Dolore, fuoco, salvezza

In una frazione di secondo, Edorel non fu più.

L’impatto incenerì completamente gli edifici per un raggio di alcuni chilometri, mentre, tutt’attorno, le fiamme avviluppavano ogni cosa. I pochi, testardi uomini che avevano voluto continuare a risiedere nella città fino all’ultimo momento, terminarono la loro esistenza in un semplice evaporare delle carni. La cancellazione definitiva della città non fu l’unica conseguenza dell’impatto: ovunque, attorno all’area devastata e fino ai confini dello scomparso Regno di Edorel, creature malvagie, belve sanguinarie ed esseri malefici scorrazzavano sghignazzando, saccheggiando e depredando quanto rimasto, seminando il panico tra la popolazione dei vicini regni. La stessa struttura fisica dell’universo venne meno: si aprirono alcuni varchi nei piani, da cui eruttarono demoni, mostri, mutanti ed entità sconosciute propense ad invadere e distruggere l’intera Ardania, e lo stesso Flux, l’energia magica, subì forti modificazioni.

Presto, i cultori delle arti arcane, capirono che millenni di ricerche e studi sarebbero velocemente diventati polvere e che i vecchi riti non avrebbero mai più funzionato. Ad aggiungersi all’estrema confusione del momento, fu il terribile vuoto di potere e il totale immobilismo delle autorità dei paesi vicini: l’Imperatore Oskatat corse a spron battuto verso Edorel e non fece più ritorno alla reggia; Astandir Enderel, il Tetrarca Anziano, sparì lasciando un solo biglietto di cui solo Sardaucas conosce il contenuto; e in quanto ai regnanti vicini, essi assistettero impassibili allo svolgersi degli eventi, non arrischiandosi a mandare contingenti regolari di truppe. La speranza, come tante altre volte nel passato, arrivò galoppando dall’Ovest, abbigliata con i bianchi, sinuosi vessilli degli eserciti elfici. Molti elfi, in maggioranza Sindar ma anche Quenya e Teleri, si unirono al disorganizzato gruppo di emergenza composto da volontari di ogni parte di Ardania: legionari di Amon, maghi e miliziani di Hammerheim, scampati di Edorel, feroci e leali guerrieri del Nord.

La battaglia infuriò per tre giorni, e più e più volte parve ai difensori di Ardania di avere la peggio. Il secondo giorno, uno strano guerriero assetato di sangue, dai nordici chiamato Kun Gardar, si unì alle schiere demoniache: la paura e la rassegnazione aleggiavano sul campo di battaglia, ma l’indomito coraggio degli schieramenti umani e la ferrea determinazione delle truppe elfiche riuscì a prevalere sulla forza e sulla ferocia dei nemici. Al calare della sera del terzo giorno di combattimenti, il Quattordicesimo Adulain, l’agonia di Edorel terminò; ogni minaccia era stata debellata, ogni nemico sconfitto, distrutto o messo in fuga. Eppure, nel cuore di nessuno dei sopravvissuti albergava la gioia: troppe vite erano andate perse, troppo sangue versato, e l’antica città di cultura e commercio, l’antica terra ove nacquero e vissero grandi eroi, studiosi, mistici, la terra per cui molto si combatté e molte lacrime furono versate, non esisteva più, sostituita da una nera congerie di fuliggine, rovine cocenti, ammassi contorti di ruderi; dove prima si stagliavano le rassicuranti montagne dell’Orus Maer, ora si staglia un fiume di lava; dove prima v’era allegria e gioia, ora solo silenzio, nulla. La pioggia iniziò tristemente a cadere, bagnando i capi chini dei combattenti, trasformando il terreno in una massa informe di fango nero, ripugnante; qualche minuto dopo, solo le ombre rimasero a popolare la carcassa dell’antica Edorel, la Tollerante…