Non c’è modo oggi, di comprendere nella sua totalità la composizione dell’Argenjaly. In realtà non c’è modo per i contemporanei neanche di risalire all’epoca in cui la parola Argenjaly era un vocabolo di uso comune. Dopo il periodo dei falò senza luce si è perduto anche l’ultimo scampolo dell’antica saggezza che derivava dai primi signori del mondo da noi abitato, un mondo che abbiamo ribattezzato Ardania. Io sono uno degli ultimi tre saggi, e prima di me ve ne erano molti e dai molti io ho imparato, anche per tradizione orale, ciò che è stato. Offro a voi una parte del mio sapere, perché è giunto il tempo, e per farlo debbo cominciare dall’inizio. Un inizio molto lontano. La parola Argenjaly significava nella lingua del primo popolo “fin dove arriva lo sguardo”. Molti penseranno che è corta per racchiudere quella frase, ma non sto scrivendo una lezione di etimologia. Sappiate comunque che la cultura del popolo che voi chiamate Elfi, e che all’epoca chiamava se stesso Yiu (cioè “l’insieme”), aveva raggiunto picchi inimmaginabili. Aveva anche sviluppato un linguaggio complesso e contratto che permetteva di discutere pronunciando pochissimi vocaboli (che nella loro totalità erano centinaia di migliaia). Faccio questa premessa per dirvi che quel che è scritto in questo libro non è un insieme di intuizioni, ma una realtà tramandata da un popolo che dominava il sapere anche di luoghi lontani. L’ Argenjaly, come loro lo intendevano, comprendeva non soltanto Ardania, ma anche la sua luna e le sue Belenil. Si intende quindi per Argenjaly anche tutto quel che è conosciuto al di fuori di Ardania, ma che l’uomo è riuscito ad individuare. Proverò nelle descrizioni ad essere il più spiccio possibile, per farvi comprendere concetti a volte assurdi, se paragonati alla nostra attuale posizione storica.