I sahim sono individui molto particolari, visti all'interno dell'Oasi talvolta con ammirazione, talvolta con diffidenza.
Posseggono infatti un'abilità molto preziosa ma allo stesso tempo assai insidiosa: la capacità di percepire e manipolare il Maat, conosciuto tra i bianchi con il termine "Flux".
Questa abilità, come tutti i doni che Akkron concede ai propri figli, si manifesta nei modi più disparati secondo un disegno spesso incomprensibile agli uomini comuni: può essere innata o acquisita nel tempo, può rimanere sopita e latente in individui inconsapevoli o manifestarsi irruenta ed imprevedibile in una persona sprovvista dei giusti insegnamenti per controllarla.
Esistono all'interno del Sahra'kbar e dell'Oasi stessa diverse scuole di pensiero e filosofie sull'utilizzo del Maat e sulle leggi che ne regolano l'utilizzo, figlie di una tradizione orale che nel corso dei millenni si è diramata arricchendosi e frammentandosi sempre più: non sarà quindi inusuale trovare sahim, anche all'interno della stessa Tenda, forieri di idee e supposizioni differenti sulle tecniche di manipolazione del Maat ed un chiaro esempio può esser trovato nella biblioteca cittadina, dove i trattati dei sahim sul Maat arrivano ad essere talvolta addirittura discordanti.
Tutte le teorie sul maat dei sahim tremecciani hanno però un comune punto di partenza: il Maat, ossia il soffio con cui Akkron ha infuso il proprio respiro nel nulla primordiale plasmando il creato, è presente in ogni cosa, come una corrente invisibile e intangibile per chi non è in grado di coglierne il perpetuo fluire.