I Guardiani delle Radici
I Guardiani delle Radici sono un ordine religioso e operativo nato a Barad Dhaerim dopo la caduta del velo che, per duemila anni, aveva tenuto la città nascosta al resto di Ardania. Riunisce elfi legati ai culti di Luugh e Kelthra e lo scopo principale è quello di preparare il Doriath e, nel tempo, Ardania al ritorno dell’Unico.
L’Ordine è strutturato in Vie e pubblicamente si pone l’obiettivo di soddisfare le esigenze pratiche mancanti di una città isolata appena rivelata al mondo.
Il nome dei Guardiani delle Radici nasce dal modo in cui si intende estendere la propria presenza.
Come le radici penetrano nella terra e nelle crepe della pietra senza essere viste, così i Guardiani cercano di insinuarsi lentamente in ciò che li circonda: nelle vie, nei mercati, nei rapporti tra i regni, nei luoghi di culto e nel sottosuolo dimenticato.
Non cercano di imporsi con una conquista clamorosa o grandi vittorie, invece preferiscono crescere poco alla volta, occupando gli spazi lasciati vuoti dalla società, rendendosi utili dove manca qualcuno disposto ad agire e legandosi saldamente a ciò che già esiste, diventando indispensabili.
«Un vecchio costruttore vide una radice spuntare tra le pietre della sua casa e disse che l’avrebbe strappata l’indomani. Quando tornò, la trovò più in profondità e decise di aspettare ancora. Passarono gli anni, e quella radice raggiunse il pozzo, attraversò le fondamenta e si intrecciò alle altre sotto la strada.
Quando infine qualcuno gli chiese perché non l’avesse mai rimossa, il vecchio rispose che ormai non avrebbe saputo dire se fosse la casa a trattenere la radice o la radice a tenere in piedi la casa.»
— racconto popolare di Barad Dhaerim
Nascita
Per duemila anni Barad Dhaerim visse protetta dal proprio velo. Finché nessuno poteva trovarla, il silenzio era una difesa sufficiente.
Quando il velo cadde, la città si trovò davanti a un Doriath profondamente cambiato. La Valle di Kelthra veniva costantemente profanata, Ceoris ridotta in cenere, l’intera Lestanore era sul punto di sprofondare sotto le acque e, mentre i conflitti dividevano gli elfi, le lotte intestine indebolivano la stessa Barad Dhaerim. Nemici e rivalità aumentavano, rapporti costruiti con fatica potevano spezzarsi nello spazio di una notte e troppo spesso la sola risposta conosciuta rimaneva quella delle armi.
Fu in questo clima che alcuni elfi chiesero udienza a Lirrath II, Tari dei Dhaerim.
Non proponevano di rinunciare alla guerra, ma di smettere di considerarla l’unica via.
Barad Dhaerim aveva bisogno di colmare ciò che duemila anni di isolamento avevano reso superfluo: tornare a guardare oltre le proprie mura e recuperare ciò che era stato dimenticato, a cominciare dalla fede.
Alla stessa necessità apparteneva il recupero di ciò che l’isolamento aveva lasciato frammentarsi: il culto di Kelthra e nuovi strumenti per portare quello di Luugh oltre la semplice predicazione.
Sostenevano inoltre che la battaglia più importante non riguardasse una singola guerra, ma le radici stesse di Barad Dhaerim e il posto che la città avrebbe occupato nel Doriath nei secoli successivi. Per quella vittoria si poteva attendere. Cento anni, trecento, se necessario. Gli altri regni potevano combattere, commerciare, crescere o consumarsi: compito dell’Ordine sarebbe stato fare in modo che, qualunque cosa accadesse, la fede del Primo e la posizione degli Eldar ne uscissero rafforzate.
Da quella richiesta nacquero i Guardiani delle Radici.
«Si racconta che uno dei presenti domandò quanto tempo sarebbe servito perché un simile progetto desse frutto. Uno degli elfi indicò le mura della sala e rispose: “Non so quanto abbiano impiegato a costruirle. So soltanto che sono ancora qui.”»
— memoria anonima dell’udienza presso Lirrath II
Scopi
I I Guardiani delle Radici hanno un obiettivo principale: preparare il Doriath e, nel tempo, Ardania al ritorno di Luugh.
La Profezia del Padre annuncia che Luugh tornerà con la Figlia al proprio fianco, che l’inganno dei Gemelli sarà spezzato e che il Suo dominio verrà ristabilito. I Guardiani non cercano di prevedere quando accadrà. Vogliono fare in modo che, quando quel giorno arriverà, trovi un mondo già pronto ad accoglierlo.
È soprattutto nel metodo che si distinguono dagli altri luughiti. Convertire un individuo significa conquistare una fede; mettere radici significa lasciare qualcosa capace di sopravvivere a chi l’ha creato. Per questo l’Ordine preferisce costruire lentamente rapporti, presenze e necessità destinate a durare.
Fa parte dello stesso disegno la rifondazione del culto di Kelthra. Restituirle luoghi, riti e continuità significa preparare il terreno al ritorno del Padre e della Figlia insieme.
I Guardiani ragionano su tempi più lunghi di una singola vita. Possono attendere secoli, rinunciare a un vantaggio immediato e sacrificare una posizione, un’alleanza o persino uno dei propri membri se conservarlo mette a rischio qualcosa di più grande.
Non perché la vita non abbia valore, ma perché nessuna singola vita vale più del disegno.
Il loro successo sarà raggiunto quando Luugh tornerà in un mondo nel quale le sue radici sono già ovunque.
Il Primo e il Tulip Nero
Nella Valle di Kelthra cresce il Tulip Nero, nato da uno dei germogli sottratti dai drow al Tulip di Ondolinde e successivamente piantato dall’Ordine delle Ombre.
