Pagina di un iniziato

Ho contato i giorni per abitudine, poi ho smesso.

Il primo mese credevo di essere sotto esame. Camminavo dietro a chi scendeva, tenevo la lanterna a chi disegnava, restavo in piedi durante i riti perché nessuno mi diceva di sedermi. Aspettavo che qualcuno mi spiegasse come si fa a diventare uno di loro. Non me l'ha detto nessuno, e ho capito tardi che non era un segreto: semplicemente non c'è una prova da superare.

Al terzo mese ho cominciato a capire l'ordine delle cose. Che la Voce che decide non è quella che comanda di più, ma quella che di quella cosa sa di più. Che nel Novilunio parlano in pochi e gli altri ascoltano finché non vengono chiamati. Che nessuno mi avrebbe chiesto di scegliere finché non avessi saputo cosa stavo scegliendo.

Al quinto ho smesso di accorgermi di fare quel gesto. È successo a Rotiniel, su un banco, davanti a un mercante telero che non ha battuto ciglio. Sono rimasto fermo un istante di troppo, e mi sono chiesto quando avessi cominciato.

Ieri il sacerdote mi ha detto che le Voci hanno parlato di me. Non ha aggiunto altro e non gliel'ho chiesto.

Stanotte ho riletto queste pagine dall'inizio e mi sono accorto di una cosa. All'inizio scrivevo “loro”. Da un pezzo scrivo “noi”, e non ricordo il giorno in cui è cambiato.

Domani scendo. Non è la prima volta. Ma sarà la prima volta che oltrepasserò quella soglia da Guardiano.