Quella dei mercanti non è una semplice casta. E' il cuore pulsante che infonde energia all'intera società tremecciana, dentro e fuori le Porte Sublimi.
Ogni giorno centinaia di carovane giungono all'Oasi portando prodotti provenienti dalle più disparate e remote regioni di Ardania, pronti ad essere smistati tra le innumerevoli botteghe e bancarelle del Bazaar.
Frutta prelibata, tessuti pregiatissimi dai colori sgargianti, animali esotici, armi di ogni tipo e non solo: il commercio tremecciano è il bacino nel quale confluiscono quasi tutte le attività lavorative entro i confini del Sahra'kbar, coinvolgendo non solo i cittadini dell'Oasi ma anche alcune tribù Assid non ostili.
Essere un mercante significa riuscire a destreggiarsi tra le sottili ma perpetue correnti che governano l'economia tremecciana, mantenendo sempre un'orecchio pronto ad ascoltare nuove occasioni all'orizzonte e l'occhio vigile sulla propria mercanzia. Essere un buon mercante, dentro Tremec, significa fare affari convincendo il prossimo di aver fatto un affare, guadagnare nella giusta misura senza danneggiare irrimediabilmente ed irrispettosamente chi si ha di fronte ed avere sempre consapevolezza delle proprie fortune e di quelle altrui, come recita l'Aimaiman sulla parsimonia:
"Contrattate su ogni merce ed accumulate ricchezze, chi per la propria tenda chi per il Tempio, allo stesso tempo siate generosi con i poveri e fate l’elemosina anche all’ultimo dei pagani se questi ve lo chiede giustamente, ma non offrite il vostro denaro a nessuno, fosse anche il vostro Sultano; il Sultano non chiede mai denaro ricordatevelo!"