I Guardiani non lo considerano lo stesso albero, ma ne riconoscono l’origine comune e vi leggono un significato profondamente luughita. Come il Primo fu allontanato senza che la sua Verità potesse essere cancellata, così quel germoglio, separato dalla propria origine, continuò a vivere e mise radici altrove.
Per questo il Tulip Nero è per l’Ordine un simbolo di ciò che può essere reciso, nascosto o dimenticato senza andare perduto. La sua presenza nella Valle, insieme agli spiriti degli Odo evocati dai Machtar Yaren che ancora lo proteggono, appartiene a una storia sacra che i Guardiani riconoscono e custodiscono.
Da qui nasce anche parte del loro rapporto con il Profondo: cercare ciò che è stato sepolto, dimenticato o allontanato significa cercare ciò che della Verità del Primo può essere sopravvissuto lontano dagli occhi del mondo.
LA DEVOZIONE
Il culto del Primo all’interno dell’Ordine è prerogativa della Via del Perfetto.
I Guardiani non cercano Luugh alzando lo sguardo, ma rivolgendolo verso ciò che giace sotto. Una galleria appena aperta, una rovina sepolta o una soglia che conduce nel Profondo possono assumere un valore religioso prima ancora che pratico.
Il culto è fatto soprattutto di gesti semplici e ripetibili. I Guardiani ritengono che ciò che deve sopravvivere per generazioni debba poter essere ricordato e praticato senza bisogno di un tempio, di un sacerdote o di un libro.
Alla Via del Perfetto spetta custodire questi riti, tramandarli ai nuovi venuti e consacrare altari e luoghi destinati al culto.
IL RITO DELLA SOGLIA
Ogni discesa nel Profondo comincia con un gesto.
Prima di oltrepassare una soglia, il Guardiano passa tre dita sulla pietra.
Quel che è sepolto non è perduto.
Alla prima discesa, all’apertura di un passaggio mai percorso o quando si entra in un luogo considerato sacro, il gesto assume una forma maggiore. Chi scende incide il proprio palmo e lascia alcune gocce di sangue sulla soglia.
Per il nuovo venuto la prima discesa è preceduta dalla benedizione di un sacerdote della Via del Perfetto, che gli impone le mani sul capo.
Il Perfetto ti veda. Il Perfetto ti riconosca.
Subito dopo è il nuovo venuto stesso a versare il proprio sangue sulla soglia.
Non è ancora un Guardiano, ma da quel momento ha cominciato a percorrere la stessa via.
Il gesto è breve per necessità e per scelta. Un rito complesso appartiene a chi lo conosce; un gesto che richiede pochi istanti può attraversare generazioni.
UNA FEDE CHE METTE RADICI
I Guardiani non considerano la predicazione l’unico modo di diffondere una fede.
Un’abitudine è molto più difficile da estirpare, per questo vengono utilizzate formule, piccoli gesti, canti e consuetudini dell’Ordine anche lontano da Barad Dhaerim senza che ne venga necessariamente spiegata l’origine.
Un mercante passa tre dita sul banco prima di iniziare la giornata. Un viaggiatore pronuncia quel che è sepolto non è perduto davanti a una rovina. Un canto religioso diventa una melodia da lavoro, finché chi lo intona non sa più a quale fede appartenesse.
In alcune campagne dell’Hildoriath, quando viene interrata una giovane vite o si coprono le radici prima dell’inverno, i contadini intonano ancora quattro versi. Li cantano lentamente, con le mani sporche di terra, mentre l’ultimo sole della stagione scompare dietro i filari. Gli anziani li insegnano ai bambini come furono insegnati a loro: un semplice augurio perché la pianta attecchisca e sopravviva abbastanza a lungo da dare frutto.
Che la radice trovi la terra,
che il germoglio resista alla notte,
che ciò che cresce non venga reciso,
e a suo tempo maturi il frutto.
Nessuno, ascoltandolo, avrebbe motivo di riconoscervi una preghiera.
Ed è precisamente questo il punto.
Per i Guardiani una fede può sopravvivere anche quando il suo nome viene dimenticato. Una formula ripetuta abbastanza a lungo può diventare un’abitudine, entrare nella vita quotidiana e preparare il terreno perché, un giorno, qualcuno ne riconosca l’origine e torni al nome del Primo.
Quando un contadino che non ha mai sentito pronunciare il nome di Luugh affida alla terra quelle parole e le insegna a suo figlio, una radice è già stata piantata.
«Udii quei versi in un canto di vendemmia sulla strada per Rotiniel. Interrogai i contadini: dissero che si era sempre cantato così e che non significava nulla.
Uno solo, il più vecchio, ricordava una regola: andava cantato quando una nuova pianta veniva affidata alla terra o quando le radici venivano coperte per l’inverno.
Gli domandai chi glielo avesse insegnato.
Indicò suo padre. Suo padre, disse, lo aveva imparato dal proprio.»
— dai taccuini di un cronista di Valinor, senza firma
La Tetra Figlia
Kelthra è la Figlia del Primo, custode di ciò che cresce, muta e sopravvive nel Profondo.
I Guardiani leggono nel culto della Regina veleno, malattia e dolore come prove: mostrano cosa resiste, cosa cede e dove si trova il limite tra le due cose.
Per i Guardiani conoscere quel limite significa sapere dove intervenire.
Il culto di Kelthra unisce fede, natura e conoscenza: ciò che guarisce può ferire, ciò che protegge può diventare una minaccia e il pericolo stesso può rendere qualcuno dipendente da chi possiede il rimedio.
Se Luugh indica ciò che deve tornare, Kelthra insegna ai Guardiani come preparare ciò che dovrà sopravvivere al suo ritorno.
UNA CHIESA DA RIFONDARE
Il culto di Kelthra è sopravvissuto in forma frammentaria: pochi sacerdoti, riti dispersi, luoghi sacri dimenticati e conoscenze prive di una struttura comune.
