I Quattro Pilastri

"Ospitalità poichè Ospitalità è amore per le persone e per la proprietà, Parsimonia poichè Parsimonia è Amore per la proprietà che verrà e per la proprietà che è stata, Vigore perchè è Amore per ciò che si è stati e per ciò che si sarà in futuro, infine Fedeltà che è Amore per l'Amore e permea l'attimo di tutte le cose, in essa sono contenute tutte le virtù e l'Amore che le rende manifeste!"

I Sacri Pilastri sono i dogmi fondamentali che guidano la vita nel deserto, considerata da ogni Tremecciano un percorso obbligatorio per avvicinarsi alla perfezione di Akkron.
Il Tremecciano non basa la propria morale sulla separazione fra bene e male, bensì sulla vicinanza alla perfezione dell’Unico Dio, vincolo imprescindibile per poter essere accettato, al termine della vita terrena, al Grande Banchetto.
I Pilastri, oltre ad essere precetti di carattere spirituale sono però anche consigli materiali, che guidano nella sopravvivenza all’interno dell’inospitale deserto delle Terre Selvagge.

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Primo Pilastro di Tremec, racchiude in sè l’amore incondizionato che ogni buon Tremecciano dovrebbe nutrire per l’Oasi: è quella devozione e ammirazione della propria dimora che spinge i cittadini ad accogliere con gioia ogni ospite, prodigandosi affinchè quest’ultimo possa ammirare le meraviglie della Città Dorata con gli stessi occhi con cui ogni figlio della Stirpe Nera la vive nella sua quotidianità.
L’Ospitalità si traduce praticamente nel massimo rispetto verso tutti gli stranieri e i beduini che giungono all’Oasi: spesso si cerca di prevenire i loro bisogni (offrendo da fumare o dell’acqua, oppure della frutta tipica del luogo) salutandoli rispettosamente e apostrofandoli sempre con epiteti quali: “Venerabile Straniero” o “Venerabile Ospite”.
Se gli stranieri si rivelano scontrosi o maleducati, l’Ospitalità e il rispetto devono cercare di non venir meno fin dove possibile, laddove sarà il Vigore a punire i comportamenti sbagliati.
L’Ospitalità in un concetto più allargato implica il comportarsi degnamente all’estero, alla generosità tra fratelli, alla buona disposizione e alla buona volontà nei riguardi di tutti. L’Ospitalità Tremecciana è anche senso di comunione e di comunità, infatti chi viene a Tremec deve poter avvertire l’unità dei suoi figli.
L’Ospitalità è indispensabile affinché giungano e tornino nel deserto gli stranieri, trattenere stranieri vuol dire trattenere commerci, essi generano ricavi e permettono all’Oasi di sopravvivere, di comprare sementi e materie prime.

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Parsimonia è vivere in modo equilibrato, evitando gli eccessi e conservando l’umiltà figlia della dura ma essenziale vita nel deserto.
Si traduce principalmente nell’evitare qualsiasi tipo di spreco: soprattutto di acqua, ma anche di denaro, di cibo, di energie.
Parsimonia è anche avere cura della propria salute e della propria igiene, ed essere proporzionati nei modi e nei comportamenti.
Parsimonia è anche contrattare ogni cosa che si vende e si commercia, al fine di avere un prezzo migliore, è grande rispetto verso la propria proprietà e verso la proprietà altrui (non esiste che uno schiavo sia malmenato sadicamente).
Vivendo nel deserto lo spreco d’acqua è quello da evitare principalmente: pertanto non è parsimonioso chi gira a cavallo o con animali non adatti, non è parsimonioso chi distilla mosto per fare alcolici, non è parsimonioso chi getta o imputridisce l’acqua, non è parsimonioso chi coltiva frutta e verdura che nel deserto normalmente non cresce.
Anche alle forge sarebbe meglio usare l’orina del lama per le tempre delle armi, l'acqua dei panni per bagnare le piante e l'acqua che si usa per lavarsi, per abbeverare i lama.

