Le Leggi dell'isola

"Su Tortuga non v’è legge, se non quella che il Governatore fa valere. E chi non la teme, farà bene a rispettarla comunque."

Le “leggi” di Tortuga non sono incise su pietra né lette ad alta voce. Si imparano con il tempo, ascoltando le storie nei bordelli, nei porti e tra le caverne. Chi le viola scopre presto che su Tortuga il perdono è un lusso, e la legge è solo un’altra parola per “potere”.

Il Governatore è la legge

Tortuga non ha un consiglio, né un codice scritto. L’unica voce che conta è quella del Governatore, che giudica, punisce e decide in base alla propria volontà. Il Governatore può delegare autorità, ma non deve rendere conto a nessuno, se non alle armi di chi osa sfidarlo. Il suo potere è assoluto, fintanto che riesce a mantenerlo.Il Governatore vigila sull’equilibrio dell’isola, cura i propri interessi e affari e non tollera guai che ne mettano a rischio la stabilità.

Ogni ciurma e gruppo ha diritto all’autonomia

Le ciurme, gli ordini e i gruppi presenti sull’isola (come i Corsari Scarlatti, la Legione Vareghi, l’Ordine della Vendetta) sono liberi di stabilire le proprie regole interne, purché non entrino in conflitto aperto con l’autorità del Governatore né minaccino l’equilibrio dell’isola.

Il porto è sacro

Tortuga è rifugio prima che patria. Qualunque nave approdi al porto sotto bandiera di tregua gode di immunità, salvo ordini contrari del Governatore. Risse e regolamenti di conti si tollerano, ma gli attacchi alle navi in rada o ai magazzini del porto sono puniti con la morte, o peggio.

I tributi devono essere versati

Ogni ciurma che commercia, razzia o traffica con successo è tenuta a versare un tributo al Governatore: una parte del bottino, delle merci o del guadagno. Il mancato versamento non è tollerato. Chi prova a fare il furbo, spesso scompare senza lasciare scia.

La parola data sotto giuramento è vincolante

Su Tortuga, le parole valgono poco, ma un giuramento fatto davanti al Governatore, ai suoi uomini o a testimoni riconosciuti, è vincolante. Chi lo rompe viene marchiato come traditore, e in genere non vive abbastanza da farlo una seconda volta.

La legge della spada vige dove la legge del Governatore tace

In assenza di ordini diretti, la forza fa giurisprudenza. Chi non riesce a difendere il proprio bottino, la propria nave o la propria pelle non ha diritto a lamentele. Questo principio regola buona parte dei rapporti sull’isola.

Nessuno è al sicuro, ma certi crimini non si perdonano

Assassinio premeditato di un alleato del Governatore, spionaggio a favore dei regni nemici, avvelenamento di pozzi o cisterne, o attentati all’autorità del porto sono reati che superano la soglia del tollerabile. In quei casi, la giustizia è rapida e brutale.

Le dispute si risolvono con oro, sangue o parole

Le liti tra ciurme, capitani o gruppi vengono risolte con un pagamento, un duello regolamentare o una mediazione presso il Governatore. Sull’isola è permesso il duello solo se convenuto dalle parti; chiunque attentasse alla vita di un abitante di Tortuga al di fuori di un duello così concordato sarà severamente punito dal Governatore.

La fedeltà vale più dell’onore

A Tortuga, l’onore è una merce rara, ma la lealtà verso l’isola e verso chi la guida viene ricompensata. Tradire Tortuga o vendere i suoi segreti ai Regni esterni è considerato il crimine supremo. I traditori vengono inseguiti ovunque vadano, e non trovano rifugio nemmeno tra i morti.