La Via della Regina considera la sua rifondazione uno dei principali compiti dell’Ordine.
Non significa soltanto costruire templi. Significa restituire alla Figlia riti, ricorrenze, luoghi consacrati e una presenza riconoscibile nel Doriath.
Anche una presenza minima può bastare perché il culto inizi a radicarsi. Per i Guardiani conta soprattutto che ciò che viene ottenuto resti, anche quando viene meno la ragione che lo aveva reso possibile.
LA TERRA DELLA REGINA
Nidi, grotte, sorgenti, piante, funghi e territori abitati dalle creature sacre appartengono alla dimensione religiosa di Kelthra.
La Via della Regina li individua, li studia e li protegge. Quando un luogo viene riconosciuto come consacrato, la sua difesa diventa compito dell’Ordine.
Le creature della Regina e i loro nidi ne costituiscono la parte viva. I Guardiani cercano quelli dimenticati, custodiscono quelli ancora integri e tentano di ricostruire il rapporto che gli Eldar hanno perduto con essi.
Ciò che è stato corrotto dalla non-morte non viene invece considerato una nuova forma della progenie, ma una sua profanazione.
La natura, tuttavia, non viene soltanto custodita ma viene conosciuta abbastanza a fondo da poter essere utilizzata.
Bestie, veleni, antidoti, malattie, piante e sostanze del Profondo possono proteggere un luogo, mettere in difficoltà un avversario, risolvere un problema o creare una necessità che soltanto chi possiede quella conoscenza è in grado di soddisfare.
Il veleno e l’antidoto appartengono alla stessa disciplina.
I RITI DELLA REGINA
Il culto di Kelthra non richiede lunghe preghiere. I suoi riti ricordano la prova, la resistenza e il legame con la progenie attraverso gesti che possono essere ripetuti nella vita quotidiana.
Il gesto quotidiano
Prima di decidere, di attendere o di rispondere a una provocazione, il devoto chiude il pugno fino a sentire le unghie nel palmo. Non è un gesto di collera: è il modo più breve di ricordare che ciò che duole insegna. Al di fuori dell’Ordine, difficilmente qualcuno lo riconosce per ciò che è.
serra il pugno fino a sentire le unghie nel palmo
“Il dolore fortifica”
La veglia al nido
Nelle notti in cui la progenie depone, un Guardiano resta presso il nido fino all’alba. Non prega, non canta e non cerca di avvicinare le creature. Rimane.
È uno dei pochi riti dell’Ordine che richiede tempo e proprio per questo viene considerato una prova: il devoto non deve ottenere nulla dalla progenie, ma dimostrare di saper vegliare su di essa senza pretendere di dominarla.
La benedizione delle armi
Prima di uno scontro combattuto nel nome della Regina, i Guardiani dispongono le proprie armi davanti al sacerdote.
Questi passa su ciascuna lama poche gocce della stessa preparazione velenosa.
Il veleno ha valore rituale: segna le armi riconosciute dalla Regina e coloro che hanno accettato di impugnarle nel suo nome.
passa il veleno sulla lama e la restituisce a chi la porta
La Regina riconosca questa mano.
IL VELENO E L’ANTIDOTO
Per i Guardiani possedere una soluzione significa possedere una leva.
Chi sa fermare una malattia, trattare una creatura o neutralizzare un veleno possiede qualcosa che può essere scambiato con concessioni destinate a durare molto più dell’emergenza che le ha rese necessarie.
Il pagamento non deve essere ricchezza.
Può essere l’accesso a un luogo, il riconoscimento di un santuario, il diritto di celebrare un rito o semplicemente l’accettazione della presenza dell’Ordine.
L’emergenza passa. La concessione deve restare.
La Via della Regina non considera quindi proprio compito impedire ogni male. Ciò che può essere compreso, controllato e trasformato in uno strumento può servire al disegno dei Guardiani.
IL VELENO DELLA MENTE
I Guardiani chiamano veleno della mente il modo in cui cercano di indebolire convinzioni, fedeltà e certezze senza affrontarle direttamente.
Si osserva, si ascolta e si aspetta il momento giusto. Non serve convincere subito qualcuno: spesso è sufficiente lasciargli un dubbio, mostrargli una contraddizione o portarlo a mettere in discussione ciò che prima considerava certo.
Il nome richiama le discipline della Regina, ma il veleno della mente è una pratica dell’Ordine. Viene insegnato come uno strumento da usare con misura, soprattutto nelle trattative, nelle infiltrazioni e nei rapporti con chi può essere influenzato.
Per i Guardiani il dubbio non è il fine. Serve ad aprire uno spazio dove prima non ce n’era, perché la Verità del Primo possa trovare terreno in cui attecchire.
Il Novilunio
Il Novilunio è il consiglio dell’Ordine. Vi siedono l’Astro Nero, custode dei principi dei Guardiani e le Voci, i punti di riferimento di ogni Via, si riunisce nella notte senza luna, da cui prende il nome.
Il numero delle Voci non è fisso. Una nuova Voce nasce quando una materia diventa abbastanza importante, specifica e duratura da richiedere qualcuno che ne risponda davanti all’intero Ordine.
Non si tiene verbale: ciò che il Novilunio decide appartiene a chi era presente, finché non diventa azione. Ogni seduta si apre con la stessa formula, pronunciata dall’Astro Nero.
Stanotte la luna non guarda.
Quel che si dice nel buio resta nel buio.
Parli la radice che tocca la pietra. Le altre crescano in silenzio.
Alle sedute possono assistere i Guardiani che lo desiderano, ed è consuetudine che siano molti. Non hanno diritto di parola: intervengono quando una Voce li interroga e, altrimenti, ascoltano. Chi ha condotto l’opera di cui si discute viene sempre ascoltato.
