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Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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#25317
Era passato del tempo da quanto Sheela era scomparsa. Spesso Kurtz si chiudeva nel suo studio all’Ordine Arcano, per continuare quello che lei aveva iniziato.

Le cose non andavano bene: la guerra era alle porte, gli orchi anche, Lucian era sommerso di lavoro e la gestione di Loknar lo sfiniva. Ma nonostante ciò, Kurtz era contento di poter essere utile alla città che lo aveva praticamente salvato. Aveva trovato fedeli compagni e che non avevano alcun tipo di pregiudizio religioso. Un sogno, in confronto a quanto aveva passato ad Hammerheim.

Con questi pensieri nella testa, Kurtz si alzò per fare una pausa. Guardando fuori dalla finestra dello studio, notò che Nut era già alta e splendeva sulla città. Accennò un sorriso e si fermò un momento a guardarla, appoggiandosi alla parete per stare più comodo.

Se solo quella tranquillità potesse durare per sempre… si sentiva solo l’infrangersi delle onde sul porticciolo dell’Ordine Arcano, le fronde degli alberi che si muovevano, i passi degli arcanisti al piano superiore della sede … e un forte tonfo. Una pietra della parete su cui era appoggiato cadde, poi un’altra, e ancora una, sempre più velocemente. In pochi secondi, la parete era totalmente sul pavimento.

Un’oscura cava era davanti al Dominatore.
Appena varcata la soglia, la parete si ricostruì da sola, per magia.


“In Lor”

Un’enorme porta di metallo blindata venne svelata dalla luce. Una porta che Kurtz non poteva aprire… ma gli era stato insegnato che solitamente la soluzione giusta era la più semplice. Tirò fuori le chiavi dell’Ordine e iniziò a provare le chiavi, prima una, poi un’altra… finchè la porta si aprì.

Kurtz non aveva idea del perché Lucian non gli avesse mai parlato di quel posto, dopotutto era stato lui a dargli le chiavi… Ma senza dare troppa importanza alla cosa, spalancò quell’enorme portone.
Una scrivania si ergeva davanti a lui, riempita di oggetti sconosciuti: Un’enorme testa di drago, qualche libro dalla lingua sconosciuta, delle strane carte con disegni senza significato… inoltre vi erano tracce di sangue ovunque. Ma non era tutto: un’altra porta era situata sul muro davanti alla scrivania.

Kurtz era confuso. Pensava che Sheela lo preferisse in modo particolare, che fosse il migliore dei discepoli… perché non era stato informato di tutti i segreti dell’Ordine? …Si slacciò la gorgera per respirare meglio e andò ad aprire quella porta.

Quello che proteggeva era agghiacciante.

Un enorme cerchio tracciato con il sangue riempiva il pavimento della stanza, circondato da vari altari. Su uno di questi vi erano molti resti umani… e c’erano molte librerie in fondo alla camera. Un’intera biblioteca, a dir poco…

Enormi tomi che narravano del Padrone delle Anime e dei demoni… ma nulla corrispondeva con quello che Kurtz aveva imparato, nulla di quello che vi era scritto combaciava con gli insegnamenti della Chiesa dei Sette.

Sapeva che Sheela aveva molti segreti… ma non poteva immaginare quanto oscuri fossero.
#25318
“Grazie per il tuo tempo, Bradhadair.”

Kurtz accompagnò la sacerdotessa fuori dalla cava segreta che aveva scoperto. Bradhadair era stata scaltra, non si era fatta sfuggire nulla di particolare. Ma gli aveva fatto intendere che c’era qualcosa… qualcosa che non sapeva.

Ma il Dominatore aveva già tracciato il percorso da seguire: Greig sarebbe stato il prossimo. Un uomo esperto e famoso tra la popolazione di Loknar: se esisteva qualcosa di oscuro, lui lo sapeva sicuramente.

