Da uno stralcio del Tremano, libro sacro dei tremecciani:
"…E il giovane Shamal chiese: “Tu che hai conferito con il Perfetto Architetto, come fu che costruì questo mondo?”
E Tremec rispose: “Nel principio era la Verità, ed Akkron e la Verità erano una cosa sola e null’altro vi era se non l’Unico e la sua volontà.
Egli, nella sua grande saggezza, decise di popolare il grande vuoto che lo circondava, così mise la Verità e la Volontà nel suo respiro e questo fu Maat. Soffiò poi il Maat tutto intorno a sé e nel nulla fiorirono gli astri. Vide che al contrario del nulla essi erano splendenti e chiamò Nur (luce) questo splendore.
Vide poi un astro che gli era vicino e osservandolo attentamente vide che altro non era che luce pulsante e turbato di aver creato solamente un opposto al nulla che, essendo ogni cosa, non era ancora nulla, decise di plasmare l’astro.
Egli gli diede un nome, Ardahan, e gli diede un sopra e un sotto, un inizio e una fine, poiché era necessario. Poi lo osservò ancora e ciò che vide lo soddisfece, così separò l’acqua dal fuoco e la terra dall’aria e creò spazi e confini tra essi, mise il fuoco sotto la terra e l’aria sopra.
Quindi guardò Ardahan e si commosse, poiché era un luogo di meravigliose forme e desiderò che ci fossero creature in grado di goderne. Soffiò ancora il suo Maat su Ardahan e in ogni luogo nacquero creature di incredibile bellezza e potenza e perfezione, che erano interi e comunque ancora parti dell’Unico, poiché fatti del suo Maat, ed Egli li chiamò Djiin. I Djiin si mossero sulla terra e dentro l’acqua, nel fuoco e nell’aria e presero a governarne i moti e i mutamenti, e l’Unico vide che essi erano necessari. Presto i Djiin si resero conto della loro potenza e i più stolti se ne vantavano dicendo: “siamo noi i tuoi figli? non siamo forse magnifici? non possiamo noi ogni cosa?” Akkron adirato ricordò loro ” Voi siete solo Maat, mia volontà, miei mezzi! Se volessi ora non sareste più e mai e poi mai sareste ancora. Voi siete i miei servi da usare come desidero!” I Djiin si prostrarono e riconobbero che erano creature legate alla Verità per sempre.
L’Unico disse poi: “Desidero creare Verità diverse da Me e da voi che siete Me, che siano indipendenti su Ardahan e generino altre Verità” e così fece.
Prese un sorso d’acqua e soffiandolo popolò gli abissi di creature guizzanti, prese un pugno di terra e vi soffiò, e questo subito fu un seme e mise radici, soffiò nell’aria e i cieli furono tutti un frullio d’ali, prese a soffiare nel fuoco delle viscere della terra e ne scaturirono creature di scaglie, ali e terribile alito di fiamma. Poi osservò il suo creato e vide che era necessario e dunque giusto che vi fosse un essere più complesso, dotato del pensiero, ma privo del potere dei Djiin.
Così prese la terra e la bagnò con l’acqua, poi la plasmò e la mise nel fuoco, quindi l’espose all’aria e vide che era una forma necessaria, con mani per afferrare e piedi per camminare, occhi per vedere e ventre per generare. Allora la copio e copiò molte volte, finchè non ebbe molte forme, certe maschi e certe femmine, poi soffiò il suo Maat ed essi vissero.
Osservarono meravigliati Ardahan e le sue creature e l’Unico disse loro: “Voi siete le mie creature, mai ne ho fatte con tanta cura. Sono custode della vostra anima, sono colui a cui tornerete.” Fu così che i primi uomini e donne camminarono su Ardahan e godettero dei suoi frutti, si cibarono delle carni delle sue bestie, si vestirono delle loro pelli e piume e squame e generarono molti altri come loro, che non fecero che prendere senza ringraziare, come ospiti orribili.
Essi avevano dimenticato il loro creatore, così Akkron decise di punirli e con un gesto la verde valle dove i suoi figli vivevano divenne un cocente deserto di rocce aguzze; prima loro mancò l’acqua e poi furono colpiti da tremende malattie, così molti impudenti, che non credevano di meritare la punizione dell’Unico, partirono verso altre terre, ma altri restarono e quelli siamo noi, che prima di conoscere tutto questo, veneravamo ancora il Dio dei Deserti, potente, terribile e vendicativo, senza nulla intendere di come fu che s’adirò, ma per nostra immensa fortuna, Egli ora ci dona nuova fiducia, nuova speranza di venire accolti al Suo Grande Banchetto, nella vita che viene dopo la vita.”