Nel Novilunio non si vota. Su ogni questione l’ultima parola spetta alla Voce cui quella materia è affidata. Le altre possono discutere, contestare, portare informazioni e proporre alternative, ma non esiste maggioranza. Quando una decisione coinvolge più materie e le Voci non trovano accordo, l’Astro Nero stabilisce quale competenza debba prevalere. Non decide cosa fare. Decide chi debba decidere.
Il principio su cui si regge il Novilunio è semplice: su ogni cosa decide chi quella cosa la conosce meglio. Chi sa sceglie per tutti, gli altri mettono a disposizione ciò che sanno fare.
LE VOCI
Una Voce è il massimo referente dell’Ordine per una materia riconosciuta dal Novilunio. Non è necessariamente il membro più anziano né quello di grado più elevato. È colui al quale i Guardiani riconoscono una conoscenza abbastanza profonda da assumersi la responsabilità delle decisioni in quel campo.
Estelan — Voce del Perfetto. Chi porta la fede. Custodisce all’interno dell’Ordine la dottrina e il culto di Luugh, i suoi riti e la loro interpretazione.
Berethan — Voce della Regina. Custodisce il culto di Kelthra, i suoi riti e le conoscenze legate alla progenie, ai luoghi consacrati e alle discipline della Regina.
Vandan — Voce del Velo. Riferimento della Via delle Trame per ciò che riguarda diplomazia, mercati, rapporti con l’esterno, informazione e ciò che dell’Ordine può essere mostrato o deve rimanere nascosto.
Nurran — Voce del Fondo. Riferimento della Via del Profondo per ciò che riguarda esplorazione, vie sotterranee, cartografia e operazioni sul campo. È il riferimento dell’Ordine quando occorre agire senza esporsi apertamente o condurre operazioni che richiedano discrezione e preparazione sul terreno.
Altre Voci possono essere riconosciute quando l’Ordine individua una materia abbastanza importante e distinta da non poter essere ricondotta alle competenze esistenti. Una Voce non possiede coloro che appartengono alla propria Via. Possiede una responsabilità.
L’ASTRO NERO
Morel, l’Astro Nero, è la guida dell’Ordine. Non è colui che decide ogni cosa.
L’Astro rappresenta i Guardiani davanti a Barad Dhaerim e agli stranieri, custodisce il Morthel — il Disegno Oscuro, l’insieme dei principi che definiscono ciò che l’Ordine è e ciò che non può permettersi di diventare, e risponde dei giuramenti pronunciati davanti ai Guardiani. A lui spetta decidere chi può iniziare il cammino nell’Ordine e chi deve esserne allontanato. Il reclutamento e l’espulsione sono le sole materie che non vengono affidate a una Voce.
Non appartiene ad alcuna Via. Quando partecipa a un’impresa affidata a una Voce, ne segue le decisioni come qualsiasi altro Guardiano: la materia appartiene a chi la conosce, non a chi porta il titolo più alto.
L’Astro possiede tuttavia il diritto di veto. Può fermare una decisione del Novilunio quando ritiene che essa non sia semplicemente sbagliata, ma contraria al Morthel e ai principi per cui l’Ordine esiste. È una facoltà usata di rado. Quando viene esercitata, non si discute.
Ogni Voce conosce la propria materia. L’Astro conosce il disegno.
A lui spetta inoltre designare chi assume il comando quando l’Ordine viene chiamato alle armi. Non esiste un comandante militare permanente. L’Astro sceglie, per ogni scontro, il Guardiano che ritiene più adatto al terreno, all’avversario e allo scopo dell’operazione. Spesso la scelta ricade su un Guardiano della Via del Profondo ma Nulla impone che sia così.
INIZIATI E GUARDIANI
Chi viene accolto nell’Ordine entra come Iniziato. Non appartiene ancora ad alcuna Via. Durante questo periodo percorre le Vie dell’Ordine: scende con la Via del Profondo, assiste ai riti del Perfetto e della Regina e accompagna le Trame quando trattano con l’esterno.
Non è un periodo stabilito in anticipo e non termina con una singola prova. Finisce quando le Voci ritengono che l’Iniziato abbia visto abbastanza dell’Ordine da comprendere quale contributo possa realmente offrirgli. In questo percorso l’Astro lo accompagna e lo consiglia, indicando dove ritiene che le sue capacità possano essere utilizzate meglio. La scelta finale, tuttavia, appartiene all’Iniziato.
Quando viene ammesso presta giuramento e diventa Guardiano. Da quel momento sceglie una Via e, insieme a chi la guida, individua il compito nel quale dovrà specializzarsi. Scegliere una Via non significa smettere di percorrere le altre. Significa scegliere la materia della quale, con il tempo, ci si aspetta che diventi referente per tutti gli altri.
È così che i Guardiani intendono crescere. Non soltanto aumentando il proprio numero. Aumentando le cose che sanno fare.
IL GIURAMENTO
Il giuramento viene prestato davanti all’Astro Nero e alle Voci riunite.
Sono sceso, e ho visto le Vie dell’Ordine.
Ne ho scelta una. Delle altre rispondo come della mia.
Giuro sul Padre che attende sotto le radici,
e sulla Regina che misura ciò che resiste.
Non ho fretta. Non avrò fretta.
Quel che comincio lo finirà un altro, e va bene così.
Se tradirò, che il Profondo mi trattenga
e nessuna via mi riporti indietro.
L’ESERCITO
I Guardiani non possiedono un corpo d’armi separato. Lo sono tutti.
Chiunque abbia prestato giuramento risponde alla chiamata quando l’Ordine è in armi, indipendentemente dalla Via scelta. Durante lo scontro obbedisce al comandante designato dall’Astro Nero.
La funzione militare non appartiene quindi alla Via del Profondo né a una casta particolare. Un sacerdote, un mercante, un esploratore e un diplomatico rimangono Guardiani prima di ogni altra cosa. La differenza sta nel compito che verrà loro affidato.
