Al vertice della società tremecciana troviamo Waqih Udeen detto "Il Risoluto", attualmente Sultano ed Ezzedin di Tremec.
In quanto Sultano, è l'Araldo di Akkron, colui che incarna la Volontà dell'Unico Dio: Signore assoluto del Deserto delle Terre Selvagge e dell'oasi di Tremec, possiede ogni cosa e ha potere di vita e di morte su ogni persona e animale fino a dove c'è sabbia.
Dalla nascita dell'oasi si sono succeduti a centinaia sul trono del Sultanato, come naturali discendenti di Tremec alla guida della Stirpe Nera: come tali, vengono profondamente rispettati dal Popolo, che presta loro giuramento di Fedeltà nel momento in cui indossano il tradizionale turbante dorato per la prima volta.
Ogni Sultano è solito scegliere i suoi stessi consiglieri (i Visir) e un Amir che guiderà i suoi Feddhayn; può aggiungere o modificare i precetti della Santa Sunnah attraverso i Taslim e presiedere le riunioni dei Capitenda e della Cerchia dei Visir.
La sua parola è sempre l'ultima e vale indiscutibilmente su ogni decisione all'interno delle Sublimi Porte.
In quanto Infallibile Ezzedin, il Risoluto occupa anche il gradino più alto del Tempio: è infatti colui che porta la Verità di Akkron (da Ezza = Parola e Din = Verità), presiede il Consiglio Tohan e si occupa di officiare tutte le cerimonie più importanti; assieme al Sultano, foriero della Volontà dell'Unico Dio, è erede complementare del Profeta Tremec.
Questo legame indissolubile tra i due ruoli trova espressione nella nomina stessa delle due cariche: il Sultano, pur nominando lui stesso l'Ezzedin su indicazione divina deve comunque ottenere la sua benedizione, per poter guidare la Stirpe Nera secondo la volontà di Akkron.
Non è difficile intuire come mai il Risoluto, dopo la scomparsa dell'ultimo Ezzedin, abbia scelto di "mantenere" il ruolo in attesa di un futuro degno discendente del Profeta.
Ogni Sultano, nel momento in cui diventa tale, con la benedizione dell'Ezzedin in carica, sceglie un appellativo che lo rappresenti (il Giovane, il Forte, il Saggio) e con il quale verrà citato formalmente e ricordato negli Annali.
E' possibile vederlo mentre percorre l'Oasi a cavallo del magnifico Sauro del Deserto, sempre scortato dai suoi fedeli Feddhayn.
I territori della Stirpe Nera, oltre alla grande Oasi di Tremec e più a Sud il suo Porto, si estendono da un capo all'altro del grande deserto, fin dove c'è sabbia.
Sarebbe difficile amministrare tale vastità da soli, per questo motivo, il Sultano sceglie tra i suoi sudditi chi si distingue per abilità, intelligenza, astuzia e fedeltà per fregiarli del titolo di Visir, in antico tremecciano "Colui che decide".
I Visir sono i ministri e i giudici dell'Oasi: si occupano degli aspetti culturali, artistici e commerciali, come la gestione della Biblioteca, del Bazaar o l'organizzazione di aste di schiavi, così come di questioni legali, come l'emissione di Taslim Sultanali (variazioni della Sunnah) o l'amministrazione della giustizia dell'Oasi, con l'ausilio del Corpo Feddhayn.
Essi infatti hanno il compito di pronunciare un Ismat verso chi infrange i precetti della Santa Sunnah, di decidere se graziare l'accusato che richiede il Murshid o accettare che si combatta un Mujad.
Inoltre è uso che i Visir emettano degli Aimaiman, ovvero raccolte di suggerimenti riguardanti un argomento comune, come la Parsimonia, la condotta da tenere in pubblico, gli accorgimenti nella gestione degli schiavi ed altri aspetti della vita sociale dell'Oasi. Questi tremecciani, uomini fidati del Sultano, si riuniscono in quella che viene definita Cerchia dei Visir, al cui vertice si trova il Gran Visir, che ha il difficile compito di regolare, coordinare e controllare le mansioni dei vari membri della cerchia.