Il Veterano, infatti, gli svelò che gli era stato detto di un oscuro potere, sopra ogni immaginazione. Ma lui, non aveva mai visto con i suoi occhi. Un oscuro potere? Forse la Chiesa dei Sette doveva essere protetta da qualcosa? Ma perché nasconderlo alla popolazione? Forse un’arma per agire contro il pericolo degli orchi?

Troppe domande senza risposta.

La sera del 13 solfeggiante, Kurtz decise di agire. Con il supporto di Greig, invitò le più alte cariche della chiesa all’Ordine Arcano. Non appena Dakeyras e Bradhadair si sedettero nello studio privato del Primo Dominatore, Greig sbarrò la porta e guardò Kurtz, che fissò i due sacerdoti.


Che cos’è la Chiesa dei Sette?
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By Barbansthok
#25319
Ezram Ludmir era meditabondo sul balcone di casa sua a rimuginare su quanto successo.

Ormai erano passati anni da quando era giunto a Loknar, uno dei tanti a dover essere fuggito dal continente umano a seguito di quella porcata del Bando da Silva.
Perso nei ricordi mentre osserva il mare a est su cui si rifletteva Nut, si ricordava bene di come i suoi genitori lo avessero educato, ovviamente nel più totale riserbo e di nascosto, al Culto dei Morti. Ricordava altresì bene di come parlavano di una città chiamata Loknar che sorgeva all'estremo est delle Terre Selvagge, città liberale devota al culto del Primo Nato.
Per lui e suo fratello Kurtz fu una scelta quasi scontata rifugiarsi lì, in seguito all'omicidio dei loro genitori, perpetrato in nome di un culto in cui loro non si riconoscevano.

Molti dubbi e pensieri però avevano riempito le sue meditazioni negli scorsi anni.
Era giunto a Loknar pensando di trovare una città dedita al Culto dei Morti, invece i due fratelli Ludmir si erano ritrovati in un paese aperto a tutti, in cui si sentiva solamente parlare di libero culto per tutti i Sette.
Ezram non riusciva a capacitarsi di come nella città regnasse una calma spirituale, in cui per nulla si ritrovava riguardo a quanto gli avevano narrato i suoi genitori negli anni passati. Nulla riguardante alla Primazia di Vashnaar, nulla riguardo alla sacralità del Primo Dono dell'Oscuro, nessun rito per celebrare la grandezza del Primo Nato, nulla di nulla. Era come se l'intera città e l'intera Chiesa governata da Lucian fosse caduta in un limbo dormiente.

Tutto questo fino a poche sere fa, quando Lucian gli chiese di accompagnarlo insieme agli altri Adepti nelle Cripte del tempio di Vashnaar.

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Lucian in quelle Cripte gli fece promettere di non divulgare nulla a nessuno, in quanto ne andava della sopravvivenza stessa del Culto dei Morti e della città di Loknar. Gli disse che nessuno al mondo, neanche suo fratello Kurtz, doveva sapere quello che avrebbe svelato di lì a poco, se non con il benestare di tutte le persone che erano presenti in quel momento.

Dopo questo giuramento, li condusse in un luogo oscuro... sembrava una città sotterranea.

Finalmente ad Ezram era tutto chiaro. Finalmente comprendeva quello vedeva in superficie... Si sentiva uno stupido ad aver dubitato di Lucian, ma la trama dell'inganno era stata stesa in maniera impeccabile.
Anche lui ora era pronto ad indossare la maschera dell'inganno di fronte a tutti, compreso suo fratello.

Quella notte pregò l'Oscuro affinchè Kurtz potesse perdonarlo quando anche lui avrebbe compreso la verità. Ed era certo che mancava poco a quel momento.

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By Bradhadair
#26640
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<<Entrambi voi, fedeli, per cosa avete mentito?>>
La voce di Dakeyras riecheggiava per la saletta; la sua domanda celava in sé una retorica carica di significato.
Bradhadair osservava la scena: il Sacerdote frapposto fra i due fratelli, Kurtz ed Ezram.

