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Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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By +D4rkn3ss F4ll+
#10008
7 Forenze 284
Luogo imprecisato nelle Terre Selvagge



Silenzio. Tenebra. Non si scorgeva null'altro nelle Terre Selvagge. Tutto era avvolto da quel gelido abbraccio che solo la Notte è capace di donare. Una leggera brezza s'incanalava dal vecchio approdo per le terre del Doriath fino alla foresta dei Giganti. Egli era lì, immobile, immerso com'era nei propri pensieri. Afflitto da così tanti dubbi da sentirsi quasi disorientato. Non riusciva a capacitarsi di come quella dolce creatura fosse riuscita ad ottenere una Conoscenza così vasta nel corso di una singola vita. Sapeva che la Via che l'avrebbe condotto al potere d'imporre la propria volontà sugli altri era molto lunga e difficoltosa. Sicuramente avrebbe richiesto perfino enormi sacrifici. Proprio per questo aveva sempre desiderato abbattere la caducità della vita umana studiando i segreti della non morte. Solo privandosi della mortalità della carne, pensava, avrebbe avuto l'Eternità come unica compagna di viaggio. Eppure qualcosa, in quel momento, lo turbava. Si sentiva debole, spoglio, inerme come un bambino. Che cosa stava diventando, si domandava. Come ogni uomo, alla fin fine, era stato sopraffatto dai sentimenti? No, non poteva essere. Non poteva crederlo. Non l'avrebbe mai accettato. Non era null'altro che interesse personale. Si, doveva essere così. Non poteva che essere altrimenti. Si faceva forza con tali pensieri ma, in cuor suo, sembrava quasi non crederci. Quella piccola creatura aveva tutto ciò che lui aveva sempre desiderato. La possedeva, la stringeva con artigli all'interno della mente. Non sarebbe stato facile ottenerla ma ci sarebbe riuscito. In un modo o nell'altro avrebbe ottenuto quella Conoscenza. La desiderava. Oh se la desiderava. Forse era questo il reale motivo del proprio turbamento. Non era lucido in sua presenza. Si sentiva sempre a disagio ogni qual volta veniva scrutato da quegli occhi luminosi. Se fosse stato in grado di calmarsi, cosa alquanto difficoltosa al momento, avrebbe perfino potuto percepire quella sensazione salire lungo la schiena come una scarica elettrica. Lei sembrava conoscerlo da sempre. Sapeva come pensava, sapeva esattamente ciò che desiderava. Lo anticipava ogni qual volta tentasse di impossessarsi di un granello di quella Conoscenza. Frustrato. Molto frustrato. Così frustrato da perder ogni tipo di interesse in qualunque cosa facesse. Non avrebbe mai pensato di arrivare così in basso. Aveva sempre pensato di esser diverso da chiunque altro. Pensava addirittura che non potesse esistere donna così bella da destabilizzarlo. Cos'era, dunque, questa forza che lo spingeva costantemente verso di Lei? Domande, domande e solo domande. Fosse riuscito almeno a trovar la risposta ad uno di questi dilemmi sarebbe già stato a buon punto. Invece niente. Ogni giorno che passava si rendeva sempre più conto che il cammino che stava percorrendo era già stato battuto da Lei. Cosa poteva fare se non esser destinato alla sconfitta. Combatteva una guerra senza armi. La sua migliore arte, l'Inganno, era del tutto insufficiente se la persona verso cui veniva rivolto conosceva le regole del gioco. No, non poteva mentirle. Anche se avesse provato non avrebbe ottenuto niente. Eppure non riusciva a togliersela dalla mente. Per un istante sembrò distrarsi da quel torpore. Il nulla lo circondava. Lo percepiva sia fuori che dentro di sè. Quasi sconsolato, spronò la propria cavalcatura in direzione di quel luogo che oggi chiamava "casa". Indelebili le parole della donna lo accompagnavano lungo il tragitto. Così pesanti pensanti quasi da privarlo del respiro:

"Fingiamo che non t'interessi il potere di rianimare ed asservire creature di vario genere.

Fingiamo che non ti interessi conoscere esseri talmente potenti da essere miti per gli uomini.

Fingiamo anche che non sia importante conoscere chi custodisce una copia del Dar Art."