Essere nominato Visir è un grande onore, sia per il tremecciano che per la tenda a cui appartiene, e all'Oasi essi sono presi in grande considerazione, essendo i primi consiglieri del Sultano.
Le origini dei Feddhayn risalgono agli albori delle Porte Sublimi. A quel tempo l'Oasi prosperava di vita e di allegria, genti dalle terre di occidente giungevano nel deserto per vedere il lago benedetto da Akkron, il tempo delle pene sembrava essere finalmente giunto a una conclusione. Tremec stesso, primo figlio di Akkron, governava sull'Oasi con saggezza.
Un Antico proverbio dei beduini diceva: “Non fidarti del cane bastonato, potrebbe rivelarsi il più rabbioso degli Sciacalli”. E fu così che l'invidia e l'odio portarono colui che un tempo era fratello a cercare vendetta e con lui gli Assid, i predoni senza dio guidati da Gurion il blasfemo. Si spinsero sino all'ingresso dell'oasi alla ricerca di Tremec. Gli Sciacalli sono astuti, Gurion sapeva che una volta eliminato Tremec tutto il deserto sarebbe caduto nello sconforto e la vendetta sarebbe stata più rapida e più appagante.
Gli Assid passarono le Porte Sublimi e si diressero furiosi verso la tenda di Tremec, falcidiando senza pietà i fratelli con cui un tempo dividevano l'acqua.
Fu a quel punto che due giovani beduini, Yasir Muiz e Umar Waahid si frapposero tra i Predoni e Tremec, incuranti del pericolo si scagliarono contro gli invasori impugnando le tradizionali lame ricurve del deserto.
La furia esplose nei loro cuori, si battevano come due esseri divini con una violenza che travolgeva ogni nemico facendolo crollare a terra esanime. Le loro armi erano il prolungamento del loro braccio, la loro tecnica combattiva una danza letale. Fu così che i due giovani, seppur feriti mortalmente, continuando a combattere misero in fuga gli Assid.
L'estrema devozione che caratterizzava questi beduini li fece conoscere col nome di Feddhayn, “i devoti”, e la loro capacita di sacrificio, spinta fino al suicidio, li fece considerare come i più temibili guerrieri delle terre orientali.
Nascono cosi gli Immortali.
Sotto il sultanato di Rashed il Saggio i Feddhayn divengono un vero e proprio esercito e come recita la Santa Sunnah: “Siano i Feddhayn l’esercito di Tremec a disposizione del Sultano, proteggendo le mura, le donne e i cittadini dell'Oasi”.
Il corpo dei Feddhayn si basa su 3 precetti :
- Il Corpo degli Immortali Feddhayn ha il dovere di proteggere il Sultano anche a costo della propria vita.
- Il corpo degli Immortali Feddhayn è protettore ed esecutore della Santa Sunnah.
- Il corpo degli Immortali Feddhayn è protettore dell'Oasi e dei suoi abitanti.
La gerarchia sociale all'interno degli Immortali è classicamente militare, a capo del corpo si trova l'Amir-El Feddhayn, letteralmente Principe dei Devoti. L'Amir viene eletto direttamente dal Sultano ed ha il compito di guidare i Feddhayn in tempi di guerra e di pace.
I nuovi allievi vengono scelti dall'Amir in base a prove di iniziazione e dimostrazioni di combattimento, l'aspirante Feddhayn dovrà infatti dimostrare di saper maneggiare alla perfezione le grandi Scimitarre Tremecciane, cimentarsi nella tradizionale lotta a mani nude, lo Jan, dimostrare di saper combattere a cavallo e dimostrare di saper combattere in falange. E’ uso comune che vengano indetti grandi tornei nei quali i Feddhayn più esperti selezionano e valutano le reclute.
I sacerdoti del Tempio di Akkron si occupano dell'aspetto più ritualistico del culto, officiando le cerimonie entro le Porte Sublimi.
E' anche loro usanza emettere i Verdetti (Ismat), ovvero condanne di tipo anche penale laddove esercitano il loro potere religioso.
