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Qui i giocatori di The Miracle lasciano imprese, poesie, narrare eventi e grandi avventure avvenute e in svolgimento su Ardania. Linguaggio strettamente ruolistico.

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Il delfino si avvicinò al ponte e gioioso mi fece arrivare qualche piccolo zampillo d’acqua, disegnando sul mio abito di seta dei piccoli e casuali ghirigori, per poi sparire giocando oltre il pelo dell’acqua in lontananza, lasciandomi impressa nella mente quella visione di armonia.
Per quanto tempo l’avevano cercata i Padri, l’Armonia, e per quanto tempo ne avevamo parlato, teorizzato, perfino scritto. Ed infine ne avevo percepito il cardine, ovvero che l’Armonia è uno stato dell’animo, non delle cose.

Piena di questi pensieri mi avviavo al Tempio, nella sede comune la nostra guida, Isil il Primo Astro, già discorreva di eventi futuri insieme al Sommo Sole di Valinor, e mi conferiva il compito di occuparmi del tributo a Elentari Morrigan, unitamente agli altri Istari, dopo la Cerimonia dei sogni. Quella ricorrenza che permetteva di sollevare il velo… guardare oltre… e per noi Istari Elfi portare omaggio alla nostra Regina, colei che ci rende colmi del suo Dono.

Le aule della via del Sapere erano silenziose quella notte, l’Azzurra Accademia di Eruanna si era ridestata, un circolo di arcani che condividevano scoperte e ricerche riguardo a Ingol, quel potere così sottile sotto la pelle di tutti gli Elfi, e così rigoglioso nella mente e nelle membra di chi ne ha sviluppata l’ascesa, facendone la propria via d’esistenza. Ed io, che per moltissimi anni l’avevo allontanata, quella magia, ora la sentivo vivida scorrere, traboccare, essere ispirazione e, finalmente di nuovo gioia.
La giovane stipe dei Teleri portava avanti il proprio compito culturale e spirituale, in questa epoca di grandi mutamenti, di nuove scoperte, di un’Ardania dalle nuove luci e dai nuovi equilibri. Ed era splendido per me discorrere con gli altri Custodi dei futuri progetti, e così facemmo, insieme al vecchio Ankalistar dell’Accademia della Luna di Ondolinde, Satras, giunto da Valinor per le prime riunioni riguardo quell’evento.

Fluida come l’acqua che scorre tra rocce e arbusti, senza perderne la consistenza, l’essenza, così la nostra armonia procedeva, ed i giorni passarono, tra la preparazione degli incanti, i grimori da sistemare e le meditazioni da compiere. Un duello arcano rituale, che mettesse in scontro e raffronto le Vie naturali dell’Arte. Raccogliere l’eredità di un rituale così antico, concludere una serata così importante. Era questo il nostro compito e noi ci preparammo con la dovizia di ogni particolare.

Qualche sera prima alla Perla poi giunse il Vertice della Delegazione del Buon Risveglio, l’antico culto misterioso e sfuggente, dei più alti ministri di Morrigan. Il suo mistico cammino lasciava dietro di sé pace ed ammirazione e le consegnai le quattro tele con le Vie, i miei sogni, che dovevano essere poste lì dove avremmo compito il rituale arcano, ad Ilkarin.

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Tutto era pronto, il tempo era giunto.

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La sera del rituale la presenza di Aran Orophin rese tutto più solenne, sapeva che sarebbero stati i suoi sogni ad essere interpretati quella notte, insieme a quelli degli Arani di Valinor.

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Le delegazioni, infatti, presto si ritrovarono insieme ad Ilkarin, sull’altura del tempio di Morrigan, quello che insieme anni addietro, tutte le stirpi elfiche, avevano edificato, proprio per questa commemorazione. Alcuni timidi ospiti di altre terre erano stati lasciati passare sotto speciale invito, per lo più amici, studiosi, sapienti. Quando i miei occhi incontrarono quelli dei sacerdoti del Buon Risveglio, attraverso le loro maschere rituali, mi sembrò di tornare indietro, di cadere in un limbo, di sentire davvero il velo di Morrigan sulle mie spalle, la protezione, l’abbraccio di colei che era il mio tutto, e per un momento mi cedettero le gambe.

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Seguendo le guide, la Matriarca Midne e il Primo Astro Isil, unitamente al Custode dei Sussurri Fhyldren, entrai nella sala delle sfere, nel tempio di Elentari, dove il salmodiare dei sacerdoti introduceva il mistero che presto avremmo scorto.

Viva di stelle quella sera l’altura della statua infatti era speciale, un grande portale che rifletteva la nostra immagine, uno specchio, ci venne presentato dal Vertice come la porta per la dimensione onirica.

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Magia e misticismo si univano ai piedi della sua Regina per compiere insieme un rito che disvelava e ringraziava. Come elementi di uno stesso prodigio, arrivati in quello spazio onirico ed arcano, mi sentii colma di potere e guardai i miei fratelli, compagni del rituale che da lì a breve avremmo compiuto, Alatar, Satras, Hitrandil, e poi più in là i nostri custodi Vellion ed il giovane apprendista Herendil, uniti nello sguardo e nell’animo.

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Quale meraviglia il popolo degli Elfi sapeva cogliere negli occhi di tutti i presenti, quanta intensità nelle parole delle officianti, le due sacerdotesse di Morrigan, mentre ascoltavano i sogni di Annarien, la principessa di Valinor, e Orophin, il mio Aran. Quanti messaggi sull’unione delle stirpi, sul futuro che modifica forse gli assetti ma non la sua radice… come un albero che germoglia e ramifica, o come una compagnia di Elfi che mette in scena una nuova opera, ed ognuno ha la propria parte.

Significato e sogno… sogno e futuro. E mentre rapita dalle voci delle due sacerdotesse io riflettevo, sentii la cristallina arpa di Feah, la cantrice che ci avrebbe introdotti, i pentacoli onirici a terra pulsavano di luce.

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Aria, Fuoco, Terra, Acqua.

Noi Istari non eravamo più fratelli disgiunti, ma creature senza volto intenti in un rituale di evocazione e di commemorazione, di forze che si scontrano e si alleano. E non è questa forse l’armonia stessa?
Infiniti come evocatori di un sogno lontano abbiamo glorificato Eruanna, abbiamo descritto e raccontato l’Ingol che scorre nelle nostre membra, senza distinzione di etnia, uniti come sola stirpe.

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E quando tutto ebbe fine, e noi sfiniti cademmo a terra sui pentacoli vividi, si levò il canto alla Dea, corale, eco delle ere in quel posto senza fine ed inizio.

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Ed ogni cosa si dissipò, come un sogno, facendoci dubitare di aver davvero visto quel luogo, oltre uno specchio.

Una sera come un’altra, sull’altura del Tempio di Morrigan, a Ilkarin.

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