Kelthra è la Figlia del Primo, custode di ciò che cresce, muta e sopravvive nel Profondo.
I Guardiani leggono nel culto della Regina veleno, malattia e dolore come prove: mostrano cosa resiste, cosa cede e dove si trova il limite tra le due cose.
Per i Guardiani conoscere quel limite significa sapere dove intervenire.
Il culto di Kelthra unisce fede, natura e conoscenza: ciò che guarisce può ferire, ciò che protegge può diventare una minaccia e il pericolo stesso può rendere qualcuno dipendente da chi possiede il rimedio.
Se Luugh indica ciò che deve tornare, Kelthra insegna ai Guardiani come preparare ciò che dovrà sopravvivere al suo ritorno.
UNA CHIESA DA RIFONDARE
Il culto di Kelthra è sopravvissuto in forma frammentaria: pochi sacerdoti, riti dispersi, luoghi sacri dimenticati e conoscenze prive di una struttura comune.
La Via della Regina considera la sua rifondazione uno dei principali compiti dell’Ordine.
Non significa soltanto costruire templi. Significa restituire alla Figlia riti, ricorrenze, luoghi consacrati e una presenza riconoscibile nel Doriath.
Anche una presenza minima può bastare perché il culto inizi a radicarsi. Per i Guardiani conta soprattutto che ciò che viene ottenuto resti, anche quando viene meno la ragione che lo aveva reso possibile.
LA TERRA DELLA REGINA
Nidi, grotte, sorgenti, piante, funghi e territori abitati dalle creature sacre appartengono alla dimensione religiosa di Kelthra.
La Via della Regina li individua, li studia e li protegge. Quando un luogo viene riconosciuto come consacrato, la sua difesa diventa compito dell’Ordine.
Le creature della Regina e i loro nidi ne costituiscono la parte viva. I Guardiani cercano quelli dimenticati, custodiscono quelli ancora integri e tentano di ricostruire il rapporto che gli Eldar hanno perduto con essi.
Ciò che è stato corrotto dalla non-morte non viene invece considerato una nuova forma della progenie, ma una sua profanazione.
La natura, tuttavia, non viene soltanto custodita ma viene conosciuta abbastanza a fondo da poter essere utilizzata.
Bestie, veleni, antidoti, malattie, piante e sostanze del Profondo possono proteggere un luogo, mettere in difficoltà un avversario, risolvere un problema o creare una necessità che soltanto chi possiede quella conoscenza è in grado di soddisfare.
Il veleno e l’antidoto appartengono alla stessa disciplina.
I RITI DELLA REGINA
Il culto di Kelthra non richiede lunghe preghiere. I suoi riti ricordano la prova, la resistenza e il legame con la progenie attraverso gesti che possono essere ripetuti nella vita quotidiana.
Il gesto quotidiano
Prima di decidere, di attendere o di rispondere a una provocazione, il devoto chiude il pugno fino a sentire le unghie nel palmo. Non è un gesto di collera: è il modo più breve di ricordare che ciò che duole insegna. Al di fuori dell’Ordine, difficilmente qualcuno lo riconosce per ciò che è.
serra il pugno fino a sentire le unghie nel palmo
“Il dolore fortifica”
La veglia al nido
Nelle notti in cui la progenie depone, un Guardiano resta presso il nido fino all’alba. Non prega, non canta e non cerca di avvicinare le creature. Rimane.
È uno dei pochi riti dell’Ordine che richiede tempo e proprio per questo viene considerato una prova: il devoto non deve ottenere nulla dalla progenie, ma dimostrare di saper vegliare su di essa senza pretendere di dominarla.
La benedizione delle armi
Prima di uno scontro combattuto nel nome della Regina, i Guardiani dispongono le proprie armi davanti al sacerdote.
Questi passa su ciascuna lama poche gocce della stessa preparazione velenosa.
Il veleno ha valore rituale: segna le armi riconosciute dalla Regina e coloro che hanno accettato di impugnarle nel suo nome.
passa il veleno sulla lama e la restituisce a chi la porta
La Regina riconosca questa mano.
IL VELENO E L’ANTIDOTO
Per i Guardiani possedere una soluzione significa possedere una leva.
Chi sa fermare una malattia, trattare una creatura o neutralizzare un veleno possiede qualcosa che può essere scambiato con concessioni destinate a durare molto più dell’emergenza che le ha rese necessarie.
Il pagamento non deve essere ricchezza.
Può essere l’accesso a un luogo, il riconoscimento di un santuario, il diritto di celebrare un rito o semplicemente l’accettazione della presenza dell’Ordine.
L’emergenza passa. La concessione deve restare.
La Via della Regina non considera quindi proprio compito impedire ogni male. Ciò che può essere compreso, controllato e trasformato in uno strumento può servire al disegno dei Guardiani.
IL VELENO DELLA MENTE
I Guardiani chiamano veleno della mente il modo in cui cercano di indebolire convinzioni, fedeltà e certezze senza affrontarle direttamente.
Si osserva, si ascolta e si aspetta il momento giusto. Non serve convincere subito qualcuno: spesso è sufficiente lasciargli un dubbio, mostrargli una contraddizione o portarlo a mettere in discussione ciò che prima considerava certo.
Il nome richiama le discipline della Regina, ma il veleno della mente è una pratica dell’Ordine. Viene insegnato come uno strumento da usare con misura, soprattutto nelle trattative, nelle infiltrazioni e nei rapporti con chi può essere influenzato.
Per i Guardiani il dubbio non è il fine. Serve ad aprire uno spazio dove prima non ce n’era, perché la Verità del Primo possa trovare terreno in cui attecchire.