La giungla è il vero territorio dei Qwaylar: un mare di alberi altissimi, liane e sottobosco talmente fitto da nascondere sentieri, trappole e villaggi agli occhi degli stranieri. Il clima è caldo e umido, le piogge frequenti gonfiano fiumi e torrenti, creando paludi, acquitrini e corsi d’acqua tortuosi che solo i figli di Mawu sanno leggere come una mappa.
La fauna è ricca e pericolosa: grandi felini, coccodrilli, insetti velenosi, serpenti, draghi e una miriade di creature più o meno ostili che rendono ogni spostamento un rischio per chi non conosce i segni degli Spiriti. Per i Qwaylar, però, la giungla non è solo un luogo ostile ma una casa viva: alberi, rocce, fiumi e radure sono dimora di Spiriti e antenati, e ogni radura nascosta, rovina invasa dalle radici o antica pietra consumata è un possibile luogo sacro o un confine tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti.
Waka Nui sorge in una grande radura al centro della giungla profonda, circondata da un anello quasi continuo di alberi immensi che chiudono l’orizzonte in ogni direzione. Alle sue spalle si alza una montagna imponente, considerata sacra, che protegge il villaggio come una parete naturale e ne segna il confine verso il cielo. Nelle vicinanze sgorga una sorgente d’acqua dolce che alimenta ruscelli e pozze, rendendo il terreno umido e fertile ma, in alcuni punti, fangoso e difficile da attraversare. Attorno al villaggio si estende una giungla ostile: vegetazione fittissima, passaggi nascosti, animali selvaggi e, in profondità, antiche grotte e corridoi un tempo usati per raggiungere le terre selvagge di Watan, oggi in gran parte crollati.
Timata Ora si trova sull’isola di Tortuga, in una zona dove la foresta costiera incontra paludi e bassi rilievi rocciosi affacciati sul mare. Il villaggio è costruito su un costone che, visto da lontano, ricorda la pinna di una grande testuggine, con capanne e palafitte distribuite su più livelli attorno a un grande fuoco centrale. Tutto intorno si alternano mangrovie, acquitrini e lingue di sabbia che formano insenature riparate, usate come ricovero per le imbarcazioni. Il porto principale e le strutture dei pirati non sono lontani, ma la vegetazione e il dislivello roccioso creano una separazione naturale tra il “villaggio di Mawu” e il brulicare caotico delle banchine e delle taverne.