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Il Vigore è rappresentato prevalentemente dalle cosiddette “vie dei grandi”(descritte anche nel Tremano). Per vie dei Grandi si intende la necessaria ricerca di divenire ammirati e potenti nei campi e nelle arti che scegliamo per noi.
Siano i bardi i più bravi e i più poetici possibile, siano i mercanti i più sfarzosi e opulenti possibile, siano i guerrieri i più temibili e forti possibili, siano i filosofi i più saggi possibile, i ladri più scaltri possibile... Il Vigore è ostentare la propria ricchezza e le proprie proprietà (ad esempio per un Visir) ma è anche dimostrare la propria saggezza (per un Derviscio ad esempio) disinteressandosi magari del denaro.
Il Vigore è il Pilastro che regola l’applicazione della Sunnah; infatti a Tremec chi è considerato Uomo (=soggetto) non viene incarcerato, in quanto la libertà è sacra e non deve essere leso il concetto di Ospitalità allo straniero; in nome del Vigore invece, secondo il Tremecciano, si punisce appunto quasi sempre con la morte chi contravviene alla Sunnah (e quindi ai Pilastri) poiché è necessario per il Tremecciano affermare la propria superiorità totale su chi lo sfida o lo provoca.
Vigore è anche possedere delle proprietà: gli schiavi ad esempio sono proprietà (=oggetti) in quanto sono considerati sub-umani, il Vigore è nel loro numero e nella capacità di educarli a diventare civili più che nelle violenze loro perpetrate. Per una donna di Tremec, Vigore è avere un grande marito, potente e rispettato da tutta la città, figli numerosi e sani, per un uomo è avere tante mogli e soddisfarle tutte.
Senza Vigore e senza grandezza è impossibile sopravvivere nel deserto, anche senza la necessaria spietatezza contro i nemici e contro chi danneggia la proprietà o le risorse a disposizione di tutti. Il Vigore è anche il Pilastro della volontà, della bellezza e della forza fisica.

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La Fedeltà è forse il Pilastro più astratto che racchiude tutti gli altri.
Se bene o male i primi tre sono spesso molto pratici, per Fedeltà Tremecciana si considera la sottomissione all’Unico e quindi anche al deserto.
Il vero Fedele riconosce e accetta quindi che la vita nel deserto, pur dura e rude, paradossalmente lo rende più facilmente perfetto e quindi vicino all’Unico Dio, poiché lo obbliga alla vita secondo i 4 Pilastri. Tutto ciò si riflette nella massima fedeltà al Sultano, che è colui che viene scelto per guidare l’Oasi.
Il tremecciano crede nell’assolutismo illuminato, ritiene che solo un potere forte e centralizzato, senza divisioni, permetta di mandare avanti la baracca nel deserto. La Fedeltà rappresenta anche il limite umano, non vi può essere piena comprensione all’Unico e dei suoi misteri poiché noi non siamo l’Unico. La fedeltà è l’accettazione che vi possa essere un mondo in cui bene e male sono fusi insieme, che nel deserto si debba uccidere animali per sopravvivere senza grossi scandali, che si schiavizzino dei jumba selvaggi per poter mandare avanti la tenda.
L’elevazione che porta al Grande Banchetto Paradisiaco di Akkron quindi non è tanto la bontà delle proprie azioni, una bontà assoluta non esiste per il tremecciano, esiste invece una bontà relativa al contesto in cui si trova, essendo il deserto il contesto più puro per il tremecciano, ecco che l’azione più perfetta è quella che si muove in armonia con esso e all’interno di esso.
Per questo chi lascia il turbante per altre città è considerato un infedele, chi rifiuta l’Unico spesso non è considerato degno agli occhi degli altri beduini, chi disobbedisce ad un Sultano o lo sfida , anche se a ragione il Sultano è un demente maligno, prova comunque un senso di colpa.