COMPETENZE E IMPIEGO
Le Vie indicano competenze, non confini. Una Voce che ha assunto una decisione può richiedere le capacità di qualunque Guardiano se necessarie a portarla a compimento.
Chi trascorre la propria vita nel Profondo può essere chiamato a una trattativa perché conosce il territorio di cui si discute. Chi appartiene alle Trame può essere mandato sottoterra perché la via da aprire richiede prima di tutto di convincere chi la custodisce. Un sacerdote può essere chiamato in guerra e un guerriero inviato a proteggere un negoziato.
Ogni Guardiano deve essere impiegato dove le sue capacità possono produrre il risultato maggiore. Per questo decide chi conosce la materia. E per questo esegue chi è più adatto, non chi appartiene alla stessa Via.
Le Vie
Le Vie non sono reparti e non sono gerarchie. Sono il cammino che le radici compiono per crescere e andare in profondità, e i Guardiani esistono per proteggerlo: ogni loro azione serve a far sì che le radici attecchiscano dove sono state messe e arrivino dove non erano ancora arrivate.
Il loro numero non è stabilito. Una Via nasce quando l’Ordine riconosce un campo abbastanza importante e duraturo da richiedere Guardiani che vi dedichino il proprio cammino. Quelle del Perfetto, della Regina, delle Trame e del Profondo sono oggi le principali.
Un Guardiano ne sceglie una e vi si specializza. Non smette per questo di percorrere le altre.
Con la scelta della Via gli viene affidata anche una funzione personale, accompagnata da un titolo che ne renda riconoscibile la competenza. Non è un grado e non pone nessuno sopra gli altri: indica ciò di cui quel Guardiano risponde e ciò per cui può agire con autonomia.
Un titolo non si ottiene per anzianità. Nasce quando esiste un compito e qualcuno ha dimostrato di saperlo svolgere.
In questo modo l’Ordine non sa soltanto quanti Guardiani possiede. Sa chi chiamare quando serve qualcosa.
LA VIA DEL PERFETTO
Estelan, Voce del Perfetto
La Via del Perfetto custodisce il culto di Luugh e fa sì che le azioni dei Guardiani rimangano fedeli ai suoi insegnamenti.
All’Estelan spetta decidere sulle questioni che riguardano la dottrina, i riti e i limiti imposti dalla fede. Quando una scelta dell’Ordine entra in conflitto con il culto del Primo, è la sua Voce a stabilire se possa essere accettata o debba essere rifiutata.
Chi segue questa Via mantiene vivo e diffonde il culto di Luugh. I suoi sacerdoti sono predicatori del Primo: celebrano i riti, tramandano la conoscenza luughita, consacrano altari e luoghi di culto e accompagnano gli Iniziati nel loro percorso religioso. Cercano inoltre gli Eldar che si sono allontanati dalla fede, tentando di ricondurli al culto e, quando possibile, di guidarli fino a Barad Dhaerim.
Il lavoro più paziente della Via consiste nel portare oltre Barad Dhaerim gesti, formule, canti e consuetudini della tradizione luughita. Possono essere insegnati durante un viaggio, lasciati in un luogo frequentato o introdotti nelle abitudini di chi incontra i Guardiani. Non è necessario che vengano subito riconosciuti come parte del culto: ciò che conta è che attecchiscano e possano, col tempo, ricondurre qualcuno alla loro origine.
Chi profana o offende i dettami di Luugh incontra nei Guardiani della Via sangue e forza.
LA VIA DELLA REGINA
Berethan, Voce della Regina
La Via della Regina custodisce il culto di Kelthra, la sua progenie e ciò che le è consacrato.
Al Berethan spettano le decisioni che riguardano la protezione dei luoghi della Figlia e il rapporto con chi vi si avvicina. È lui a stabilire quando cercare il dialogo, quando imporre una distanza e quando affidarne la difesa ai Guardiani.
Quando una trattativa tocca direttamente il culto di Kelthra, soprattutto se viene considerata invasiva o pericolosa per ciò che appartiene alla Regina, sono i seguaci della Via a parlare per i Guardiani e a condurre il confronto.
Alla Via appartiene anche l’impiego dei doni più severi della Figlia. Veleni, malattie e dolore possono diventare strumenti contro gli infedeli; quando il loro uso richiede una scelta deliberata e implacabile, è il Berethan a indicarne la misura e ai suoi seguaci spetta metterla in pratica.
Per questo chi percorre la Via studia sostanze, creature e conoscenze legate a Kelthra con uno scopo concreto: riconoscerle, conservarle e saperle utilizzare quando servono.
I combattenti e i paladini della Via sono conosciuti come Spettri Bianchi: devoti dall’animo freddo e implacabile, chiamati a intervenire quando la volontà della Regina non richiede parole.
Ciò che appartiene alla Regina non si cede, non si sacrifica e non si scambia per convenienza.
LA VIA DELLE TRAME
Vandan, Voce del Velo
La Via delle Trame è il volto dei Guardiani verso l’esterno. Tratta, osserva e costruisce rapporti quando ottenere qualcosa senza combattere è più utile che prenderlo con la forza.
Al Vandan spetta definire l’obiettivo di ogni trattativa e giudicare se un’alleanza strategica sia ancora vantaggiosa o abbia esaurito il proprio scopo. È lui a decidere quali rapporti coltivare e quali recidere.
Chi segue questa Via viaggia, frequenta città e mercati e raccoglie informazioni sul mondo esterno, così che i Guardiani siano sempre al corrente di pericoli e occasioni in cui inserirsi. Una guerra può richiedere armi, una rivalità può rendere preziosa un’informazione, una scarsità può trasformare una materia prima in una leva.