Cos'è legittimo fare, per un fine più alto? Cosa non lo è? Era giunto per loro il momento di apprendere.


Il Boia e gli altri sacerdoti ivi riuniti, il buio della notte che preludiava il giorno consacrato al Padrone delle Anime, tutto in quel momento sembrava raccogliersi, fermarsi, per lasciar spazio alla rivelazione, alla conoscenza.

Le iridi argentee si fondevano nel buio di quel luogo, animate soltanto dalla fioca luce delle poche candele; la Sacerdotessa, in disparte sul margine più esterno del carminio sigillo tracciato sulla pietra scura, le spostava lentamente sui presenti, studiandoli.
Quel luogo, senz'altro suggestivo, non era però che un altro strumento del Potere, un mezzo funzionale ad antiche pratiche e, pertanto, non aveva mai suscitato grande stupore in lei, neppure quando vi si imbattè, ormai molti anni prima.

Un luogo in cui si poteva percepire una carica entropica vetusta, testimone di un passato che aveva lasciato il segno ma che rimaneva ancora lontano dalle vere potenzialità che invece lei, come altri fidatissimi, avevano chiare in mente.




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La posta in gioco era ben più alta.
I segreti e le profondità in cui il culto vashnaariano aveva immerso le sue radici raggiungevano abissi remoti.
Persuasa da un moto di fiducia, avrebbe a sua volta accompagnato i più meritevoli verso quelle Tenebre dove l'apparenza si dissolve.
By Nal
#29957
Sull’isola di Derit il sole stava calando, il cielo era di un rosso intenso. Quel rosso… svegliò emozioni nel cuore di Vanar, contrastanti.
Loknar… teatro di ambiguità, personaggi unici l’animavano; dal più folle, al più cosciente, al più passionale, al più sapiente. L’equilibrio era flebile, ma una trama si stava costruendo lontano dagli occhi di tanti, e vivi in quelli di altri.
Un lungo cammino iniziato mesi orsono stava giungendo a compimento. I passi che erano stati fatti erano molti, come le riflessioni, i dubbi, i silenzi, il cercare di carpire ogni attimo, ogni sguardo, cosa andava oltre ad un espressione, ad un gesto, fare attenzione ad ogni parola poiché poteva sembrare ben altro, e limitarsi solamente all’udito sarebbe stato sciocco. L’avvicinarsi a un qualcosa che era stato ricercato, da ben prima di lui, stava per finire. Il che non significava esser arrivato ad un termine, ma ad una partenza. Quella partenza dovevano esser loro.

Il tempo era giunto, la notte buia, scura, come i suoi occhi, era calata. Salparono alla volta del continente umano, e prima di attraccare sulle ceneri di Eldorel un indumento rituale fu consegnato a ciascuno di loro; lo indossarono e, ancor più di prima, la schiera nera appariva unita.
Un paesaggio ammirevole, per quanto devastato. Solo ceneri, terra nera, macerie, lava, fuoco… resti della meteora… dove prima vi era un regno vivo, ora vi era solo il silenzio. E li in mezzo, vi era una torre, la Torre Nera. Alla sua difesa, una moltitudine di custodi legati al più oscuro dei doni si aggiravano su quel territorio. Eppure, al passaggio dei veri fedeli, essi si scansavano e consentivano loro il passaggio verso il cuore nero di quella landa oscura.. Più si avvicinavano ad essa, e più sentivano la manifestazione del Primo. Una sensazione unica, inebriante, potente, ammaliante.

La Sacerdotessa mostrava la via, poi si soffermava e raccontava, spiegava agli adepti, i primi passi dei loro predecessori su quelle ceneri, ed i non morti sembravano che danzassero intorno a lei


B. “Anche voi oggi siete chiamati a tutelare questo luogo e riconoscerlo. Non è solo storia, questo luogo cominciate a viverlo”

Dinanzi ai loro occhi vi era la torre, le cui fondamenta erano immerse nella lava, ed un ponte ne faceva collegamento dalla terra che attraversava il fuoco sempre vivo.