I membri della casta sacerdotale costituiscono idealmente i Pilastri che reggono il Tempio: essi si occupano, ognuno secondo le sue capacità, di tutte le necessità basilari per la gestione del Tempio, si occupano dell'educazione dei giovani, si prendono cura dei coccodrilli sacri e delle esigenze spirituali e talvolta materiali della popolazione. Inoltre sono costantemente impegnati nell'insegnamento della Via dei Pilastri, della Fede nell'Unico e nelle conversioni degli infedeli.
I giovani che intendono dedicare la propria vita al servizio dell'Unico vengono istruiti presso il Tempio stesso dai Sacerdoti di Akkron: dopo aver acquisito nozioni basilari per un sacerdote, come il saper leggere e scrivere, interpretare correttamente le Scritture ed altri insegnamenti in varie scienze a seconda delle proprie inclinazioni, terminano il periodo di noviziato venendo nominati Sacerdoti da un membro del Consiglio Tohan.
I Dervisci furono un antico ordine di monaci combattenti devoti al culto di Akkron, ormai scomparsi in un tempo lontano.
Grazie però all'ultimo Derviscio di quell'antico ordine, Kaled Mu'addh, i Dervisci torneranno forse ad essere un grande istituzione. Questo grande Maestro dalle doti leggendarie, dopo mesi di meditazione e isolamento nell'irraggiungibile tempio di Tremec, prese l'importante decisione di tornare ad addestrare allievi tremecciani.
Il 26 Lithe dell'anno 268, durante la tradizionale festa del Coccodrillo Sacro, fece infatti la sua prima apparizione in pubblico dopo molti anni e annunciò tale decisione.
Tuttavia la selezione è e rimane rigida come un tempo. I giovani che vengono a chiedere di poter essere addestrati devono essere combattenti dotati non solo di forza, ma soprattutto di grande spiritualità. Questo significa essere ciecamente fedeli in Akkron, essere in grado di controllare la propria furia ed esaltazione religiosa e saperla trasformare in un impeto di estasi mistica totalmente fuori dal comune. Anche se la forza donata da questa furia può essere paragonata a quella dei barbari del nord, essa differisce profondamente nella sua origine. Non da rabbbia incontrollata, ma bensì dalla propria spiritualità e dalla fede in Akkron.
Ma anche una volta accettato dal maestro, la vita dell'apprendista Derviscio è tutt'altro che facile. Gli aspettano anni di addestramento durissimo che probabilmente non arriverà mai alla sua conclusione. I Dervisci infatti fin dall'inizio dedicano il loro apprendimento all'antica Arte del Kali. Un'antica arte marziale creata dai nomadi del deserto di Tremec, tecnica di combattimento basata sul corpo a corpo e vari tipi di armi leggere come tirapugni, artigli e più raramente il Kryss. Benchè all'allievo sia permesso lo studio di altre forme di combattimento per allenarsi non gli è assolutamente consentito praticarle nel vero combattimento, pena l'espulsione dall'ordine.
I Dervisci inoltre costituiscono il braccio armato del culto di Akkron e ad esso sono strettamente legati anche nella sua struttura. Abitano e difendono il tempio dove vengono guidati dai sacerdoti nella meditazione e nello sviluppo delle loro doti mistiche.
Tratto caratteristico del sapere dei Dervisci è quello di essere trasmesso oralmente attraverso parabole o racconti, a volte crudi e realistici, altre mistici e favolosi. Ciò che accomuna questi racconti è sempre l'intento di diffondere un insegnamento fondamentale, spesso rintracciabile attraverso diverse chiavi di lettura e interpretazione.
E' quindi usuale che Dervisci e Sacerdoti, ma anche giovani e anziani di ogni classe sociale, magari davanti ad un fuoco o ad una buona pipa piena di Khaab, si raccontino a vicenda tali storie per discuterne e analizzarne, sotto svariati punti di vista, il messaggio di saggezza che celano.