La Via cerca inoltre di collocare mercanti in luoghi strategici, convogliando verso Barad beni preziosi e creando nuovi punti da cui avviare trattative. Quando serve, può cercare mercenari o alleati temporanei da impiegare al posto degli Eldar e sacrificare nel nome del Disegno.
Le Trame possono sfruttare rivalità o favorire conflitti tra altri per indebolire chi ostacola i Guardiani o raggiungere ciò che altrimenti resterebbe inaccessibile. Quando però un rapporto non serve più il Disegno, viene reciso.
Quando una trattativa oltrepassa i limiti stabiliti dal Perfetto o richiede di sacrificare ciò che appartiene alla Regina, la diplomazia finisce.
LA VIA DEL PROFONDO
Nurran, Voce del Fondo
La Via del Profondo opera dove i Guardiani non vogliono essere visti. Attraversa il sottosuolo, riapre vie abbandonate e cerca nuovi passaggi capaci di condurre dove gli altri non arrivano.
Al Nurran spetta decidere come affrontare le operazioni che richiedono segretezza, preparazione del terreno o una strategia militare precisa. È la sua Via a studiare il campo, costruire i piani di battaglia e scegliere come sfruttare accessi, passaggi e vie di fuga.
I suoi membri compiono infiltrazioni, conducono interrogatori e preparano le operazioni che richiedono discrezione. Quando la situazione lo richiede, sono anche coloro che trattano con i Drow, soprattutto quando il rapporto riguarda il sottosuolo o conoscenze che altri Eldar non possiedono.
Chi segue questa Via cerca di trasformare il terreno in un vantaggio. Un passaggio dimenticato può diventare una via d’ingresso, una galleria una ritirata sicura, una strada sotterranea il modo per comparire alle spalle di un nemico.
In battaglia preferisce preparazione e sorpresa allo scontro frontale. Agguati, trappole, guerriglia e manovre nel sottosuolo sono strumenti naturali della Via quando permettono di colpire meglio e perdere meno.
I membri della Via vigilano anche sulla presenza dei forestieri nel Doriath. Quando incontrano chi non è considerato una presenza gradita, ricordano che quella terra non appartiene a loro e li invitano ad andarsene. Lo fanno senza richiamarsi ai Guardiani, ma nel nome del Perfetto e della Figlia, come difensori del Doriath e della sua integrità.
Ogni passo aperto nel Profondo, ogni nemico respinto e ogni presenza allontanata dal Doriath serve a preparare una terra più salda per gli Eldar e più degna del ritorno del Primo.
TITOLI E APPELLATIVI
La Via scelta non definisce soltanto dove un Guardiano opera. Definisce il contesto nel quale dovrà costruire la propria competenza.
A ciascun Guardiano può quindi essere affidato un titolo individuale, legato a una funzione reale: la custodia di un luogo, una conoscenza particolare, una rotta, un mercato, una pratica, una missione permanente o qualunque altra responsabilità che l’Ordine abbia bisogno di affidare stabilmente a qualcuno.
Quel titolo gli concede autorevolezza nella propria materia e permette agli altri di sapere chi ne risponde. Se il compito cambia, può cambiare anche il titolo.
Accanto a questi esistono appellativi d’uso, privi di autorità formale.
I devoti del Perfetto e della Regina vengono spesso chiamati Veglianti. Quelli delle Trame Tessitori. Quelli del Profondo Solcatori. Nessuno è obbligato a usare questi nomi, chi preferisce chiamarli tutti semplicemente Guardiani non sbaglia.
Il Morthel
Il Morthel, il Disegno Oscuro, è il testo sacro che raccoglie i principi fondamentali dei Guardiani.
Non è un codice di condotta e non stabilisce cosa fare in ogni circostanza. Compiti, metodi e responsabilità cambiano, e decide chi conosce la materia.
Il Morthel stabilisce ciò che invece non può cambiare.
Sono i principi senza i quali l’Ordine potrebbe continuare a esistere, ma avrebbe smesso di essere ciò per cui è stato fondato.
Per questo non appartiene a una Via e non lo custodisce una Voce. Ne risponde l’Astro Nero.
Una decisione può essere utile, vantaggiosa e persino necessaria, e restare contraria al Morthel.
È per questo che l’Astro possiede il veto.
I PRINCIPI
Il disegno viene prima del risultato.
Uno strumento che non serve il Disegno non è utile.
Nessun vantaggio immediato vale una posizione costruita per durare. Ciò che si guadagna oggi e si paga fra un secolo non è stato guadagnato.
Non si chiede ciò che può essere rifiutato.
Si ottiene prima ciò che appare ragionevole concedere. Una richiesta respinta crea un confine; una concessione diventata abitudine crea una radice.
Il fratello non è il forestiero.
Un fratello si converte, si avversa, si cattura e, in ultima istanza, si combatte. Non viene trattato come chi fratello non è, e la sua morte resta una perdita anche quando inevitabile.
Ciò che appartiene alla Regina non si tratta.
Nidi, luoghi consacrati e creature sacre non possono essere ceduti, scambiati o sacrificati per ottenere altro. Non appartengono ai Guardiani. I Guardiani li custodiscono.
Ciò che si sa appartiene all’Ordine.
Vie, mappe, iscrizioni, nomi, debiti e conoscenze devono essere condivisi con chi nell’Ordine può averne bisogno. Nessun Guardiano trattiene per sé ciò che può servire agli altri, né lo consegna all’esterno senza uno scopo.
Chi conosce decide.
Il titolo non sostituisce la competenza. In ogni materia decide chi ne porta la responsabilità e ne conosce le conseguenze.
Ciò che è stato giurato si mantiene.
Verso l’Ordine sempre. Verso l’esterno finché esiste lo scopo per cui il vincolo è stato stretto. Quando quello scopo cessa, il vincolo si scioglie prima di essere infranto.
L’Ordine viene prima del Guardiano.