Pronunciate con una calma e con una naturalezza da risultare devastanti quasi quanto un colpo di mazzafrusto. Come poteva farlo. Il Dar Art. Il Libro degli incanti di Oghmar stesso. Il più grande tomo di Stregoneria mai esistito sulla faccia di Ardania. Semplimente la ragione di vita per ogni manipolatore dell'Arte. Assurdo. Semplicemente assurdo. Inizialmente aveva stentato a crederle. Non avrebbe voluto assolutamente crederle. La sua mente razionale si rifiutava di incassare ulteriori schiaffi da quella donna. Si rendeva realmente conto di ciò che stava facendo?! No, sicuramente non lo sapeva. Non poteva neppure immaginare la gravità delle sue azioni. Stava viziando la Voragine del Desiderio di Conoscenza dell'uomo con così tali prelibatezze da renderlo ormai assuefatto. Come avrebbe potuto andare avanti, adesso, senza di Lei. Nessun altro in Ardania sembrava possedere tali conoscenze. Non solo. Oltre ad essere unica detentrice, difficilmente sarebbe stata disposta a concederle. Si. Ne era certo. Sarebbe stata una dura lotta non era null'altro che uno stimolo aggiuntivo. Avrebbe trovato il modo di ottenerle. La partita era appena iniziata. I pedoni avevano mosso solamente i loro primi passi.

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By Rose_of_the_abyss
#10014
Un sorriso.
Oh! Un meraviglioso inganno un sorriso.
Eppure... quel baluginio, quella Volontà così malcelata.

Sfumature fosche, opache tornarono nella mente della ragazza.


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Osservava le volute di fumo risalire e danzare.
Le osservava con aria assorta, mentre la mente vagava lontana.
Un errore?
Probabilmente sì.
Un enorme rischio?
Sicuramente.



In quell'istante, quel baluginio racchiuso fra le iridi smeraldine dell'uomo... un segno riconoscibile.
Quel frammento incuneato fra le sottili ciglia nel celare un falso rossore, un falso timore.
Troppi gli anni passati ad indossare la Maschera per lasciare che un così particolare dettaglio sfuggisse.

L'Inganno.

Un gioco che, suo malgrado, conosceva sin troppo bene.

Innanzi a se specchi infranti, eco d'una vita passata.
Tormenti che possono essere unicamente contemplati.

"Ho compiuto azioni per le quali non trovo pace.
Per le quali non avrò mai abbastanza tempo per rimediare.
Non seguire la mia via, non calcare i medesimi passi.
Non distruggere il dono più grande, la Vita stessa."


Parole incastrate fra gli orli delle labbra martoriate,
un singulto di dolore che guizza in gola e dilania il petto, il cuore.


Sollevò lo sguardo decidendo di rischiare,
decidendo di mettere alla prova la tempra di quell'uomo.

"Fingiamo che non t'interessi il potere di rianimare ed asservire creature di vario genere.
Fingiamo che non ti interessi conoscere esseri talmente potenti da essere miti per gli uomini.
Fingiamo anche che non sia importante conoscere chi custodisce una copia del Dar Art."



Le spalle piegate, contratte, le mani tremanti.
Le pupille dilatate, le ciglia sbarrate.
I capelli corvini scompigliati d'improvviso da mani irrequiete.
Una lotta di tormenti si palesa nelle iridi.
Le labbra spalancate, incerte, in un muto urlo.

Urlo che sfocia improvviso, roco, devastante... sofferente.


Fragili, effimeri attimi,
La ragazza socchiuse gli occhi cercando di mantenere il tono pacato e distaccato.


"Possiamo fingere tutto ciò, ma sappiamo entrambi che non è così.
E' palese anche adesso. Non riusciresti a resistere.
Sarebbe una tentazione troppo grande.
Tutto ciò che desideri sapere è tutto ciò che non potrai mai conoscere.
Perchè ciò che io oggi proteggo è l'Equilibrio."


Sguardi d'un tratto silenziosi, carichi di mille significati...
Un sorso di coraggio e sfiorò con la punta delle dita il volto dell'uomo,
disegnando arabeschi invisibili sulla candida pelle.

Iridi opache, rimasugli di cenere a celare la disarmonica bellezza di un vuoto senza fine.

Eppure una piccola luce...
Un sussurro nel vento.


Anche dalle crepe più buie e profonde si può scorgere una speranza,
e forse... se vi è un legame, vi sarà anche un motivo.
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