Le sacerdotesse, indossano abiti e gemme preziose, hanno voci melodiose, sanno danzare e nuotare. Presso il popolo tremecciano, esse godono di profonda stima e rispetto, quasi fossero loro stesse delle divinità. Educate e vissute dai 10 ai 16 anni nel Giardino di Lostris, pregano la dea al tramonto e all’alba, celebrano la festa della fertilità e quella della rinascita, che si tiene nel giorno in cui il livello delle acque, alla fine di un periodo di siccità, finalmente aumenta. Altre feste importantissime sono quelle nuziali e quelle per i nuovi nati. Infatti, secondo i dogmi di questo ordine, l’unico vero scopo di ogni essere vivente è la procreazione. Akkron detta gli eventi del mondo, nel bene e nel male, se si seguono i suoi insegnamenti la morte non deve essere temuta, ma comunque la vita deve essere incoraggiata e difesa dove e quando è possibile.
Le notizie riguardanti quei singolari individui chiamati Ashashin sono piuttosto limitate.
Da quel che si è scoperto dai vecchi tomi della Biblioteca , ogni Sultano a partire da Tremec stesso, poteva contare su una compagnia che si occupava, nella più totale segretezza, degli affari cosiddetti “sporchi”.
Si è riusciti a risalire agli Ashashin quando, durante il periodo Kurosh il Grande, furono uccisi tutti i membri di questa
organizzazione. Pare che il Sultano temesse a tal punto questa squadra e soprattutto il suo Portavoce, che commissionò loro una finta missione per riuscire ad eliminarli tutti in un colpo solo e
non far trapelare alcuna notizia. Grazie ad una pergamena in cui l’Amir dei Feddhayn aveva compilato il suo rapporto, la parola Ashashin venne di nuovo pronunciata dopo centinaia d’anni.
Correva l’anno 270 quando fu ritrovato il diario personale del Portavoce in persona, da un giovane tremecciano. Dopo averlo fatto analizzare dagli scribi personali del Palazzo sultanale, arrivò a
capire che non si trattava di un falso. Dentro quel diario c’era ogni singolo frammento di storia di questa organizzazione.
Ogni spostamento, ogni omicidio che portava a termine era puntualmente trascritto in quel libro. Dopo che ne venne a conoscenza il sultano Abdul l’Eroico, decise che era tempo di rifondare questo ordine, troppi problemi lo stavano assillando..
Chiamò a se Kinim, capofamiglia Kyodrum, una tra le più famose per la scaltreza dei suoi membri. Era l'uomo giusto, poche domande, furtivo,scaltro e letale.
Da un po' il Sultano lo teneva d’occhio e quando fu certo della completezza delle sue abilità capì d'aver trovato il degno erede del Portavoce di Kurosh.
Non si sa come ne per mano di chi ma fu fatto in modo che il giovane Kyodrum trovasse per caso una copia del diario. La prima pagina recitava così:
“Che gli Ashashin siano da maledire e da fuggire. Loro vendono se stessi, sono assetati di sangue umano, per soldi uccidono gli innocenti e non si curano né della vita né della salvezza.
Come Seth'Sariss si travestono da Portatori di luce e imitano i gesti, gli abiti, il linguaggio, i costumi e gli atti delle varie città e dei popoli ; così, travestiti da agnelli, quando sono scoperti trovano la morte.”
Scorrendo la pagina si soffermò su un’immagine, il Portavoce
“Siano i Fawet il paradigma della dedizione più assoluta ad Akkron ed al Sultano. Fanatismo e senso del meraviglioso si uniscano in un'unica persona. Siano Fedeli e Sottomessi al Portavoce ed al Sultano.
Il Portavoce ha potere di vita o di morte su di essi, in cambio prometterà loro un posto nella tenda dell’Unico.
I Fawet obbediranno senza il minimo dubbio o senza esitazione né cercheranno di contraddirlo, anche se chiedesse loro di buttarsi in pasto al Drago rosso del Vulcano.
Il Portavoce ha il dovere di proteggere i suoi uomini, a costo della sua vita, per questo verrà rispettato e stimato.
Immediatamente chiunque abbia ricevuto l’incarico inizia a sua missione senza pensare alle conseguenze che potrebbero ricadere su di lui o senza preparasi una via di fuga.