Una posizione può essere ceduta, un alleato abbandonato, un fratello lasciato indietro se salvarlo mette a rischio qualcosa di più grande. Non perché una vita non abbia valore, ma perché nessuna singola vita vale più del disegno che tutti stanno costruendo.
QUANDO IL MORTHEL VIENE INFRANTO
Il Morthel non stabilisce pene.
Stabilisce responsabilità.
È l’Astro Nero a valutare la gravità di una violazione, perché è lui a rispondere del Disegno Oscuro davanti all’intero Ordine.
Chi sbaglia per inesperienza viene istruito.
Chi sbaglia per impazienza perde la responsabilità che gli era stata affidata e dovrà dimostrare di meritarla nuovamente.
Chi agisce sapendo di violare il Morthel risponde davanti al Novilunio, che ascolta per prima la Voce competente sulla materia.
Il tradimento comporta l’espulsione.
Da quel momento l’Ordine cessa di riconoscere il traditore come parte di sé. Titoli, accessi, contatti, mappe e conoscenze che gli erano stati affidati non gli appartengono più.
«Non fu espulso perché aveva fallito. Fallire capita a tutti e all’Ordine non costa quasi nulla.
Fu espulso perché, per non ammettere di aver fallito, tacque per un anno una cosa che sapeva.»
— annotazione a margine di un registro, mano ignota
L'Imperialismo
IL FONDO COMUNE
Prima di ogni altra cosa i Guardiani sono elfi, e il dovere verso la Collettività viene prima delle divisioni religiose.
Un fratello che venera i Gemelli resta un fratello. È considerato nell’errore e può essere avversato, convertito o combattuto, ma non viene equiparato a un forestiero. Quando possibile si preferiscono persuasione, compromesso e cattura. La morte di un fratello è considerata una perdita anche quando necessaria.
Lo stesso principio vale per il Doriath. La sua difesa riguarda tutti gli Eldar, indipendentemente dalle città, dai culti o dagli schieramenti a cui appartengono. Di fronte a una minaccia esterna i Guardiani possono combattere accanto a elfi che, in altre circostanze, sarebbero loro avversari.
Questa fratellanza non implica accordo. Impone soltanto un limite al conflitto.
L'IMPERIALISMO DELLA TERRA
I Guardiani aderiscono all’Imperialismo della Terra e lo considerano parte del Disegno che prepara il ritorno del Primo. Per loro la supremazia degli Eldar non è soltanto una questione politica: appartiene al mondo che Luugh dovrà trovare al proprio ritorno.
Non cercano necessariamente di conquistare un territorio o governare chi lo abita. Preferiscono diventare una presenza stabile e difficile da sostituire, facendo in modo che la propria influenza cresca insieme alla necessità che gli altri hanno di conservarla.
Questa pazienza, tuttavia, non deve essere confusa con debolezza o tolleranza. Quando vengono oltrepassati i confini imposti dalla fede, quando qualcosa minaccia il Disegno o quando qualcuno ha esaurito il ruolo che poteva svolgere al suo interno, la forza torna a essere uno strumento naturale. In quei momenti i Guardiani combattono secondo l’insegnamento del Perfetto, perché anche attraverso la forza Luugh possa essere servito e onorato.
L’Ordine non rinuncia quindi alla conquista: sceglie semplicemente quando essa sia davvero necessaria. Ciò che può essere ottenuto con il tempo viene fatto crescere; ciò che non può essere piegato senza tradire il Disegno deve essere spezzato.
LE ALTRE VIE DELL'IMPERIALISMO
I Guardiani non considerano le altre forme dell’Imperialismo elfico nemiche per principio. Condividono l’idea della supremazia degli Eldar, ma differiscono per metodo e priorità.
L’Imperialismo antico cerca la sottomissione attraverso forza militare e dominio diretto. I Guardiani ne comprendono il fine, ma considerano questo metodo costoso e difficile da mantenere. Chi lo segue viene trattato come un alleato possibile quando gli interessi coincidono, non come un avversario ideologico.
L’Imperialismo del Cielo dei Quenya cerca egemonia attraverso cultura, prestigio e influenza. I Guardiani ne riconoscono l’efficacia e possono collaborare facilmente con chi lo pratica. La differenza è che per loro l’influenza non dovrebbe fermarsi al prestigio: deve produrre rapporti abbastanza profondi da trasformarsi in necessità.
L’Imperialismo Etico dei Primi Nati è la corrente più vicina ai Guardiani sul piano religioso. Condivide il fine di riportare gli Eldar alla Verità del Primo, ma concentra il proprio lavoro soprattutto sulla fede e sulla conoscenza, mentre i Guardiani cercano di estendere quel progetto anche alle strutture e ai rapporti che circondano gli individui.
Le diverse forme di Imperialismo possono quindi collaborare. Per i Guardiani la differenza principale non riguarda il fine, ma il modo in cui si cerca di raggiungerlo.
PERCHÉ SERVE ALLA STIRPE
I Guardiani ritengono che il proprio metodo risponda alla condizione attuale degli Eldar. Le altre stirpi possono contare su numeri maggiori, territori più vasti e generazioni che si susseguono rapidamente; gli elfi, invece, possono costruire sul tempo e sulla continuità.
Per questo l’Ordine preferisce creare posizioni capaci di durare, diventando necessario dove non può imporsi direttamente. Ciò che viene costruito con pazienza può sopravvivere a chi lo ha fondato e continuare a servire la stirpe molto dopo che gli equilibri intorno sono cambiati.
VERSO LE STIRPI ELFICHE
I Quenya e i Sindar di Valinor
Per i Guardiani un Eldar resta un fratello anche quando è nell’errore. Le differenze di culto, città o visione politica possono creare conflitto, ma non cancellano il dovere verso la stirpe.