B. “Chi tenterà di attraversare questo ponte con l’inganno, vedrà i suoi piedi inghiottiti dalle stesse pietre nere che lo compongono”

I manti neri varcarono la porta della torre, il battito del cuore si faceva sempre più intenso. Un passo, due passi e poi alzò lo sguardo, ruotò con la testa per guardarsi attorno, poi emise un flebiro sospiro.

I sacerdoti, seguirono con una spiegazione della funzione dei vari piani, a cos’erano adibiti.

Al primo piano venivano svolte le messe oscure; nel secondo i rituali, e vi era un piccolo studio con una libreria. Nel terzo vi era un grande tavolo nero di pietra ove i vari culti si sedevano attorno per intavolare discussioni e li, ebbe inizio la Chiesa. Nell’ultimo piano… si sarebbe svolto l’ultimo passo dei nove.
Una stanza vuota, buia, con in mezzo un piedistallo su cui era poggiato un calice colmo di sangue, e con delle rune traschitte sul pavimento di pietra nero.
I sacerdoti, per far comprendere cosa sarebbe successo lì, in quella notte, raccontarono di un evento unico e particolare. Durante una lode al Primo Nato, il cuore di un impuro offerto in sacrificio a Vashnaar, ricominciò a pulsare.


B. “E nel momento del sacrificio… Il sangue cominciò a fluire copioso, ben più di quanto un cuore ne potesse contenere”

Un ultimo tassello mancava al compimento dell’ultimo passo. Il tempo del dubbio era finito, era giunto quello della sugellazione della Fede, e indietro non si poteva tornare.

La Sacerdotessa, si riunì in preghiera, così il pentagono prese vita.

Attimi di silenzio, si sentivano solo il rumore di quelle antiche mura che avevano visto e sentito chissà quante cose.

Il Sacerdote poi, prima con tono bosso e poi alto prese parola


D. “Fratelli, sorelle, il peccato dell’Empio è la sventura che portiamo”

B. “Si abbattano le nostre lame sugli Eretici dei Falsi Giusti!”

Il tono del Sacerdote si fece ancora più intenso, la stanza traboccava del suo carisma e passione

D. “La loro essenza assorbiremo, e nelle Tenebre, alla sinistra del Primo, nell’ultimo giorno noi ASCENDEREMO”.

La sua voce rintuonò come un fulmine a ciel sereno.

La Sacerdotessa , a coda, urlò

B. “VASHNAAR LO VUOLE!”

L’aria si fece intensa, quella stanza era un vortice di passione, tensione, di voglia di ESSERE COMPLICI DI QUALCOSA DI GRANDE.

Gli Adepti, imitarono la sacerdotessa, invocando il Primo. In un coro unico… urlarono a gran voce

Adepti. “VASHNAAR LO VUOLE!”


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Poi, tutti insieme, finalmente, applicarono la liturgia antica ed assorbirono la goccia di Vashnaar.

Fu un istante di follia, inebriante, sentiva che Vashnaar aveva accettato il sacrificio. Il cuore scalpitava, il patto era sugellato. Un legame indissolubile, tra lui e il Primo ed i fratelli, era stato creato. Ora erano un qualcosa di Unico.

Poi, dopo qualche istante di silenzio, per assaporare quell’attimo, quell’emozione, il Sacerdote prese parola.


D. “Che l’Oscuro ci benedica e ci protegga, CHE CI ASSISTA MA NON CI GUIDI, CHE LE NOSTRE AZIONI SIANO RETTE DAI DOGMI”

D. “CHE l'ESERCITO NERO CONSACRATO AL PRIMO, DOMINI QUESTA TERRA!”

I fratelli poi presero la via del ritorno, scivolando via in silenzio ed in fila come un serpente unico nero, tra le ceneri di una antica civiltà ormai estinta.
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