Infatti i veri devoti all’ordine se catturati, avrebbero sopportato qualsiasi pena per non rivelare il nome della squadra o dei suoi mandanti, convinti dell’eroicità del loro gesto.”
Uno strano titolo a fondo pagina attira la sua attenzione:
Tradizioni:
“Copriranno il loro volto solo quando avrà inizio la missione e non lo toglieranno fin quando essa non verrà portata a termine.
Essendo gli Ashashin il braccio sinistro dell’Unico, non mancheranno di recitare una preghiera dopo aver eliminato la propria vittima,
affinché Akkron purifichi il suo spirito. Dopo aver pugnalato a morte la vittima lasceranno accanto al corpo il coltello che gli ha tolto la vita. La tradizione vuole che si usino soltanto pugnali d’oro.
Quella dei mercanti non è una semplice casta. E' il cuore pulsante che infonde energia all'intera società tremecciana, dentro e fuori le Porte Sublimi.
Ogni giorno centinaia di carovane giungono all'Oasi portando prodotti provenienti dalle più disparate e remote regioni di Ardania, pronti ad essere smistati tra le innumerevoli botteghe e bancarelle del Bazaar.
Frutta prelibata, tessuti pregiatissimi dai colori sgargianti, animali esotici, armi di ogni tipo e non solo: il commercio tremecciano è il bacino nel quale confluiscono quasi tutte le attività lavorative entro i confini del Sahra'kbar, coinvolgendo non solo i cittadini dell'Oasi ma anche alcune tribù Assid non ostili.
Essere un mercante significa riuscire a destreggiarsi tra le sottili ma perpetue correnti che governano l'economia tremecciana, mantenendo sempre un'orecchio pronto ad ascoltare nuove occasioni all'orizzonte e l'occhio vigile sulla propria mercanzia. Essere un buon mercante, dentro Tremec, significa fare affari convincendo il prossimo di aver fatto un affare, guadagnare nella giusta misura senza danneggiare irrimediabilmente ed irrispettosamente chi si ha di fronte ed avere sempre consapevolezza delle proprie fortune e di quelle altrui, come recita l'Aimaiman sulla parsimonia:
"Contrattate su ogni merce ed accumulate ricchezze, chi per la propria tenda chi per il Tempio, allo stesso tempo siate generosi con i poveri e fate l’elemosina anche all’ultimo dei pagani se questi ve lo chiede giustamente, ma non offrite il vostro denaro a nessuno, fosse anche il vostro Sultano; il Sultano non chiede mai denaro ricordatevelo!"
I sahim sono individui molto particolari, visti all'interno dell'Oasi talvolta con ammirazione, talvolta con diffidenza.
Posseggono infatti un'abilità molto preziosa ma allo stesso tempo assai insidiosa: la capacità di percepire e manipolare il Maat, conosciuto tra i bianchi con il termine "Flux".
Questa abilità, come tutti i doni che Akkron concede ai propri figli, si manifesta nei modi più disparati secondo un disegno spesso incomprensibile agli uomini comuni: può essere innata o acquisita nel tempo, può rimanere sopita e latente in individui inconsapevoli o manifestarsi irruenta ed imprevedibile in una persona sprovvista dei giusti insegnamenti per controllarla.
Esistono all'interno del Sahra'kbar e dell'Oasi stessa diverse scuole di pensiero e filosofie sull'utilizzo del Maat e sulle leggi che ne regolano l'utilizzo, figlie di una tradizione orale che nel corso dei millenni si è diramata arricchendosi e frammentandosi sempre più: non sarà quindi inusuale trovare sahim, anche all'interno della stessa Tenda, forieri di idee e supposizioni differenti sulle tecniche di manipolazione del Maat ed un chiaro esempio può esser trovato nella biblioteca cittadina, dove i trattati dei sahim sul Maat arrivano ad essere talvolta addirittura discordanti.
Tutte le teorie sul maat dei sahim tremecciani hanno però un comune punto di partenza: il Maat, ossia il soffio con cui Akkron ha infuso il proprio respiro nel nulla primordiale plasmando il creato, è presente in ogni cosa, come una corrente invisibile e intangibile per chi non è in grado di coglierne il perpetuo fluire.