Il Ruolo della donna

Nonostante la simbologia religiosa attinga dalla figura femminile i suoi tratti più affascinanti, la condizione della donna appare, ad occhio estraneo, assai difficile e gravata da pesi e tradizioni ingiuste, o quanto meno discutibili. Le fanciulle, sin da giovani, sono considerate una sorta di proprietà del Capotenda, esse appartengono al capofamiglia fino alla maturità sessuale, o fino al giorno del loro matrimonio, quando con un vero e proprio contratto matrimoniale, suggellato dalla dote, tale “proprietà” passa al marito. Le donne non appartenenti a tende riconosciute, nel caso restino sole, passano sotto la tutela del Sultano stesso, che stabilisce per loro come un Capotenda.

La prassi e la tradizione vogliono che la maggior parte dei matrimoni siano di mero interesse, combinati dalle famiglie stesse, per ragioni economiche e politiche, ma anche per fare rapidi movimenti nello status sociale ed all’interno dell’oligarchia dell’oasi. Essendo contemplata la poligamia, all’interno della tenda la figura femminile più importante resta la prima moglie, anche in quanto scelta dalla famiglia, o eventualmente colei che per prima riesca a dare alla luce un discendente maschio. Essa è responsabile dell’intera “politica” casalinga: educa le figlie, assume ed assegna i servitori, si occupa dell’economia della casa, di consultare esponenti del culto e della magia per quelle che sono le esigenze quotidiane. Solitamente la prima moglie è una persona colta oltre che di ricca estrazione (o quantomeno di una famiglia che ha qualcosa da offrire, magari un titolo), è abile nel gestire gli affari e ha nozioni di base di medicina o farmacologia.

Quanto appena riportato, tuttavia, non esclude che all’interno di molti matrimoni esista un reciproco affetto tra i coniugi, che pur partendo da sentimenti di riverenza e rispetto, di fedeltà ed orgoglio, possa risolversi (o degenerare, a seconda dei punti di vista) in vero e proprio “amore”, o quanto meno alla forma squisitamente Tremecciana di quest’ultimo. In effetti, è molto più semplice saziare i propri appetiti ed appagare i propri sentimenti ricorrendo ad ulteriori nozze. Sono, infatti, quelle successive alla prima ad essere mosse più spesso da reali sentimenti piuttosto che da ragioni utilitaristiche.

Sempre relativamente alle donne dell’Oasi è necessario aggiungere un ulteriore notazione. Sono esseri dal fascino e dalla bellezza spesso irresistibile. La pelle ambrata e resa liscia dalla sabbia del deserto, gli occhi scuri e profondi, il corpo sinuoso, minuto ma perfettamente proporzionato. Ma più di ogni altra cosa, ciò che veramente le distingue è il loro portamento: aggraziato ed impudente al tempo stesso, sensuale e misterioso, quieto ed impaziente. Sono aspetti che lungi dall’essere ignorati, saltano subito all’occhio, e destano immediato interesse negli esponenti di sesso opposto. Tale bellezza ha, come è facile immaginare, i suoi risvolti positivi e negativi. Storicamente, le donne Tremecciane sono molto apprezzate come ballerine e dame di compagnia, ed ovviamente prostitute ben pagate. Di conseguenza, è facile immaginare che una cultura in cui la schiavitù ed il commercio degli schiavi sono pienamente tollerati, abbia fatto si che molte di esse divenissero una “merce” molto richiesta, e come tale private della libertà con molta facilità e leggerezza.

Negli ultimi anni però la situazione della donna è mutata notevolmente; l’Oasi, consapevole della forza politica e del valore delle proprie donne, ha iniziato a custodirle gelosamente trattandole con sempre più cura, fino ad arrivare all’apice durante il sultanato di Rashed il Saggio, quando in uno specifico precetto della Sunnah le donne Tremecciane vennero ufficialmente sancite come sacre ed inviolabili. I bordelli vennero ripopolati da schiave Qwaylar, lasciando così l’immane bellezza delle donne Tremecciane come un sogno irraggiungibile o un prezioso tesoro lontano dalle pretese o dalle possibilità della gran parte degli stranieri. Durante le reggenze degli ultimi sultani alcune donne sono riuscite a ricoprire importanti ruoli come quello di Gran Visir, una grande conquista per la categoria, basti pensare che per secoli e secoli tale carica fu ricoperta unicamente da soli uomini. Nonostante vi siano ancora tradizioni saldamente radicate, quali quella della poligamia, e sia loro ancora vietato ricoprire i più importanti ruoli di Sultano ed Ezzedin, ad oggi possiamo senz’altro considerare la donna come una privilegiata all’interno dell’Oasi di Tremec.