Quando possibile, un fratello viene quindi ricondotto alla Verità prima di essere definitivamente perduto. Le battaglie religiose tra Eldar possono però rendere il contrasto inevitabile, soprattutto quando le differenze di fede diventano inconciliabili.
I Teleri di Rotiniel
La loro apertura al commercio e ai rapporti con l’esterno li rende particolarmente accessibili alla Via delle Trame. I Guardiani cercano con loro soprattutto scambi, accordi, contatti e presenze stabili. L’obiettivo è inserirsi nella rete di rapporti della città senza richiedere inizialmente nulla che ne provochi il rifiuto.
I Drow
Condividono parte della fede, ma non vengono considerati parte della stessa fratellanza elfica. Il loro ricorso alla distruzione e alla guerra permanente è contrario al metodo dei Guardiani. Conoscenze, rovine, territori e interessi comuni possono giustificare rapporti o collaborazioni, ma non costituiscono un modello da seguire.
I pereldar
Non vengono riconosciuti come fratelli. Per i Guardiani rappresentano un abominio, una mescolanza che offende la stirpe e contraddice il Disegno che intendono preservare.Per questo sono gli ultimi a essere scelti come interlocutori o strumenti. Possono essere utilizzati solo quando non esiste un’alternativa migliore, senza ricevere le tutele riservate agli Eldar né la stessa possibilità di essere ricondotti alla Verità.La loro esistenza non viene considerata qualcosa da accettare o incoraggiare, ma il segno di un confine che la stirpe non dovrebbe mai oltrepassare.
VERSO LE ALTRE RAZZE
Umani, nani, nordici e le altre stirpi di Ardania possono diventare alleati momentanei, interlocutori o strumenti del Disegno, ma non vengono considerati pari agli Eldar.
Quando possono scegliere, i Guardiani preferiscono legarsi alle stirpi dalla vita più breve. Un rapporto utile può così esaurirsi naturalmente con chi lo ha stretto, senza trasformarsi in un vincolo destinato a durare per generazioni.
Allo stesso modo evitano, quando possibile, le razze con cui gli Eldar trascinano faide o inimicizie antiche. Non perché ogni rapporto sia impossibile, ma perché una radice piantata in un terreno già avvelenato richiede più di quanto spesso possa restituire.
Quando un rapporto ha raggiunto il proprio scopo, la radice viene recisa. Se invece un forestiero diventa un ostacolo al Disegno, i Guardiani non hanno verso di lui la stessa cautela che riservano a un fratello elfo.
Barad Dhaerim e l'Ordine dei Primi Nati
I Guardiani sono nati a Barad Dhaerim per concessione di Lirrath II e riconoscono nei Dhaerim l’autorità sulla città. La loro presenza non comporta alcuna ambizione di governo: l’Ordine opera perché Barad Dhaerim sia più forte, più preparata e capace di sostenere il ruolo che le spetta nel futuro del Doriath.
I Primi Nati sono fratelli di fede e parte dei Guardiani proviene dalle loro fila. Tra i due Ordini non esiste contrapposizione, ma una diversa funzione. I Primi Nati operano soprattutto nella conversione e nella preservazione della conoscenza luughita; i Guardiani lavorano invece perché quella fede trovi luoghi, rapporti e condizioni nelle quali possa mettere radici e durare nel tempo.
Quando le rispettive opere si incontrano, i due Ordini si consultano e collaborano. Ciascuno conserva però le proprie competenze, mentre le decisioni che riguardano Barad restano prerogativa dei Dhaerim e della Tari.
Finché Barad Dhaerim resterà il luogo più adatto al Disegno, i Guardiani la considereranno casa e ne difenderanno la stabilità. L’esplorazione del sottosuolo serve però anche a individuare luoghi alternativi, abbastanza sicuri e adatti da poter sostenere l’Ordine se un giorno fosse necessario.
«Domandarono al Guardiano se fosse vero che l'Ordine fosse in disaccordo con i Primi Nati. Rispose che il fabbro e il carpentiere non litigano perché costruiscono la stessa casa con arnesi diversi. Poi aggiunse che, a dire il vero, litigano spesso.»
— detto raccolto a Barad Dhaerim
Pagina di un iniziato
Ho contato i giorni per abitudine, poi ho smesso.
Il primo mese credevo di essere sotto esame. Camminavo dietro a chi scendeva, tenevo la lanterna a chi disegnava, restavo in piedi durante i riti perché nessuno mi diceva di sedermi. Aspettavo che qualcuno mi spiegasse come si fa a diventare uno di loro. Non me l'ha detto nessuno, e ho capito tardi che non era un segreto: semplicemente non c'è una prova da superare.
Al terzo mese ho cominciato a capire l'ordine delle cose. Che la Voce che decide non è quella che comanda di più, ma quella che di quella cosa sa di più. Che nel Novilunio parlano in pochi e gli altri ascoltano finché non vengono chiamati. Che nessuno mi avrebbe chiesto di scegliere finché non avessi saputo cosa stavo scegliendo.
Al quinto ho smesso di accorgermi di fare quel gesto. È successo a Rotiniel, su un banco, davanti a un mercante telero che non ha battuto ciglio. Sono rimasto fermo un istante di troppo, e mi sono chiesto quando avessi cominciato.
Ieri il sacerdote mi ha detto che le Voci hanno parlato di me. Non ha aggiunto altro e non gliel'ho chiesto.
Stanotte ho riletto queste pagine dall'inizio e mi sono accorto di una cosa. All'inizio scrivevo “loro”. Da un pezzo scrivo “noi”, e non ricordo il giorno in cui è cambiato.
Domani scendo. Non è la prima volta. Ma sarà la prima volta che oltrepasserò quella soglia da Guardiano.
Giocare con noi
Razze ammesse: Quenya, Teleri, Sindar
Religioni compatibili: Luugh, Kelthra
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