di donne o schiavi.
Coloro che in seguito a tale giudizio saranno ritenuti idonei, potranno trascorrere il resto della loro esistenza in una sorta di immensa e fertile oasi, un Eden, come lo chiamano alcuni popoli, sotto la guida di Akkron cui saranno fedeli come lo erano nei confronti del Sultano (la cui anima siederà al fianco di Akkron, ma di questo parlerò più avanti). Colui invece che nel corso del Giudizio, non avrà doti positive da anteporre a quelle negative sarà destinato ad occupare il grado più basso della scala sociale: egli sarà schiavo, o semplice animale da soma.
Le celebrazioni e le tradizioni legate al culto dei morti, non sono eccessivamente elaborate. Il defunto viene seppellito nel deserto, con alcuni oggetti personali legati alla sua professione o ad una particolare caratteristica della sua vita. Non esiste una vera e propria tomba, ma in genere i parenti segnano la posizione della sepoltura con una pietra o un altro oggetto riconoscibile, e ne annotano la posizione su una mappa artigianale.
Com’è facile intuire il sepolcro non riveste una grande importanza nella cultura tremecciana, anche perché l’unica cerimonia ivi celebrata è legata alla tumulazione. Durante quest’ultima i parenti del defunto pronunciano alcune frasi, in cui celebrano le sue virtù, e ne esaltano i comportamenti. Un sacerdote di Akkron vestito dei paramenti funebri, prende atto di queste parole, le sottoscrive e si pone come testimone dinanzi ad Akkron affinché ne tenga conto nel formulare il suo giudizio.
Come è facile intuire le celebrazioni funebri più sfarzose sono quelle legate alla morte del Sultano. Tale evento, raro ma comunque inevitabile, monopolizza per quasi due mesi la vita all’interno dell’oasi. La sepoltura del sovrano, avviene a palazzo, a seguito di un rituale antico e misterioso, di cui nessuno conosce la forma. Non ne esistono descrizioni nei documenti ufficiali della Chiesa di Ardania, e neanche nelle biblioteche elfiche è mai stato trovato nulla a riguardo. Si sa solo che il Sultano viene seppellito con la maggior parte degli oggetti di cui faceva uso in vita, e che è accompagnato nel suo viaggio nell’oltretomba da parte dei suoi schiavi, da una o due delle sue mogli (è lo stesso sovrano a sceglierle quando è ancora in vita) e da due soldati valorosi, che gli facciano da guardie del corpo. Contrariamente a quanto avviene per gli altri Tremecciani, il sovrano non verrà sottoposto al giudizio di Akkron, la sua anima sederà di diritto al fianco di Akkron e ne diventerà consigliere. Non meno misterioso del rituale è il luogo della sepoltura.
La leggenda narra che finiti i sette giorni di lutto, in cui il corpo viene esposto a palazzo a beneficio di tutti, sudditi e forestieri, i sacerdoti trasportino il feretro nei sotterranei, nei quali si troverebbe un labirinto in cui riposano tutti i predecessori del Sultano e con essi, le loro ricchezze. Gli schiavi che trasportano le spoglie, e le guardie che le scortano, saranno poi immolati per seguire il loro Signore, in modo che nessuno possa rivelare la locazione segreta. Le celebrazioni si protraggono per quasi due mesi. Il primo mese è il “mese del ricordo”. Tutti gli abitanti dell’oasi devono digiunare dall’alba al tramonto, in segno di rispetto e di devozione verso il loro defunto sovrano. Durante la notte si tengono veglie di preghiere e si celebrano banchetti. Di giorno invece la vita quotidiana rallenta bruscamente, e vengono portate avanti solo le attività necessarie alla vita comune degli abitanti, senza comunque cercare di eccedere, e mantenendo un atteggiamento di profonda tristezza e dolore.
A questi primi trenta giorni, segue il “mese della rinascita”. In pratica si passa dalla commemorazione del Sultano defunto alla celebrazione dell’ascesa al trono del suo erede, in un’unica grande festa, senza soluzione di continuità. In questi giorni, Tremec torna letteralmente alla vita, si susseguono giochi, banchetti, fiere, ed ogni genere di attività riprende con maggior vigore e frenesia, quasi a recuperare il tempo perduto (e difatti a mio parere il fine politico-economico di tali festeggiamenti è proprio questo). Le botteghe lavorano anche di notte, i mercanti sembrano avere sempre una gran quantità di merci da vendere, le luci ed i profumi avvolgono completamente l’aria del deserto, e notte e giorno sembrano confondersi.